Plan 75, recensione: la distopia di un futuro non troppo distopico

Plan 75 è il film distopico nato dall’idea della regista Chie Hayakawa. Il film, nelle sale italiane dall’11 maggio, presenta un futuro in cui agli anziani viene chiesto di sacrificarsi sulla soglia dei 75 anni in modo da salvare una società con un altissimo tasso di invecchiamento. Protagonista è Mishi, interpretata da Chieko Baishō.
Plan 75, recensione: la distopia di un futuro non troppo distopico

Plan 75 è il film della regista Chie Hayakawa, presentato in concorso a Cannes e diretta prosecuzione dell’omonimo cortometraggio. Un film distopico in cui la distopia – quella di una società anziana al collasso, in cui il rimedio sembra celarsi in un inquietante piano di “smaltimento” – si maschera da utopia. Tutti i cittadini, al compimento dei 75 anni, riceveranno 100.000 yen di ricompensa se…sceglieranno di morire seguendo uno slogan alla Uncle Sam

E potranno farlo scegliendo il pacchetto di gruppo, quello con fotoritratto e spa o, in base alla preferenza, con i costi per servizi funerari annessi. È la commercializzazione del macabro e nel resto dei pacchetti i costi di servizio – sempre 100.000 yen – andranno infatti coperti dal cittadino. Per cui la “ricompensa” alla fine compie solo un grande giro per tornare nelle tasche statali. 

Uno stato che presenta il piano come l’utopia di una società iperfunzionale in cui la soluzione, in un modo o nell’altro, si trova per tutto. Che si tratti di un treno a levitazione magnetica, di mini loculi ad ora per il post sbornia, o del fine vita. Un film non lontano da La foresta dei sogni del 2015. Opposto alla distopia proposta in Cocoon, il film di Ron Howard in cui gli anziani, piuttosto, venivano accidentalmente ringiovaniti.

Plan 75: la società del sacrificio 

Il film di Hayakawa, pur trattando tematiche così forti, si presenta piuttosto come lo slow burner de Il sol dell’avvenire. E questo è proprio il suo tratto vincente. Fa eccezione però l’inizio: in una casa senza luce un ragazzo si toglie la vita, dopo aver ucciso i genitori anziani. Prima di farlo, però, ci lascia una sorta di monito. La vecchia generazione è il benefit del Paese, perchè si è sempre sacrificata ed è ora che torni a farlo, proprio nella società che per il sacrificio si contraddistingue. La voce del telegiornale copre poi il colpo di pistola. Il piano 75 è stato imposto dal governo come soluzione ai crescenti casi di parricidio.

È un film in cui i piccoli elementi del quotidiano sono parte integrante della narrazione senza risultare pedanti. La routine dei gesti che si sono fatti monotoni nell’anzianità, la vita che ripete sé stessa – lo scorrere dell’acqua, la preparazione del té, il mettere a posto la spesa inquadrando ciascun prodotto nel proprio ripiano – quasi a dirci che presto abbandoneranno quella quotidianità. Geografia delle cose che hanno una fine e una scadenza. 

Osserviamo quella gestualità in Mishi, la protagonista (Chieko Baisho, che ha ricevuto da poco il premio alla carriera), una donna di 75 anni estremamente autonoma. Lavora persino in un hotel come addetta alle pulizie. Questo finchè perde il lavoro perchè i clienti sono indignati nel vedere uno Stato che lascia lavorare i propri anziani. Ed è qui che scatta in lei l’idea di aderire al Piano 75, sempre più allettante. 

 Nessuno è immune 

Hiromi e Plan 75
Hiromi e Plan 75

Emblematica è la scena in cui Mishi, entrando in un internet point, chiede all’addetta infastidita perché il suo pc non stia funzionando. Alla ricerca di lavoro continua infatti ad apparire la voce: “0 risultati”. Hayakawa sviluppa così un’ulteriore insieme di sottotrame nel film: perchè se la società iper-funzionale non ha una soluzione per l’invecchiamento della società, degli anziani ha ancora bisogno sul lavoro. 

Mentre i giovani, rappresentati da Yoko (che lavora ai call center del Piano 75 e che non può incontrare i clienti per nessuna ragione), da Hiromi (che vende i pacchetti) e da Maria (che smaltisce gli oggetti dei defunti), sono costantemente immersi nel rimorso. E osservano il proprio futuro sgretolarsi nel Paese in cui il sole della nuova generazione sembra non levare mai. Un modo per dirci che il film ha un messaggio per ogni singola generazione. Nessuno è immune, siamo tutti tanti Mr Nobody, (il piano si estende persino ai 65 anni). 

Plan 75: il messaggio

Chieko Baishō interpreta Mishi
Chieko Baishō interpreta Mishi

Il dibattito dunque non può e non deve diventare il guanto di sfida tra partiti pro-life e radicali. La speranza rimane certo nelle mani di politiche attive, ma obiettivo del film non è la trasformazione di un importante diritto a lungo dibattuto in un qualcosa di orrendo, quanto piuttosto la degenerazione di una società che coltiva la cultura dello scarto, in cui la tua vita ha fine non solo (come viene prospettato), come rimedio alla bassa natalità. 

Verrebbe da paragonare la vita ad un grande videogioco: hai una prima fase, l’infanzia, come una prova gratuita (di cui, guarda caso, non ricordi nulla), una fase centrale in cui sei attivo a livello sociale (unica in cui sei davvero ritenuto esistente dai governi) e quella finale del game over. La vita vissuta a squarci di “soli trailer” di cui parlava Philip K. Dick.

Quanto c’è di vero nella storia

Plan 75 e le due generazioni
Plan 75 e le due generazioni

Pur non essendovi attualmente leggi in Giappone che regolamentano l’eutanasia, Il tema si presenta tuttavia più attuale che mai. Un professore di Yale aveva di recente suscitato scandalo proponedo, come rimedio al problema della società gerontocratica giapponese, un suicidio di massa degli anziani sullo stile del suppuku, il rito con il quale i samurai disonorati si toglievano la vita infilzandosi con un coltello. Una vera americanata. 

Nell’ultima alba di Plan 75 si cela la decisione ultima di ciascun protagonista. E in questo caso, scoprirla, è essenziale quanto il messaggio stesso del film, dall’11 maggio al cinema.

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