Perché l’MCU non sa stare senza Robert Downey Jr.

Come sappiamo tutti, Robert Downey Jr., il prossimo anno tornerà nel Marvel Cinematic Universe nei panni di Dottor Destino, uno dei villain principali del franchise. Una scelta interessante, che lascia però degli interrogativi. In questo articolo, ne parliamo ampiamente!
Robert Downey Jr. è Tony Stark (Iron Man) e il Dottor Destino nel Marvel Cinematic Universe

Oggi, venerdì 4 aprile 2025, Robert Downey Jr. compie sessant’anni esatti. Noi, gli facciamo tanti auguri ma, ne siamo più che sicuri, in casa Marvel lo stanno festeggiando con ben più di un articolo in suo onore. Figlio d’arte da (quasi) tutti dimenticato come tale (una volta tanto, per meriti suoi), Robert Downey Jr. è, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, una delle figure più carismatiche e influenti di tutto il cinema contemporaneo. Dentro e fuori i Marvel Studios che ne hanno (ri)lanciato la carriera.

Con all’attivo decine di successi commerciali e di critica, arrivati nonostante un background personale… complicato (ne parleremo), l’attore può oggi vantare, sia che si esplori nel passato sia che si osservi presente, uno status pressoché ineguagliabile all’interno dello star system statunitense nonché un ruolo di assoluto prestigio all’interno delle dinamiche produttive di tutto il mondo cinematografico, e di quello riguardante i cinecomics targati Marvel.

Ma, oltre a questi elementi, RDJ può vantare qualcosa che, oggi, solo in pochissimi riescono a conservare in maniera duratura: l’amore, pressoché incondizionato (Doolittle è stato un colpo troppo basso per essere perdonato), da parte di (quasi) tutto il pubblico mondiale. Qualcosa che, con tutta la buona volontà del mondo, difficilmente si può conquistare per altre vie se non quella di un grande talento e, come si diceva e si ripeterà più volte, un grande carisma. Oltre a questo, però, c’è un ulteriore particolare che lega, e legherà per sempre, RDJ al pubblico cinematografico di ogni età: Anthony Edward “Tony” Stark. Per gli amici Iron Man.

Robert Downey Jr. come Tony Stark: lo scapestrato che divenne leggenda

Robert Downey Jr. in una scena del film Chaplin

Ascendenza prestigiosa. Giovinezza da separato in casa, con un rapporto a dir poco inesistente con la madre e a dir poco duro col padre, mai veramente affettuoso col figlio, anzi iniziato a droga e alcol da bambino. Esperienze varie in giro per il mondo. Un successo arrivato presto, forse troppo. Eccessi: donne, sostanze e qualche problemino con la legge, prima aggirato poi non più aggirabile. Infine, qualcosa che scatta, e il successo che arriva. Finalmente, nel modo giusto. E al momento giusto.

Le cinque righe di cui sopra hanno una bizzarra particolarità, forse unica nell’intera storia del cinema, se non altro supereroistico: raccontano in breve la biografia dell’attore, Robert Downey Jr., ma, con qualche leggera modifica (siamo abbastanza certi che Howard non facesse fumare spinelli al figlio a sei anni) potrebbe benissimo essere valida anche per il personaggio, Tony Stark, interpretato dall’attore nel corso di buona parte del Marvel Cinematic Universe. Nonché ruolo che, nonostante un Oscar vinto per la sua performance in Oppenheimer e decine di successi alle spalle, ancora lo lega all’immaginario collettivo. Perché?

Le ragioni sono forse plurime, e l’identificazione dell’attore con il personaggio non è certo ultima della lista. Il background controverso di entrambi, seguito da quella che oggi verrebbe chiamata una “redenzione”, il cambiamento radicale nello stile di vita, coinciso con l’inizio di un’ascesa irrefrenabile, il carattere sfrontato e carismatico, l’esposizione continua a media, la risposta pronta, la leadership assoluta: i crismi di un icona. E così è stato. Inoltre, Tony Stark/Iron Man è stato il primo eroe a entrare esplicitamente nel MCU, diventandone immediatamente la figura più iconica. Niente stupore, dunque, se grazie all’avvento del franchise, sempre più inserito nella cultura pop, sulle preferenze del pubblico, sia tornata a sbocciare indiscutibilmente anche la carriera di RDJ.

