Adagio, recensione: “Brucia Roma, Brucia Roma”

Conclusione crepuscolare della Trilogia della Roma Criminale di Stefano Sollima (dopo ACAB e Suburra), Adagio mostra un Roma distopica, stretta nel caos e nella morsa di un incendio eterno. Criminalità, agenti corrotti e Banda della Magliana. È la fine del mondo, ma non chiamatelo futuro.
Piefrancesco Favino in una scena del film Adagio

Torna Stefano Sollima. Torna a Roma, dopo le gradite deviazioni nel cinema hollywoodiano soprattutto con Soldado (sequel di Sicario di Denis Villeneuve). Torna alla sua Trilogia della Roma Criminale, trittico “informale” dall’evidente tema comune; per chiuderla, in modo non canonico, come non canonica è stata la trilogia, con Adagio.

Impara ulteriormente da quel cinema hollywoodiano di genere che già era presente nel suo, forse proprio da quell’altra trilogia informale di Taylor Sheridan sulla Nuova Frontiera Americana che comprendeva appunto Sicario, Hell or High Water e I segreti di Wind River.

Perché Roma è diventata anch’essa terra di frontiera. Apparentemente irrecuperabile rispetto a quanto mostrato in ACAB e Suburra. E i suoi confini, come una frontiera fra città-stato in preda al caos, sono qui delimitati da un incendio perenne e una coltre di fumo che la stringono in una morsa sempre più asfissiante, isolandola dal resto del mondo. Trasformandola in una Gotham di Bane o un Brox di Enzo G. Castellari.

Il mondo sta finendo, la criminalità impazza. E Roma brucia, brucia e ancora brucia. Ma non è il futuro. Forse è un presente, dichiara Sollima a Venezia 80, già irreversibile passato. D’altronde, queste verità, il “Cicalone” Venditti, ce le prospettava già nel 1973.

Banda della Magliana, Roma 2033?

Adagio parte dallo sfondo, da questa notte romana illuminata a giorno dalle fiamme in lontananza. Non più illuminata, invece, dalle luci della città, prese da continui blackout, quattro al giorno o più. E poi zoomma sulla storia di Manuel, un ragazzo che suo malgrado sembra rimasto invischiato in un brutto affare e messo sotto ricatto da una squadra di agenti corrotti capeggiati da un ottimo Adriano Giannini. Cattivo, più simile a un torturatore di Abu Ghraib, più criminale dei criminali.

Ciascuno vuole portare a casa la pelle, ciascuno vuole dare un futuro ai propri cari. Le forze dell’ordine, trasformate in bande mercenarie per mantenere i figli a casa. Manuel, che vive con il padre Daytona (Toni Servillo) in costante stato catatonico. Ma quando la morsa del ricatto inizia a stringere persino più di quella del fuoco, Manuel si divincola, fugge in un quartiere che potrebbe somigliare al Quarticciolo, dove sulla cima di un condominio, in una baracca stile Favelas come molte altre nate sui terrazzi condominiali della Capitale, trova un cieco PolNiùman (Valerio Mastandrea), che lo rimanda a un certo Cammello (Pierfrancesco Favino).

I tre, legati da un’antica amicizia ma ora da un odio che non si può più domare, altro non sono che tre ex membri dell’ormai mitologica Banda della Magliana. Ma ormai sono vecchi, “dei morti che camminano”, pensano gli agenti. Pezzi da museo, reperti archeologici di un mondo che non c’è più, è bruciato per metà e l’altra metà brucerà a breve. Grave errore.

Adagio e il genere pre-apocalittico

Pierfrancesco Favino (Cammello) e Toni Servillo (Daytona) in una scena del film Adagio

Quindi Sollima sceglie, come Messa da Requiem della sua Roma, un canto crepuscolare. Non offre propriamente un sequel figlio del suo lavoro su Romanzo Criminale, ma poco ci manca. Banda della Magliana, Roma 2033. O forse no, forse è una datazione nostra. Come una graphic novel in cui i cattivi diventano eroi improponibili, non quelli che ci meritiamo ma comunque gli ultimi rimasti, sullo sfondo di un mondo distopico. Non fosse che il distopico c’è, sì. Il mondo sta finendo eccome. Ma come dice Sollima, che Roma la conosce, e come conferma chi scrive, che a Roma ci vive, non è affatto il 2033.

Bruciano i cassonetti, bruciano gli autobus, bruciano i depositi di ogni cosa e sciolgono le scuole delle scarpe mescolandole al cemento. E i lampioni si spengono, permettendo alla criminalità di diffondersi non vista. Questa che leggete, lo ribadisco, da romano, è la descrizione di una Capitale d’Italia di cui potreste trovare riscontro in un qualunque giorno della settimana, di quest’ultimo torrido giugno.

Per questo, trovo che il genere più interessante per descrivere l’ordalia di Adagio sia non già quello del post, ma del pre-apocalittico. Quei film in cui il mondo non è finito, ma è comunque troppo tardi per salvarlo. Quei film che si rifanno a una tradizione di grandi saghe cinematografiche: prima di Mad Max: Fury Road, in questo stato veniva mostrata per esempio l’America di George Miller in Interceptor.

Bande, crimine, ancora una parvenza di civiltà, burocrazia e sistemi governativi. Ma all’orizzonte, l’apocalisse incombente, il si salvi chi può. Ma anche la Trilogia del Bronx di Enzo G. Castellari, già nel solco di 1997: Fuga da New York di Carpenter. Se volete approfondire, ne parlavamo anche in riferimento a un altro film. E se guardo Adagio, è sempre a questi film che penso, a questo genere, ed è più interessante e sconfortante che mai.

Quindi no, Roma 2023 (forse 2013)

Sollima chiude quindi la sua trilogia. Lo fa con un ritmo più compassato rispetto a un ACAB o un Suburra, meno rumoroso forse, ma perfettamente rappresentativo di una senilità voluta, ricercata e ottenuta (nei suoi personaggi, nelle sue storie) e perfettamente enucleato nel titolo del film: “Adagio“.

Perché il canto della fine del mondo è un Requiem adagio, lento e inarrestabile. E proprio per questo non lo vediamo arrivare. Proprio per questo, quando crediamo che Adagio racconti il futuro, ci accorgiamo invece che Sollima ha lanciato uno dei migliori allarmi sul presente, di questo anno cinematografico italiano, e forse qualcuno di più. Lo ha fatto col genere, certo, come da sempre il genere si è fatto veicolo di argomenti alti in chiave altrettanto alta. Ai Manuel che sopravvivranno, raccoglierli. Ma non Adagio. Di corsa.

Adagio è in sala da oggi, 14 dicembre. Trovate qui tutte le altre uscite al cinema a dicembre.

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