Quella del Titan è una storia troppo complessa da raccontare. Tecnicamente, è una storia comune in una miriade di contesti: collaudi mancati, regole infrante, avvertimenti ignorati. Nell’immaginario, però, come avviene per fin troppe tematiche, l’accusa si è spostata non verso i reali responsabili della tragedia, ma verso il gruppo che ha deciso di investire denaro, forse alla leggera, forse inconsciamente, forse per una passione non difficile da comprendere, per un viaggio terminato nelle ultime ore, con il recupero dei resti del sottomarino.
Ci sarebbe molto da dire, ma forse è meglio lasciar parlare il cinema. Vi raccontiamo oggi in 10 titoli i rischi e le difficoltà che un sottomarino può incontare nei suoi viaggi verso l’abisso.
20000 Leghe Sotto i Mari – spazi troppo grandi

Adattamento Disney del classico di Jules Verne, 20000 Leghe Sotto i Mari (1954), ripercorre le leghe (i chilometri francesi) percorsi dal sottomarino Nautilus e dall’equipaggio del capitano Nemo. Il film riporta una visione molto comune nei viaggi in mare aperto, la paura viscerale dei grandi spazi aperti, la sensazione di non avere più controllo di ciò che ci circonda, nessuna vista periferica, solo un grande buio blu.
Oltre la paura del mare (talassofobia), oltre la paura dei corpi immensi (megalofobia). L’esplorazione ha inizio come scoperta dell’ignoto, ma l’ignoto si tramuta nel nemico, soprattutto quando il Nautilus cade a picco per via del peso dell’acqua penetrata all’interno, colpito da una nave da guerra. Calamari giganti, mostri marini, continenti sommersi – il mito di Atlantide, lo stesso sottomarino viene confuso con un grande mostro o un’isola, impossibile da arpionare. Come Verne nell’immaginario collettivo, anche il film guarda avanti nel tempo, tra i primi ad introdurre il campo pieno del CinemaScope.
Deepsea Challenge come il Titan: il rischio implosione

Deepsea Challenge è un documentario meraviglioso. Ripercorre il lavoro di James Cameron e del suo team prima di iniziare la discesa verso il punto più profondo dell’abisso, La fossa delle Marianne: parte di esso rimane ad oggi ancora inesplorato. La sua voce si alterna a quella dei compagni di viaggio e della moglie, Suzy Amis (nipote di Rose in Titanic). Impressionante il suo ruolo nella narrazione, così simile a quello su schermo. In Titanic Cameron riporta un’anziana Rose verso lo stretto di Terranova.
Questa volta porta con sé un anziano Auguste Piccard, unico esploratore ad essersi avventurato, prima di lui, ad una simile profonditià, arrivando a quasi 11.000 metri con il batiscafo Trieste. Ancora più impressionante (e forse non dovrebbe esserlo), è osservare l’attenzione di Cameron nei materiali e nel design (su cui si è espresso anche nel caso del Titan), proprio per evitare – l’implosione, un rischio continuo, data la pressione oceanica, e dato che la Fossa si trova tra due strette placche tettoniche (sebbene l’incubo personale di Cameron sia rappresentato da un incendio sott’acqua).
Nei giorni precedenti sui social sono apparsi video in cui veniva riportato il possibile suono, inquietante, dell’implosione del Titan. Una delle prime domande del team di Cameron a Piccard sarà proprio: “che faremo in caso dovessimo sentire un suono strano?” La risposta è un’ascia: “Sarebbe un miracolo avvertirlo, vuol dire che siete ancora vivi”. Cameron, esploratore prima che regista, guida il Deepsea come un bimbo con il joystick in mano. Si chiede se sia giusto esporre le famiglie a preoccupazioni simili, ma alla fine, con una frase che ricorda tanto quella dello zio di The Fabelmans, afferma che la famiglia è alla base, ma alla fine bisogna fare ciò che bisogna fare.
Caccia a Ottobre Rosso: l’importanza dei suoni

“Comunque, secondo le dichiarazioni sia del governo sovietico che di quello americano, niente di quello che state per vedere…è mai accaduto”. Cult di guerra del 1990, Sean Connery, Sam Neill, Alec Baldwin e Tim Curry nel cast. La marina americana avvista un sottomarino sovietico con componenti, dei portelli, mai visti prima. Si tratta di una ps – propulsione silenziosa, un motore reazione per l’acqua, con cui l’acqua entra e viene espulsa senza rumori, rendendo l’intero sottomarino impossibile da rilevare dai sonar, capace di scatenare un vero conflitto globale. Una vera caccia – all’Ottobre Rosso. I suoni, nella vita sott’acqua, il silenzio radio, tutto puó fare la differenza tra vita e morte.
Potevano costituire un fattore decisivo anche nel caso del Titan, come abbiamo appreso il 21 giugno, quando la guardia costiera statunitense ha dichiarato di aver avvertito, probabilmente, non solo il suono dell’implosione, ma anche, in precedenza, di colpi ripetuti ogni mezz’ora, per diverse ore, nelle vicinanze del punto di ritrovamento del Titan. Nel caso dell’Ottobre Rosso, l’equipaggio è costretto a riemergere per le ore di batteria rimaste, e per via delle false dichiarazioni di un capitano senza nulla da perdere: “Quando Cortés arriva nel Nuovo Mondo brucia le navi per far sì che il suo equipaggio non sia tentato di tornare indietro”.
U-571 – l’importanza dei sonar

