The Palace, recensione: la parodia dell’eccesso di Roman Polanski

Arriva in sala il nuovo film di Roman Polanski. Proiettato come fuori concorso a Venezia, il regista mette in scena un'elite ridicola e grottesca che festeggia l'arrivo del nuovo millennio in un castello tra le montagne. The Palace non pecca certo di vanità o superbia.
The Palace, recensione: la parodia dell'eccesso di Roman Polanski

L’ultimo film del grande Roman Polanski, andato in anteprima fuori concorso a Venezia, arriva finalmente anche nelle sale italiane. The Palace, grande co-produzione tra Italia, Svizzera, Polonia e Francia, riprende temi già visti in passato, e cerca di raccontarli con ironia e satira secondo lo sguardo del regista. Le premesse erano davvero buone, con un ottimo cast e dei grandi nomi anche nel reparto tecnico. Ma sarà riuscito l’autore di capolavori immortali quali Rosemary’s Baby, Chinatown e L’inquilino del terzo piano a lasciare di nuovo il segno?

The Palace: un castello di rimandi

L’incipit del film è semplicissimo: un gruppo di personaggi dell’alta società si riunisce al Palace Hotel di Gstaad, in Svizzera, per passare, tra lussi ed eccessi, la storica notte tra il 31 dicembre 1999 e l’1 gennaio 2000. Il parco personaggi è davvero ben imbastito e ricco, dalla star ormai decaduta al magnate russo, dalla ricche ereditiera al viziato e ottuso riccone, c’è davvero di tutto.

Molti sono i temi messi in gioco all’interno del film, la quasi totalità hanno come protagonisti queste ricche e influenti personalità, che fanno dell’eccesso e del ridicolo il loro credo. Discorsi simili non è certo la prima volta che vengono messi in scena sul grande schermo, basti pensare al recentissimo Triangle of Sadness di Ruben Östlund, di cui abbiamo già parlato e che regala risate davvero feroci, amare. Ma se quest’ultimo è riuscito a creare un’opera organica, dotata di una propria complessità e davvero molto potente sia dal punto di vista formale che concettuale, The Palace sembra più vagare in cerca di senso. Risate sì, ma facili e fine a sé stesse.

L’estetica della plastica

Il personaggio di Mickey Rourke in The Palace
Il personaggio di Mickey Rourke in The Palace

Parlando di altre pellicole del passato a cui fa evidentemente riferimento il nuovo film di Polanski, non si può che citare il capolavoro di Terry Gilliam Brazil. Tra le mille cose affrontate dal film del 1985, c’era infatti anche l’ossessione per la giovinezza e l’aspetto fisico, con annesso l’abuso di una chirurgia estetica a dir poco invasiva che trasformava i soggetti operati in grottesche maschere di silicone.

E qui avviene proprio lo stesso, tanto che alcuni personaggi sembrano ricopiati pari pari dal film degli anni ‘80 finendo per assomigliare al Joker. L’intento critico dei due film è in tutto e per tutto assimilabile, con interessanti integrazioni in The Palace, che approfondisce a suo modo il discorso su questa estetica della plastica, coinvolgendo anche aspetti meno grotteschi.

The palace of Idiocy

Un'immagine del film
Un’immagine del film

L’albergo pullula d’idioti, trabocca una stupidità che arriva ad intasare le stanze occupate da zombie patinati. Ogni cosa diviene surreale e grottesca, le situazioni vengono esasperate e ci si prende (giustamente) gioco di un campione umano alieno. Con i loro vizi insensati, le loro paure inguaribili e le loro richieste odiose, mostrano quanto può diventare miserevole un’umanità non senza niente ma con troppo. Ma poco altro in realtà, e forse a guardar bene ne emerge una visione troppo morbida, a tratti davvero vetusta ed antiquata di un gruppo sociale “semplicemente” stupido che alla fine non fa poi tanto male a nessuno. Sono solo odiosi viziati egoisti.

Una critica evidente senza troppo mordente

Una parte del cast di The Palace
Una parte del cast di The Palace

Nonostante qualche risata la strappi e le trovate ci siano, The Palace pecca forse di eccessiva mitezza. Manca quella causticità che ha caratterizzato i più grandi attacchi all’elite che deve essere presente per fare di una black comedy una grande black comedy. È assente invece quella satira davvero mordente e dura. Alla luce di questa grossa mancanza, che si fa davvero sentire in tanti punti, tutto sommato si può considerare un divertissment che intrattiene e diverte. Da Polanski, seppur oramai novantenne, le aspettative sono sempre molto, molto alte e The Palace, purtroppo, non ne è esattamente all’altezza.

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