Succession, recensione del finale di serie: nessuno si salva da solo

Succession 4x10: siamo ormai giunti alla fine, quella vera. La quarta stagione dello show è infatti l’ultima, per volere dello stesso creator Jesse Armstrong. È il momento di abbandonare la famiglia Roy al proprio destino, qualunque esso sia. Qui la recensione dell’ultimo episodio e uno sguardo più generale a quest’ultima stagione.
Succession, recensione del finale di serie: nessuno si salva da solo

With Open Eyes, il decimo episodio della quarta stagione, segna la fine di quel gioiello della HBO che è stato- tocca usare il passato- Succession. Non è mai facile dire addio ad una serie quando la si è amata profondamente, e chi scrive si trova a salutare lo show sentendo il peso di un macigno sul cuore. Ma, per citare il titolo di un vecchio episodio, non è il caso di piangere. Ecco le ultime impressioni su un finale troppo amaro anche per le lacrime. Ci mancherete, famiglia Roy.

We gotta get right back (where we started from)

I Roy di nuovo al completo
I Roy di nuovo al completo

In fin dei conti, è andato tutto come doveva andare, come molti di noi avranno previso fin dal primo episodio. Col passare delle stagioni, ci siamo lasciati distrarre, abbiamo iniziato a parteggiare per un personaggio e poi per un altro, ci siamo fatti prendere in contropiede dai vari colpi di scena, ma avremmo dovuto fidarci del nostro istinto. Succession ha una natura ciclica, ripetitiva: i fatal flaws dei protagonisti sono gli unici veri ostacoli al loro successo. L’egoismo, la competitività, la bassezza morale: in ogni stagione, basta quel poco per far crollare i castelli in aria dei Roy.

Non si tratta di mancanza di inventiva da parte degli autori, ma di un approccio profondamente umano: sono le nostre debolezze a condannarci ad essere quello che siamo. Come in tutte le grandi tragedie, il dramma di Succession sta nell’inevitabilità della sua conclusione. Allo stesso modo in cui Edipo è già assassino di suo padre e sposo di sua madre prima ancora che scopra di esserlo, anche i Roy, sin dall’inizio- e non dal primo episodio, ma da prima che la loro storia venisse raccontata- erano destinati alla sconfitta. Riduttivo pensare che abbia unicamente a che fare con l’ottenere o meno un qualche ruolo di potere alla Waystar, un regno sterile, che non produce frutto se non pomi della discordia.

“We’re bullshit”

Kendall, Roman e Shiv nell'ultimo episodio di Succession
Kendall, Roman e Shiv nell’ultimo episodio di Succession

Così parla Roman in questo episodio conclusivo. Lo scarto fra Succession e altri show riguardanti ricche famiglie di bianchi americani che lottano per l’eredità sta nel quadro assolutamente impietoso che questa serie dipinge dei suoi personaggi. La ricchezza di Succession non è fatta per essere invidiata, ma per disgustare, spaventare, addirittura. Più di ogni altro episodio, con With Open Eyes è evidente quanto l’ambizione al potere e al denaro abbia trasformato i personaggi in gusci vuoti, pallide imitazioni di esseri umani.

Quello di Succession non è soltanto un mondo in cui se non sei qualcuno, non sei nessuno. Essere qualcuno non ti salva dall’inconsistenza della tua esistenza. I completi di Armani sono poco più di uno esoscheltro, dentro il quale non si cela nessuna “persona reale”, espressione ripetuta ossessivamente durante lo show, talvolta alternata a “persona seria”. È Kendall a dichiarare “se non sono CEO, non sono nulla”. Le vite dei Roy e di chiunque abbia avuto la sfortuna di stargli accanto sono prive di ogni significato, valore o affetto.

Tutto ciò che resta loro è una battaglia all’ultimo sangue per lo scettro del potere, che è allo stesso tempo causa e ragione delle loro esistenze. Lottano, come diceva una vecchia canzone, per dare un senso a questa vita, che, altrimenti, un senso non ce l’ha.

Succession: You would never break the chain

Kendall Roy in With Open Eyes
Kendall Roy in With Open Eyes

Succession si basa tutta su questa corsa infinita e inevitabile verso la ricchezza, sull’avvicendarsi di tradimenti e bugie, sull’inarrestabile perpetuarsi dell’abuso familiare, di padre in figlio, e così via. Come mettere un punto ad uno show la cui natura si esemplifica nel mito di Sisifo? Qualcuno deve pur restare a spingere il masso su per la montagna. Qualcuno sì, ma gli altri…gli altri possono fuggire. Serve un caprio espiatorio, che accetti, insieme alla corona, anche la condanna. Resterà alla Waystar, imprigionato in ceppi d’oro massiccio, in una non-vita destinata a ripetersi per generazioni a venire.

Resta da chiedersi se gli altri lo capiranno di essere stati liberati e che, se vedono uno essere trasportato in pompa magna, è solo per condurlo all’altare su cui verrà sacrificato. Logan aveva costruito una gabbia per i suoi figli e li aveva obbligati a combattersi a vicenda, al fine di “scacciare il cane più debole”. Adesso la porta della gabbia è aperta. Bisogna solo trovare il coraggio di uscirne.

E voi avete seguito la quarta stagione di Succession? Vi è piaciuto il finale? O avreste preferito una conclusione diversa? Ditecelo nei commenti!

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