Inizio, svolgimento e conclusione: tutto in un “blip”

Robert Downey Jr. come Tony Stark e Shun Toub in una scena del film Iron Man

Siamo al 2008 dunque: RDJ è sobrio da cinque anni, Tony Stark da decisamente molto meno. Anzi, deve ancora iniziare la sua rehab cinematografica. Il 2008 è infatti l’anno in cui esce il primo film del MCU, Iron Man, appunto. La prima comparsa di Robert Downey Jr. nel ruolo che, dopo gloriosi inizi, gli affiderà nuovamente la palma del successo. Questa volta, definitivamente planetario.

Da lì, di pari passo con l’evoluzione del suo personaggio, prosegue parallela alla sua, personale e professionale. Una breve carrellata delle sue partecipazioni dal 2008 in poi: Tropic Thunder (quasi Oscar) e Sherlock Holmes (Golden Globes), Iron Man 2 e The Avengers, Parto col folle e Iron Man 3, The Judge e Avengers: Age of Ultron, Captain America: Civil War e, per concludere, di filata, Spider-Man: Homecoming, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame. In chiusura: Oppenheimer (Oscar) e l’apparizione nella serie Il simpatizzante (quasi Emmy). E qualcosina abbiamo anche lasciato da parte.

Insomma, una carriera da miliardi e miliardi di dollari, coincidente con l’ascesa di Robert Downey Jr. nell’Olimpo del cinema contemporaneo e di Tony Stark/Iron Man nelle grazie degli spettatori di tutto il mondo e nella rilevanza all’interno del franchise più redditizio della storia del cinema. Poi, però, tutte le cose belle finiscono, ed ecco che con Endgame finiscono i giochi anche per RDJ nella saga: Tony Stark/Iron Man, come fanno i grandi personaggi, muore gloriosamente, sconvolgendo (è dire poco) il pubblico in sala nel 2019. Da quella fatidica data, si apre una spaccatura, sia nella carriera di Downey Jr. che nella storia della Marvel. Una spaccatura che ha nell’addio di RDJ proprio una delle cause (involontarie) principali.

2019: l’anno del distacco

Robert Downey Jr. come Tony Stark/Iron Man in una scena del film Avengers: Endgame

Eccoci arrivati dunque al 2019, momento di massimo splendore in casa Marvel. A Endgame, tuttora il secondo film nella storia del cinema (al netto dell’inflazione) per incassi ottenuti, fa seguito Spider-Man: Far From Home (2019), un buon successo di critica e pubblico. Quello che sembra un segnale di buona continuazione del franchise, però, risulta un fuoco di paglia. Con l’eccezione di alcune serie uscite su Disney+ (Loki 1 e 2, forse Wandavision, Agatha All Along e Daredevil: Rinascita) e qualche pellicola uscita nelle sale (Spider-Man: No Way Home, I guardiani della Galassia Vol. 3 e Deadpool & Wolverine, tutti e tre accolti dal favore del pubblico e dalla clemenza della critica), il Marvel Cinematic Universe ha subito una brutta battuta d’arresto.

I film hanno iniziato a venire prodotti in serie, senza grande convinzione e senza grande creatività, con pochissima anima e, gravissimo per film di questo genere, pure con effetti speciali da mani nei capelli. Gli “eroi” della prima ondata, i sei Avengers originali in primis, si sono rivelati quasi insostituibili, e i loro “sostituti, Anthony Mackie/Captain America II, Letitia Wright/Black Panther II, Ant-Man/Paul Rudd, Eternals, Doctor Strange/Benedict Cumberbatch e Marvel(s) varie, non si sono rivelati all’altezza delle aspettative, facendo anzi disinnamorare anche i fan più accaniti.

Il problema non è stata solo una mancanza al momento del casting, ma proprio nella messa in scena di questi personaggi, mai veramente entrati nelle grazie degli spettatori, ma precedentemente sostenuta da Tony Stark e colleghi, e nell’assenza di leader carismatici. Sia tra i supereroi, che, altrettanto grave, nei villains, avvolti questi ultimi nella confusione più totale. A prendere il posto di un antagonista ingombrante come Thanos sarebbe dovuto essere Kang, ma i problemi legali di Jonathan Majors hanno impedito la prosecuzione del progetto. Anche gli Skrull, in attesa di Avengers: Secret War, in uscita nel 2028, sembrano essere stati accantonati. E ora? La risposta, ancora una volta, sta in casa Downey.

