Borotalco, recensione: un cult sulle “fregnacce”

Carlo Verdone sbarca su Netflix con Borotalco, il cult del 1982 vincitore di 5 David di Donatello e reso ancora più iconico dalla colonna sonora di Lucio Dalla. Con Eleonora Giorgi, Christian De Sica e Angelo Infanti, il regista romano realizza una vera e propria commedia degli equivoci. Leggi la nostra recensione!
Borotalco, recensione: un cult sulle "fregnacce"

Come si comincia a parlare di Borotalco? Così:

È Lucio Dalla che apre i titoli di testa con il brano L’ultima luna, mentre lo schermo è ancora nero e non abbiamo idea dei personaggi che andremo a conoscere nel film. Il primo personaggio è lui, ed effettivamente resterà un perno di tutta la storia oltre che la voce di quasi l’intera colonna sonora.

Borotalco è il terzo film di Carlo Verdone, esce nel 1982 dopo Un sacco bello (1980) e Bianco, rosso e Verdone (1981). Il titolo viene proposto dal regista ad Eleonora Giorgi, co-protagonista del film, durante una telefonata perché il film è qualcosa di “leggero, come una nuvola“, appunto come Borotalco. La leggerezza, però, diceva un uomo di cui fidarsi, non è affatto superficialità e questa recensione proverà a dimostrarvelo.

La trama di Borotalco

Un trailer del film

Per chi non ha ancora visto questo cult proviamo a riassumere la trama in poche righe: Sergio Benvenuti è un venditore porta a porta di enciclopedie incapace di portare a termine le sue campagne di vendita. Nadia Vandelli invece è la prima venditrice della loro azienda. Lui chiede un consiglio a lei, la quale gli propone di andare insieme ad un appuntamento. Durante il tragitto verso la casa del cliente lei si imbatte nella dimora temporanea di Lucio Dalla, a Roma per un concerto: perde tempo e Sergio entra da solo a casa del cliente, che si presenta come Manuel Fantoni. L’uomo inizia a raccontare la propria vita fatta di eccessi e celebrità, per poi confessare a Sergio “so’ tutte fregnacce!

Da quel momento in avanti, il film non sarà altro che una grandissima serie di “fregnacce“. Fantoni viene arrestato dalla polizia e lascia le chiavi di casa a Sergio. All’arrivo di Nadia l’inetto venditore si è trasformato nel sensazionale Manuel Fantoni e, con le storie che ha sentito poco prima, prova a fare colpo sulla donna. Cosa succederà potete immaginarlo: Sergio dovrà fare i conti con la doppia vita che ha allestito e con l’interesse reciproco che si è creato con Nadia. Soprattutto perché a casa ha una fidanzata, Rossella, e il padre di lei alle calcagna che lo minaccia finché non la sposa.

Lucio Dalla-Verdone: un filo ombelicale

La scena di Borotalco in cui Nadia entra nella roulotte di Dalla
La scena di Borotalco in cui Nadia entra nella roulotte di Dalla

L’ossessione più grande di Nadia è Lucio Dalla: canta le sue canzoni con la chitarra nella cameretta e sogna di potergliene recapitare una che ha scritto per lui. Proprio la presenza così massiccia del cantautore nella trama della storia ha portato Carlo Verdone (qui un’intervista in occasione dei 35 anni del film) a coinvolgere davvero Lucio Dalla nel film. Non c’è alcun cameo, soltanto una piccola scena con un suo video registrato da un concerto, ma c’è la sua musica (che è ciò che conta). Lucio Dalla ha già 10 dischi all’attivo nell’81. Però il cantante bolognese accetta, e il film diventa imprescindibilmente legato alla sua colonna sonora, che è parte dell’iconicità che oggi tutti riconosciamo a Borotalco.

