Spellbound – Io ti salverò: la recensione del film di Alfred Hitchcock

Il maestro inglese della suspense, prima del suo periodo d'oro degli anni '60, getta il pubblico di Hollywood (e non solo) nel pozzo dell'inconscio con il film Spellbound - Io ti salverò. Strumentalizzando la psicoanalisi per raccontare una storia d'amore e di segreti, si affida totalmente all'arte e crea uno spazio meravigliosamente surreale.

Buttando giù questa umile recensione di Spellbound – Io ti salverò si potrebbe procedere a gamba tesa elencando in maniera approfondita tutto ciò che rende questo film di Alfred Hitchcock un vero gioiello. Ma è meglio fare una premessa prima di procedere.

Hitchcock è un nome di una certa portata per tutti e può avere un effetto intimidatorio. In particolare per quel tipo di spettatore (passatemi il termine) normale che alle spalle non ha un bagaglio di cultura del cinema tale per cui è considerabile, da chi poi non si sa, un cinefilo autentico. È quello spettatore che ama il cinema, lo trova piacevole ma che per mancanza di voglia o per pregiudizio non ha visto i film fondamentali dei grandi maestri.

Ecco, i film sono film. Esistono pellicole che certamente hanno costruito il cinema per come lo conosciamo oggi, diventando pietre miliari. Ma possono essere anche solo puro intrattenimento, persino quelli di nomi così imponenti. 

Questo del 1945 torna nelle sale a partire dal 4 dicembre 2023 e l’invito è quello di andare a vederlo. Senza farsi scoraggiare dall’importanza del regista, senza farsi bloccare dal girato in bianco e nero e senza considerare troppo datato questo eccezionale e suggestivo thriller. L’analisi approfondita a volte risulta fine a sé stessa se non costruita in modo che sia fruibile da chiunque, anche dalle menti meno allenate al cinema.

Ci sono quindi un paio di cose da sapere per affrontare al meglio la visione, una sorta di guida alla comprensione a prova di scemo, una modesta mappatura della storia che può essere letta risparmiandosi anni di superfluo studio pregresso della millenaria storia del cinema.

La trama: l’innocente ingiustamente accusato

Ingrid Bergman e Gregory Peck in una scena del film Spellbound - Io ti salverò

Uno dei soggetti feticcio di Sir Alfred Hitchcock è sicuramente la figura, per lo più maschile, dell’individuo che per una serie di strani ed oscuri motivi si ritrova accusato di aver commesso un crimine. Il diretto interessato, in questo caso, è un affascinante ed elegante Dottor Anthony Edwardes, arrivato nella clinica psichiatrica Villa Verde per sostituire il precedente direttore dell’ospedale che ha deciso di ritirarsi nella zona di comfort della pensione. L’uomo si scoprirà essere John Ballantyne, un giovane che soffre di amnesia dissociativa e diventa il primo sospettato per l’assassino del vero dottor Edwardes.

Contrariamente a quanto di solito accade nei film hollywoodiani dell’epoca, in cui il maschio si innalza protettore della donna, il ruolo di salvatrice lo riveste Constance Petersen, una bellissima terapeuta dotata di un forte intelletto. Mossa da un amore quasi infinito verso l’uomo, la dottoressa decide di battersi per provare a tutti i costi la sua innocenza attraverso l’analisi della mente, iniziando una spasmodica corsa ad ostacoli che metterà i due protagonisti di fronte ai rispettivi limiti interiori.

Un certo tipo di cinema: il complesso di colpevolezza

Ingrid Bergman, Michail Čechov e Gregory Peck in una scena del film Spellbound - Io ti salverò

Hitchcock è stato più volte menzionato sotto l’etichetta di “artigiano del cinema di genere“. Il suo modo di maneggiare la materia cinematografica è sempre sperimentale e la confusione iniziale si scioglie in maniera naturale e limpidissima sequenza dopo sequenza, accompagnando lo spettatore verso la soluzione dell’enigma.

Spellbound – Io ti salverò è un titolo piuttosto secondario all’interno del portfolio hitchcockiano ma la sua narrazione può essere considerata una delle prove più interessanti in un marasma di cose (all’epoca) già viste. Il merito sta nella capacità del regista di raccontare attraverso la lente della psicoanalisi il suo più famoso leit-motiv del senso di colpa, un tema carissimo e che sarà soggetto anche dei film successivi a questo come L’altro uomo (1951), la storia di uno scambio di colpe, Io confesso (1953), la mise-en-scéne della negazione dell’innocenza, La congiura degli innocenti (1955), esempio invece di rivendicazione della colpa e Vertigo (1958), un’opera senza tempo sull’instabilità umana.

