Perfect Blue: il primo psycho-thriller d’animazione torna al cinema

Dal 22 al 24 aprile 2024 arriva nelle sale italiane in versione restaurata in 4K Perfect Blue, pellicola del 1997 diretta dal compianto maestro Satoshi Kon, al suo debutto come regista. Uno psycho-thriller d’animazione che analizza la patriarcale società giapponese e l’ambiguo fenomeno delle idol.

Dal 22 al 24 aprile 2024 arriva nelle sale italiane in versione restaurata in 4K Perfect Blue, pellicola del 1997 diretta dal compianto maestro Satoshi Kon, al suo debutto come regista. Liberamente ispirato al romanzo omonimo del 1991 di Yoshikazu Takeuchi, dal quale è stato tratto anche un live action dal titolo Perfect Blue: Yume Nara Samete, Perfect Blue è un capolavoro assoluto dell’animazione giapponese.

Una sincera e spietata rappresentazione del fanatismo per il corpo della donna nella patriarcale società nipponica, sviluppata attraverso una labirintica e onirica costruzione a scatole cinesi che prende ispirazione dal cinema di Alfred Hitchcock e dalle sue riflessioni sul doppio. Satoshi Kon mette in scena il primo psycho-thriller animato della storia del cinema, a conferma del fatto che l’animazione non è un genere ma una tecnica a servizio della Settima Arte.

Un’opera avanguardistica e per certi versi profetica, capace di anticipare tematiche attuali come quella dell’invasivo e voyeuristico word wide web. La vita vera mescolata al virtuale e alla finzione scenica attraverso un montaggio parallelo che disorienta non solo lo spettatore, ma la protagonista stessa del film: perdersi nella realtà per cercare di dare un significato e uno scopo alla propria esistenza.

La trama di Perfect Blue

Mima Kirigoe è una celebre idol appartenente al gruppo delle Cham, un terzetto di giovani star che balla e canta musica J-pop. Nonostante la grande popolarità e i milioni di fan che la adorano, Mima è insoddisfatta della propria vita e sente l’esigenza di un radicale cambio di rotta. Decide così di abbandonare la carriera da idol per inseguire il sogno di diventare attrice.

Mima riesce a ottenere una piccola parte in un serial televisivo, ma una delicata scena di stupro che la vede protagonista sconvolge completamente la sua stabilità mentale, al punto da renderla incapace di distinguere la realtà dalla fantasia. La situazione precipita nel momento in cui alcuni colleghi vengono ritrovati ammazzati e un misterioso stalker inizia a perseguitarla, spiattellando la vita privata della ragazza su un sito internet e accusandola di aver “sporcato” la sua immagine di purezza.

Il mondo delle idol nella patriarcale società giapponese

Una scena del film Perfect Blue

Perfect Blue analizza uno dei fenomeni di costume più ambigui e contorti della cultura pop giapponese: le idol.

Il termine idol fa riferimento a tutti quei gruppi di adolescenti divenuti popolari nel mondo dello spettacolo grazie al proprio aspetto esteriore: dai modelli ai cantanti di musica J-pop, passando per attori di cinema e show televisivi. Un movimento che ebbe inizio a partire dagli anni Sessanta del XX secolo, ma che raggiunse il suo massimo splendore circa vent’anni dopo grazie a fandom composti prevalentemente da spettatori maschi.

Se da un lato Satoshi Kon descrive l’immensa popolarità che contraddistingue il mondo delle idol, dall’altro mette in luce le tante contraddizioni di un fenomeno che sfrutta l’immagine di ragazzine poco più che bambine. Le idol non possono né bere né fumare, ma soprattutto non hanno il permesso di avere fidanzati. Essendo un prodotto da vendere, non possono permettersi una relazione amorosa che distruggerebbe il loro “legame” con il pubblico. I manager per questo sono molto attenti a controllare la vita delle loro assistite, che devono restare pure e sessualmente illibate per renderle oggetto del desiderio dei loro fan innamorati.

Perfect Blue rappresenta un feroce atto di accusa nei confronti dello show business, che lascia ingenue teenager in balia di loro stesse davanti a una platea di maschi eccitati e le rigetta nell’anonimato non appena diventano troppo vecchie per ricoprire ancora quel ruolo. Una vera e propria piaga sociale che, nonostante gli anni passati dalla prima uscita del film, continua a persistere nella patriarcale società giapponese.