Verdone racconta di un malumore di Lucio Dalla per il suo nome troppo grande nelle locandine di presentazione, poi riporta la reazione del cantante al film. Le tracce del cantautore presenti in Borotalco sono: L’ultima luna, Cara, Meri Luis e Futura. A completare la colonna sonora ci sono brani cantati dagli Stadio e scritti dallo stesso Dalla insieme a Fabio Liberatori.

La mattina alle 8.30 squillò il telefono. Era Lucio. Ma aveva un tono assolutamente diverso: ‘Carletto mio, ma tu mi hai fatto un omaggio straordinario. È bellissimo. L’ho visto per terra, sdraiato, non c’era una poltrona libera. Magari il nome poteva essere un po’ più piccolo. Ma grande film, grandissimo film’.

Una commedia latina degli equivoci

Fantoni e Sergio: attori in Borotalco
Fantoni e Sergio: attori in Borotalco

La commedia latina di Plauto e Terenzio, ispirata a quella greca soprattutto di Menandro, ha un topos immancabile: l’agnizione. Si intende quell’espediente narrativo che permette di sbloccare la trama per mezzo di un riconoscimento imprevisto. Pone fine alla mistificazione e svela la verità. Come le commedie latine, anche Borotalco fonda la sua comicità sulla confusione dell’identità, rendendo Sergio Benvenuti un Manuel Fantoni con meno charme.

È quella che per gli antichi chiamiamo commedia degli equivoci, basata sullo scambio di persona e sulla confusione dei personaggi che tiene alta la tensione fino allo scioglimento finale, appunto l’agnizione che discioglie il nodo narrativo e rivela il riscontro comico.

La vita è un palcoscenico

La verità non esiste, la vita è un palcoscenico” afferma Manuel Fantoni/Cesare Cuticchia esprimendo il nocciolo di tutto Borotalco. Anche per le scuse con le quali Sergio, verso la fine, vorrebbe dire tutta la verità a Nadia e smettere di ingannarla… recita un copione, ripete a memoria un discorso. Gli addominali di Marcello, il personaggio di De Sica, sono disegnati sulla maglietta.

Un senso pirandelliano, di maschere e attori, di cui Verdone coglie la drammaticità rendendolo leggerezza. Questo è il vero valore del terzo film del regista: l’amarezza e l’inquietudine per l’insicurezza umana che si rifugia nella menzogna sono esorcizzate col sorriso. Non c’è una situazione comica, è il modo in cui viene farcita e riletta che riesce a far ridere, pur svelando una triste caratterizzazione dell’animo umano. Verdone ci prende tutti un po’ in giro, prendendoci se stesso: nessuno è escluso da quel vizio che alletta Sergio. Siete umani e fragili, fate un po’ ridere: ecco Borotalco.

Borotalco, Beyond the sea & co.: cinema al quadrato

Verdone, De Sica e i finti addominali
Verdone, De Sica e i finti addominali

Borotalco arriva su Netflix nel momento in cui da poco la piattaforma ha diffuso l’ultima (dibattuta) stagione di Black Mirror. Il terzo episodio ha molto a che fare con Borotalco. Due astronauti in una missione spaziale hanno dei “link” per poter traferire la propria coscienza in due rispettive repliche sulla Terra, in cui costruiscono una vita reale ed una famiglia. Quando uno dei due vive un trauma che coinvolge proprio la sua famiglia, il modo per superare il dolore è usufruire della replica del collega. Avviene un vero e proprio scambio di persona, per cui David finisce a vivere la vita di Cliff preservandone anche l’aspetto.

Siamo davanti alla stessa componente umana problematizzata in modi completamente diversi da Verdone e Charlie Broker. La costante di fondo, però, è una: il desiderio di fuga da se stessi. Di personaggi che si fingono altri il cinema è pieno: basti pensare a Re per una notte di Scorsese, o al thriller The talented Mr. Ripley. Ognuno di questi titoli ne approfondiscoe i risvolti da diversi punti di vista: comici, utopistici, provocatori, gialli. Ma il nocciolo è uguale: è cinema al quadrato.

In Borotalcol’abito fa il monaco” e Verdone fa il cult.

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