Beetlejuice torna al cinema: la recensione del film che lanciò Burton

Rimandi al cinema horror anni ‘30, stile gotico e prima grande interpretazione di Michael Keaton. Beetlejuice è il biglietto da visita di Tim Burton e, in occasione del suo ritorno in sala per il centenario della Warner Bros., ecco la nostra recensione.
Michael Keaton in una scena del film Beetlejuice - Spiritello porcello

Tutta la mia vita è una camera oscura: un’ unica, immensa, camera oscura”. Basterebbe questa citazione a descrivere il mondo di Tim Burton, fatto di uno humour cupo e di un immancabile tocco orrorifico. Uno stile inconfondibile emerso sin dall’infanzia ed esploso definitivamente nel 1988, con il film che ha gettato le basi di una lunga e incompresa carriera: Beetlejuice. Doveva infatti solo essere un titolo su commissione per temporeggiare in attesa di calarsi nelle strade di Gotham City, ma il film sullo spiritello porcello ha creato il mito di un regista unico nel suo genere.

Una storia molto semplice ma che per ambientazione, costumi e caratterizzazione, rappresenta quello che in gergo si identifica con “stile burtoniano”. Una contaminazione di generi, una comedy horror grottesca, composta da scene memorabili e da un personaggio cult che ha lanciato la carriera di Michael Keaton. In occasione del centenario della Warner Bros, il film ritorna in sala per un tempo limitato dal 23 al 25 ottobre in versione rimasterizzata 4K. Motivo perfetto per addentrarci ai confini tra il mondo dei vivi e dei morti, di fuggire dai vermi delle sabbie e sfogliare il Manuale del novello deceduto.

Beetlejuice, il bio-esorcista più richiesto

Una semplice e rilassante vacanza prende una piega imprevista per i coniugi Adam e Barbara Maitland. Rientrati nella loro villetta di campagna dopo un incidente d’auto, scoprono infatti di non essere sopravvissuti e che appartengono ormai al mondo dei morti. La casa viene quindi venduta ad una famiglia newyorkese, i Deetz, composta dal padre Charles, dalla matrigna Delia e dalla figlia goth Lydia. Infastiditi dalla presenza dei nuovi inquilini, i Maitland tentano di liberarsi di loro e, dopo un inefficace consulto con la propria assistenza tombale, decidono di affidarsi al folle e rozzo spirito Beetlejuice.

La sceneggiatura di Michael McDowell e Warren Skaaren diventa il campo di prova di Burton per mettere in scena tutta la sua creatività. Esilaranti siparietti comici sono contornati da tratti inquietanti. Ecco che una scena di possessione spiritica si trasforma in uno spettacolo canoro sulle note di Harry Belafonte e il fantomatico bio-esorcismo prende la forma di un circo infernale. Gli elementi fantastici si fondono con quelli goticheggianti, creando un’antitesi irresistibile. Emerge così, nel design spigoloso e nell’uso di una palette verdastra o bluastra per le scene dell’aldilà, il forte rimando all’espressionismo tedesco.

Dite il mio nome, ditelo due volte e alla terza io arriverò

Michael Keaton e Winona Ryder in una scena del film Beetlejuice - Spiritello porcello

Tutto sembra poi ruotare attorno alla presenza di quello che in realtà è l’antagonista della vicenda, ma numeri alla mano il minutaggio del personaggio Beetlejuice è assai contenuto. L’alone di mistero, fascino ma anche disgusto, è costruito per tutta la prima parte di film, centellinando al momento della sua comparsa la troppa esuberanza e, riguardandolo oggi, una volgarità inaspettata all’interno di un certo tipo di prodotto. Michael Keaton, nascosto sotto il trucco da Oscar, offre la sua prima grande interpretazione cult, superata in fama solo dal successivo duetto con Burton nel ruolo di un certo uomo pipistrello.

Pochi minuti di celebrità per dare vita ad un personaggio che ovviamente ricorda il tipico freak onnipresente nella filmografia del regista. Un outsider che per dirompenza e per l’iconico look conquista, attorniato da un cast perfettamente calato in questa lugubre avventura. Non si può non menzionare, parlando di quasi esordi, dell’impatto con il grande pubblico di Winona Ryder, che rappresenta appieno l’animo burtoniano. Splendide poi le due coppie di coniugi con gli altrettanto emergenti Alec Baldwin e Geena Davis da una parte e Jeffrey Jones e Catherine O’Hara dall’altra.

Il primo assaggio di Burton

Geena Davis e Alec Baldwin in una scena del film Beetlejuice - Spiritello porcello

Beetlejuice non è effettivamente il primo lungometraggio della lunga carriera di Burton maè sicuramente il titolo seminale che ha permesso di rendere riconoscibile la sua poetica. Un film curriculum che presenta sin da subito l’estro e la creatività che hanno contraddistinto le opere di uno dei registi più amati di sempre, non a caso è rientrato fra i primi cinque della nostra classifica film di Tim Burton. A 35 anni di distanza dalla sua uscita il film è ancora in grado di conquistare nuovi estimatori tanto che oltre ad una serie animata, ad un musical e alla presenza in parchi tematici, è pronto ad arrivare il sequel.

Ebbene sì, anche Beetlejuice si aggiunge al filone revival di film anni ‘80 ripresi a distanza di anni, giocando sulla nostalgia e su nomi sinonimo di successo. Perché a tornare sarà lo stesso Burton e insieme a lui anche parte del cast originale (Keaton e Rider) con l’aggiunta di una new entry della nuova generazione di attori, Jenna Ortega. Il secondo capitolo è in arrivo e questo è ciò che sappiamo, perciò quale occasione migliore per prepararsi ad una nuova gita nell’aldilà ammirando il film che ha iniziato tutto di nuovo sul grande schermo.

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