Certi amori fanno giri immensi e poi… 

Robert Downey Jr. al ComiCon di San Diego nel 2024 nei panni di Dottor Destino

Ed eccoci qui tornati al nostro buon vecchio RDJ. Nel frattempo che la Marvel non navigava in acque favorevoli, arrivando addirittura a distribuire film finiti per rivelarsi flop al botteghino (clamorosi i casi di Ant-Man and the Wasp: Quantumania e The Marvels), il nostro buon Robert Downey Jr. vedeva distribuito un flop su tutti i piani (Doolittle) e un trionfo assoluto (Oppenheimer). Film, quest’ultimo, che lo ha, come s’è detto, condotto a vincere il suo primo Oscar. A questi si è poi unita anche la performance di successo ne Il simpatizzante. Tutti indizi che fanno nuovamente una prova dello status raggiunto dall’interprete.

Ora, è impossibile dire a che punto la decisione cui staremo per accennare sia stata presa. Prima o dopo l’Oscar? Prima o dopo i flop del 2023/2024? Non si sa. Ma fatto sta che, nel corso della bollente estate dell’anno scorso, precisamente il 28 luglio scorso, ecco il fulmine a ciel sereno: Robert Downey Jr. tornerà nel Marvel Cinematic Universe. Ma con un nuovo ruolo, quello del super-villain, Victor Von Doom aka Dottor Destino. Una scelta che ha immediatamente scatenato una pioggia di speculazioni e un’ondata di curiosità, che non si vedeva da un pezzo attorno alla Marvel. Alla notizia del ritorno di RDJ, si unisce poi anche quello di Anthony e Joe Russo alla guida di Avengers: Doomsday, in uscita il prossimo anno.

Due (o forse anche più) piccioni con una fava? Possibile. Con una sola mossa, Kevin Feige non solo ha rivitalizzato l’attenzione sui suoi prodotti cinematografici, ma anche incuriosito l’intero mondo del cinema, che ora si pone una domanda: come verrà gestito questo ritorno? Dottor Destino sarà una “variante” malvagia di Tony Stark (d’altronde, anche il villain è uno scienziato… )? Oppure l’attore verrà utilizzato come se niente fosse in un altro ruolo, dopo aver legato una intera carriera (e buona parte dell’esistenza) all’interpretazione di Tony Stark/Iron Man, un ruolo cucito a sua misura e viceversa?

Domande senza risposta (per ora)

Robert Downey Jr. con l'Oscar vinto per il film Oppenheimer

La verità è che non abbiamo alcuna risposta, per il momento, a questi quesiti. Nelle prime apparizioni pubbliche, seguite al suo ritorno nel MCU, RDJ ha mostrato un grande entusiasmo. Sicuramente i milioni che si porterà a casa da contratto trasmetterebbero entusiasmo a chiunque, ma l’impressione è che, al di là di questo, Downey Jr. fosse abbastanza sincero nel dimostrarsi fiducioso nel progetto, ambizioso come pochi altri nella storia del cinema. In relazione a questo, basta guardare il cast (ancora parziale) chiamato a interpretarlo.

A questo si unisce, poi, probabilmente una scelta ben precisa da parte di Robert Downey Jr. Dopo l’Oscar e la conseguente definitiva consacrazione, l’impressione è che l’attore voglia mantenersi sempre più a cavallo tra il cinema commerciale, anche per mantenere quello status di amore incondizionato che si è guadagnato, e la produzione (seriale e cinematografica) di stampo autoriale. Due piedi in due scarpe, dunque, ma, d’altronde, RDJ ha sempre dimostrato che nella carriera si può fare un po’ di tutto, anche dare grandissima credibilità (e umanità) ai supereroi.

La nuova collaborazione RDJ-Marvel, dunque, potrebbe portare giovamento a entrambe le parti in causa. A Robert Downey di rimanere sulla cresta dell’onda anche tra le giovani generazioni, continuando a partecipare (a quanto pare, peraltro, Dottor Destino sarà il villain primario della saga dal 2026 in poi… ) a un franchise popolare ed enormemente remunerativo; a Kevin Feige e Marvel studios di riportare a “casa” un volto noto e amatissimo, rimettendo a posto, allo stesso tempo, i conti dell’azienda e il quoziente di carisma del cast. Win-win? Vedremo: l’operazione si porta comunque dietro rischi forse ancora imprevedibili.

