Mon Crime – La colpevole sono io è la nuova commedia di François Ozon, che dopo aver conquistato il pubblico francese arriva nelle sale italiane. Con un cast ricco di stelle, il film porta in scena un equivoco che da vita ad una serie di risvolti esilaranti, tra processi giudiziari paradossali e intrecci brillanti. Il film è ispirato dall’omonima pièce teatrale del 1934, ed effettivamente lo stile della pellicola è molto teatrale, a partire dalle interpretazioni dei protagonisti e dai dialoghi. La forte ironia che coinvolge lo spettatore per l’intera durata del film non è altro che un mezzo per lanciare, con leggerezza, un forte messaggio di femminismo ed emancipazione.
Mon Crime: chi non vuole essere colpevole?
Protagoniste di questa assurda vicenda sono le amiche e coinquiline Madeleine e Pauline: una è un’attrice che cerca di fare carriera, l’altra un’avvocata squattrinata. Entrambe sono in grande difficoltà economica e non riescono a pagare l’affitto da mesi, riponendo tutta la speranza sul provino di Madeleine con il produttore teatrale Montferrand. Questo provino, però, purtroppo (o per fortuna) non finisce bene, in quanto il produttore approfitta della sua posizione e molesta la giovane attrice.
Lei fugge a casa e si sfoga subito con l’amica Pauline, a cui racconta tutta la verità. Proprio in quella stessa giornata, Montferrand viene ucciso e Madeleine viene ascoltata dalla polizia, essendo stata una delle ultime ad aver visto l’uomo. Dopo aver raccontato del tentato stupro, le due amiche capiscono che essendosi trattata di legittima difesa, dichiarando di aver ucciso Montferrand, Madeleine potrebbe non finire in carcere.
Inizia così il tentativo di appropriarsi del crimine altrui, inscenando paradossalmente la propria colpevolezza. L’aula del tribunale diventa il palcoscenico dove per la prima volta Madeleine può sfoggiare le sue doti attoriali e Pauline dimostrare di essere un valido avvocato. Reggere questa bugia e tenersi stretto questo crimine non sarà poi così facile…
Il teatro portato sul grande schermo

Il regista François Ozon ama il teatro e dopo i suoi due precedenti film, 8 donne e un mistero e Potiche, riporta questo stile prettamente teatrale in Mon Crime. I tempi, i dialoghi e l’espressività dei protagonisti sono molto teatrali, e risultano efficaci nel coinvolgimento del pubblico, che ride di gusto dall’inizio alla fine.
Non a caso Ozon ha scelto attori che hanno iniziato la loro carriera proprio a teatro: Isabelle Huppert, Fabrice Luchini, Rebecca Marder e Dany Boon hanno recitato nei palcoscenici della Francia prima di approdare al cinema. Fa eccezione Nadia Tereszkiewicz, che riveste il ruolo di Madeleine, la quale non ha mai lavorato a teatro. Lei, infatti, ha confessato di aver imparato tanto grazie all’esperienza sul set di Mon Crime, come se fosse una scuola di teatro.
Nadia Tereszkiewicz: nuova stella del cinema francese
Quella di Mon Crime, per la Tereszkiewicz, è una grande prova attoriale. La giovane attrice ha dimostrato il suo grande talento già di recente con Les Amandiers, film di Valeria Bruni Tedeschi che le ha valso un (meritatissimo) Premio Cèsar come promessa femminile. In quella pellicola ha interpretato il ruolo intenso e drammatico di Stella, personaggio alter-ego della regista. Con Mon Crime, Nadia Tereszkiewicz ha cambiato totalmente registro, dimostrando tutta la sua versatilità in una nuova veste comica.
Non solo risate: la morale di Mon Crime

La forza di Mon Crime sta proprio nell’ironia con cui affronta certe tematiche che, seppur ambientate negli anni 30, sono tremendamente attuali. In questo gioco di ruoli emerge tutto il potere della solidarietà femminile, prima nel rapporto tra Pauline e Madeleine, e poi nelle scene finali con Odette Chaumette. Madeleine con la sua confessione, seppur falsa, diventa un’eroina, una sorta di paladina di quello che oggi chiamiamo Me Too. Quella lotta al femminismo che sicuramente per il 1935 (anno in cui è ambientata la storia) era molto rivoluzionaria, non va sottovalutata neanche oggi.
François Ozon porta spesso nel suo cinema il tema dell’emancipazione femminile, mai in modo retorico, ma sempre in una chiave leggera, che è molto efficace e arriva diretta allo spettatore. Con un pizzico di satira, Ozon riesce a mettere in scena una storia divertente, mai scontata e ricca di dialoghi brillanti.
Isabelle Huppert è il valore aggiunto nel film
Nella seconda parte del film entra in scena uno dei punti forti, Isabelle Huppert, che si mette in gioco nei panni della diva del cinema muto Odette Chaumette (personaggio ispirato alla vera attrice Sarah Bernhardt). Dopo i ruoli in film cult come Elle (di cui trovate qui la nostra recensione) e La pianista, l’attrice francese gioca con questo personaggio buffo ed egoriferito, che conquista il pubblico a suon di battute irresitibili.
Mon Crime sono 102 minuti di puro divertimento, ennesima dimostrazione del talento dei francesi nel fare cinema (di cui François Ozon è un simbolo). Tra una risata e l’altra, Ozon ci ricorda che non dobbiamo dimenticare il bisogno conquistare l’emancipazione femminile, anche a costo di rubare un crimine altrui.