Freud sbircia dalla finestra: la dimensione dell’inconscio sbarca ad Hollywood

Considerando l’epoca storica in cui ha preso vita questo film, quindi la metà degli anni ’40, quindi più di un decennio prima di quella che è l’età d’oro del regista, utilizzare l’espediente psichico come strumento per accrescere la tensione, la suspense e la partecipazione dello spettatore, è stata un’innovazione.

L’approccio di sceneggiatori e regista è direttissimo: i personaggi sono nevrotici e contorti senza sconti, e la profondità dei discorsi tra di loro è spesso interrotta da termini e fondamenti scientifici della psicologia. Viene proposto allo spettatore il concetto di impulso freudiano e un metodo d’investigazione che fa riferimento non solo alle prove fisiche e concrete, ma che si avvale anche della dimensione più stratta come quella onirica e dell’interpretazione dei sogni.

L’analisi della mente e delle sue malattie è quindi forza trainante della trama. Non una cornice. Non uno spunto. Ma soggetto principale. Una strada ai tempi non ancora battuta che Hitchcock è riuscito a strumentalizzare magnificamente.

L’arte incontra l’arte: Hitchcock e Dalì

Scena del film Spellbound - Io ti salverò di Alferd Hitchcock

A un certo punto della vicenda, se vogliamo essere tecnici diciamo nel terzo atto del film, lo spettatore viene posto di fronte ad un quesito cruciale: che ruolo ha (o non ha) quindi il dottor Edwards nell’omicidio? Per rispondere e sbrogliare la matassa si apre fisicamente un nuovo spazio, quello della dimensione onirica. Impalpabile, incomprensibile, incorporea e governata totalmente dall’inconscio.

Non è una novità. Il sogno e la sua cornice sono soggetti amatissimi dal cinema: basti pensare a ll gabinetto del dottor Caligari, Inception, Matrix e Vanilla sky che hanno confuso realtà e finzione ledendone i confini; o a tutti i film di David Lynch, il genio incompreso e maestro dell’onirismo che ha dichiarato più volte di essere stato ispirato dai suoi sogni notturni ad occhi aperti facendoli diventare la sorgente delle idee.

Per dare concretezza alla sequenza onirica di Spellbound – Io ti salverò, una delle scene iconiche della pellicola sia in termini visivi che narrativi, il maestro si è affidato a Salvador Dalì, surrealista per eccellenza e padre di creature pittoriche come gli orologi sciolti dell’elasticità del tempo.

Tutta l’immaterialità delle visioni del protagonista cade improvvisamente per fare spazio alla concretezza. Il sogno assume quindi una chiarezza visiva, una forma più nitida del film stesso. Il dottor Edwardes in preda ad una tempesta di ricordi, inizia a muoversi smarrito in mezzo alle scenografie sinistre, allucinanti ed inquietanti create dal pittore, scultore, scrittore, fotografo, designer, e mistico spagnolo Dalì.

Il maestro del cinema virtuoso con Spellbound – Io ti salverò sovverte così la tradizione, ancora e ancora, rappresentando i sogni non più sotto forma di visioni appannate e confuse, ma come vere e proprie stanze in cui il dottore si muove ed esiste. Lo spazio è occupato da grandi occhi fluttuanti, brandelli di tende dipinte, gli uomini sono sfigurati e le rocce hanno un volto preciso.

Ingrid Bergman e Gregory Peck: due dottori e una storia d’amore

Ingrid Bergman e Gregory Peck in una scena del film Spellbound - Io ti salverò

Passata un po’ troppo in sordina è la storia d’amore tra la dottoressa Costance, interpretata da una incredibile Ingrid Bergman (Casablanca, Notorious – L’amante perduta, Sinfonia d’autunno) e il sospettato Anthony di Gregory Peck (Vacanze romane, Il buio oltre la siepe, Moby Dick, la balena bianca).

Il film è apparentemente solo bagnato dal romanticismo tra i due protagonisti, ma se ci pensiamo bene, ciò che muove i due ad analizzarsi, a migliorarsi e a scavare nel profondo della loro dimensione inconscia è questo folle amore nato dopo un picnic in collina.

Gli analisti di coppia di oggi direbbero che il rapporto tra i due è fondato su una sorta di dinamica tossica: c’è un po’ di manipolazione, un po’ di egoismo, un po’ di sindrome della crocerossina e un po’ di dipendenza affettiva. I due sono disposti a rischiare tutto, anche la carriera, fino a quasi nascondere la verità, mentendo a se stessi, coprendola di una dolcissima patina fatta di passione e parole d’amore. Quell’amore che disarma i demoni dell’irragionevolezza e fa luce sulle zone d’ombra.

Spellbound – Io ti salverò è stato un successo al botteghino ed il il New York Times del 1945 lo definì un “film raro che faresti meglio a vedere“. Dopo 78 anni vi diciamo: è nelle sale in versione restaurata, fatevi un regalo e andate a vederlo.

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