Pro e contro di Robert Downey Jr. come Dottor Destino

Robert Downey Jr. al ComiCon di San Diego nel 2024 nei panni di Dottor Destino

In un franchise in cui la logica, ormai, ha lasciato spazio a un bel po’ di confusione, il re-inserimento di RDJ si porta dietro rischi enormi. Proprio quell’umanità da lui data a Tony Stark, e al ruolo impattante di quest’ultimo all’interno della storia, pongono le menti davanti a una sfida notevole: inserire organicamente RDJ/Dottor Destino nella vicenda, senza contraddirsi per l’ennesima volta.

A questo, giù un elemento pericoloso di per sé, si aggiungono poi lungometraggi e le serie che ancora ci separano dalla distribuzione di quella pellicola, da Thunderbolts*, in arrivo questo mese, a I Fantastici Quattro – Gli inizi, oltre alla conclusione di Daredevil: Rinascita e Ironheart, schegge impazzite che potrebbero ben introdurre nuovi personaggi cruciali nei prossimi passi del franchise o peggiorare la disaffezione del pubblico ai prodotti Marvel, e quindi preparare il terreno a Doomsday non certo nella maniera migliore. Certo, dal punto di vista meramente economico, salvo sorprese, ci sentiamo di sbilanciarci: Avengers: Doomsday sarà un successo. Forse un successo clamoroso. Ma non di solo denaro vive l’uomo e, questa volta per davvero, il film in questione potrebbe essere l’ultima occasione, per la Marvel, di aggrapparsi ai propri fan e di avere un futuro nella storia del cinema.

Se, in caso contrario, le aspettative dovessero essere malamente disattese, il danno per la Marvel potrebbe non essere riparabile. Magari non dal punto di vista economico, certo, ma i film, per vivere, hanno comunque bisogno di spettatori. E, se i costi sono quelli di casa Marvel, di tanti spettatori, disposti a parlare bene del film. Per RDJ in particolare i rischi sono ridotti, dato che avrà l’opinione pubblica ai suoi piedi, ma la responsabilità, anche d’immagine, del film, rischia di ricadere quasi interamente sulle sue spalle. Comunque, piuttosto larghe.

Il ritorno di Robert Downey Jr.: nostalgia portami via

Robert Downey Jr. è Tony Stark in una scena del film Iron Man

C’è, infine, un’altra tendenza che si evidenzia nella scelta di riportare RDJ alla base: quella di proseguire con una carrellata ormai piuttosto lunga di “operazioni nostalgia” in grado di risvegliare la passione di “vecchie” generazioni di spettatori e suscitare la curiosità di quelle nuove. Una tendenza, però, pericolosa. Certo, Spider-Man: No Way Home è stato un successo, lo stesso vale anche per Deadpool & Wolverine e Daredevil: Rinascita, ancora in fase di distribuzione, e, seppur in modo minore, anche Doctor Strange nel Multiverso della follia si è difeso. Ma continuare di questo passo può davvero funzionare? O, questo andare avanti a “minestrine riscaldate”, denota una grave mancanza di idee, sopperita da fan-service a non finire?

Forse, come sempre, la via della ragione sta un po’ nel mezzo. Se le operazioni nostalgia dovessero davvero essere una rampa di lancio per il futuro del franchise, allora avrebbero un senso. Altrimenti, il rischio concreto è che il Marvel Cinematic Universe diventi talmente intricato che nemmeno chi lo crea (e produce) riesca più a capire che pesci pigliare. Il tentativo di re-inserimento di RDJ nel franchise, non c’è dubbio, è interessante. E sarà ancora più interessante quando si avranno maggiori notizie sulle modalità d’inserimento del personaggio nella storyline.

Raramente, crediamo, nella storia del cinema, interpreti di “eroi” di questo spessore sono stati richiamati in causa per interpretare un villain, opposto a quello precedentemente messo in scena. Sarebbe come se Luke Skywalker diventasse il leader dei Sith, Indiana Jones un nazista o Frodo Baggins un Nazgûl. Ribaltamenti curiosi e interessanti, sì, ma narrativamente (e spettatorialmente) rischiosissimi. Vedremo come andrà. Molto del futuro di casa Marvel passerà da Avengers: Doomsday, motivo ulteriore per cui RDJ sarà davvero “l’uomo del destino” di casa Marvel. “O muori da eroe o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo”: Robert Downey Jr., che nella sua vita ha fatto di tutto, potrà davvero dire di aver fatto entrambe le cose.

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