Nel 1932 un gruppo di studiosi costruisce una macchina per decifrare (e creare) codici crittografati in pieno conflitto nemico. Tempo qualche anno, la macchina viene trafugata. L’esercito americano, travestito da esercito tedesco, sale a bordo di un cavallo di Troia che assume la forma di un sottomarino. Le due fazioni si mettono così all’opera per rintracciarla tramite sommergibili chiamati U-boot. Quando i sonar però impazziscono, nonostante il funzionamento del resto dei meccanismi interni, l’intera missione rischia di fallire. Sembra un vecchio classico hollywoodiano, ma è sorprendentemente un film del 2000 con protagonisti Matthew McConaughe, Harvey Keitel e Jon Bon Jovi.
K-19 – The Widowmaker, come il Titan: controlli mancati

Il sottotitolo del film – Widowmaker – anticipa la natura bellica del racconto, un mezzo che, in altre parole, non avrebbe portato a casa dalle famiglie i suoi passeggeri. La causa, tuttavia, non risiede nella guerra di per sé, ma nella fretta del governo sovietico di costruire un mezzo senza effiaci collaudi. Troppo vicino alle sorti del Titan e del suo collaudatore: “Ho dovuto infrangere qualche regola per realizzarlo”. Ci sono scene concitate prima della chiusura delle paratie stagne, la ricerca di un responsabile nelle ore più calde, l’ansia palpabile, due comandanti in vesti curiosamente, non statunitensi: Liam Neeson e Harrison Ford diventano letteralmente i Riders On the Storm della canzone.
Allarme rosso (1995) – il fattore incertezza al comando

Indovinate chi sono le due fazioni belliche protagoniste del film? Ancora, Russia e Stati Uniti. Denzel Washington è un esperto di missioni in sottomarino. Davanti si trova, però, un comandante sulla soglia della pensione troppo sicuro di sé – Gene Hackman, proprio come il capitano Smith del Titanic. Quando un ultranazionalista russo minaccia l’attacco nucleare, la situazione a bordo del sottomarino Alabama, portato in mare con il solo scopo difensivo, degenera nel rischio aleatorio dell’ammutinamento.
L’allerta DEFCON (il grado di rischio nucleare) crescente, le ore scandite da un comando che non si sa se sia effettivamente arrivato o meno. La confusione a bordo, quella che aleggiava anche tra i protagonisti di Pacifiction, iniziata, curiosamente, proprio con un sottomarino.
Black Sea – rischio cortocircuito – la prima opzione Titan

Allarme Rosso e Black Sea hanno due fattori in comune: la minaccia rappresentata da un capo mentalmente instabile (Jude Law) e il panico nato dall’incertezza su ciò che sta effettivamente avvenendo a bordo. La minaccia non risiede nei motori del sottomarino, ma nel caos tra i suoi abitanti e ai comandi. Si innesca il cortocircuito interno, c’è l’impossibilità di avvistare il fondale e un’apocalisse in pochi metri quadri. La prima opzione per il Titan, prima della notizia dell’implosione, vedeva il sottomarino galleggiante sui fondali, semplicemente, privo di segnale o di elettricità.
U-Boot 96 – panico a bordo

Noto spesso anche con il suo titolo tedesco – Das Boot – diretto da Wolfgang Petersen, rispecchia la vera storia del sottomarino U-Boot 96, rimasto in mare per giorni e giorni, tra il rischio epidemia a bordo, il crollo mentale dei passeggeri e la tensione palpabile, quella del capitano Werner, nell’attesa di avvistare la nave nemica inglese.
Wolf Call – Minaccia in alto mare – suoni esterni

Il richiamo del lupo, è il suono che il mezzo protagonista del film del 2019, tenta di avvertire continuamente. Per una coincidenza, il sottomarino viene chiamato Titan. Non ci sono, finalmente, conflitti bellici al centro della storia, ma il tentativo di recupero di una flotta capitata sulla spiaggia sbagliata. Il rischio di conflitto geopolitico è alto. L’unica possibilità è quella di tendere l’orecchio in attesa di un qualsiasi suono: quello della flotta dispersa, o del sottomarino nemico.
Sottomarino D1 – claustrofobia

Il più antenato della rassegna, Sottomarino D1 (1937), descrive, tra la commedia, il contesto bellico e il romanticismo, il panico a bordo, il senso di claustrofobia, la mancanza di una via di fuga tra equipaggio e marconisti, dopo il colpo di una nave nemica. La storia anticipa la fine del sottomarino americano USS – Squalus, ma si trattava solo di pessimo tempismo. Lo stesso tempismo che accompagna le sorti del Titan e l’uscita prossima del film Iron Lung, adattamento di videogioco horror incentrato sulle tragiche sorti di un sottomarino, l’Iron Lung.
Il Titan termina dunque il proprio viaggio accanto al colosso di Liverpool, quello che tentava a tutti i costi di avvistare. Come nella storia del Titanic, l’altra parte, gli altri protagonisti della storia, non possono far altro che “aspettare, aspettare un perdono che non sarebbe mai arrivato”. Ad oggi non sappiamo ancora quale di questi fattori, espressi nei film che vi abbiamo proposto, oltre l’implosione, sia stato presente nelle ultime ore del sottomarino. Forse un insieme di tutti, forse nessuno.