Le nuove tecnologie e la popolarità effimera del terzo millennio

Una scena del film Perfect Blue

In Perfect Blue Mima ha una crisi d’identità, frutto del conflitto tra la sua personalità reale e quella virtuale: Mima Kirigoe, ragazza di Tokyo che sogna di sfondare nel mondo dello spettacolo, fa a cazzotti con la Mima idol, personaggio pubblico creato dalla mente perversa dei suoi fan.

Nella società di oggi, in un’epoca dove siamo sempre più connessi, la vita virtuale spesso sovrasta quella reale. Le tecnologie stanno assumendo sempre più il controllo delle nostre menti e delle nostre attività quotidiane. Il telefonino è diventato a tutti gli effetti un’estensione del nostro corpo e riversiamo su di esso gran parte delle nostre attenzioni, che sia per organizzare i nostri impegni, aggiornarci sulle news del giorno o semplicemente navigare sui social. La nostra è una società insicura e alla costante ricerca d’approvazione, ottenuta attraverso i “mi piace” e i commenti ricevuti.

Oggigiorno, i cosiddetti famosi del terzo millennio cercano fortuna proprio attraverso i social media, specialmente YouTube, Instagram, Facebook, Twitter e TikTok. Ci si cimenta in balletti stravaganti, canzoni storpiate, parodie, sketch divertenti e tanto altro. Più è demenziale, maggiori saranno le visualizzazioni. Non ci si sente affatto ridicoli nel farlo, soprattutto se questi espedienti danno la possibilità di accrescere la propria popolarità. Ovviamente, si tratta di una popolarità effimera, temporanea, destinata inesorabilmente a svanire.

Lo stesso discorso vale anche per coloro che vanno alla ricerca di provini per brevi e insignificanti apparizioni televisive. In Perfect Blue, Mima viene abbindolata e convinta a partecipare a un programma che non ha altro scopo se non quello di agganciare milioni di telespettatori davanti al piccolo schermo: sono gli spietati meccanismi dello show business. Viviamo nella società dell’apparenza, una società edonistica in cui l’abito fa il monaco.

La regia di Perfect Blue, tra omaggi e ispirazioni

Una scena del film Perfect Blue

Perfect Blue è un film brillante e maturo, che dimostra la grandissima consapevolezza linguistica e tecnica di Satoshi Kon. Allievo e collaboratore di Katsuhiro Ōtomo, autore del capolavoro di fantascienza cyberpunk e post-apocalittica Akira, Kon è uno straordinario produttore di immagini, capace di influenzare cineasti come Aronofsky e Nolan: un cult della cinematografia moderna come Inception viene perfino accusato di aver plagiato l’onirico Paprika – Sognando un sogno.

Discorso inverso per quanto riguarda invece Aronofsky, che ha confessato apertamente di ammirare la regia del suo collega giapponese. Non a caso, in Requiem for a Dream Aronofsky adatta in maniera fedele la celebre scena della vasca da bagno di Perfect Blue: “Ha usato queste due inquadrature, la stessa angolazione e la stessa posa. Gli ho chiesto un commento e mi ha detto che era un omaggio a me”, ha dichiarato Satoshi Kon in un’intervista.

In Perfect Blue ogni immagine è incastonata all’interno di un’altra immagine, come delle matrioske russe, ed è impossibile capire dove inizi la realtà e finisca la fantasia. Kon mette in scena un intricato gioco di specchi che rivela il dramma interiore di Mima e la scissione della sua personalità, traendo ispirazione dal cinema del maestro Alfred Hitchcock.

Mima vive infatti un rapporto conflittuale con sé stessa e il suo passato, e questa frammentazione psichica si ripercuote nei giochi di schermo che Kon propone. La ragazza riesce però a raggiungere una sorta di redenzione attraverso un percorso di auto-accettazione, che in termini puramente visivi si traduce nella capacità di guardarsi nello specchietto retrovisore di un’auto senza più provare vergogna.

E voi andrete a vedere al cinema in versione 4K Perfect Blue, tra i 10 capolavori che hanno cambiato la storia dell’animazione giapponese? Fateci sapere la vostra nei commenti!

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