Elle: desiderio e perversione secondo Paul Verhoeven

E’ un film strano Elle di Paul Verhoeven. Strano perchè inizia con un atto di violenza sessuale lasciato scorrere come se nulla fosse. Strano perchè sembra continuare a defocalizzare il punto della narrazione quasi per voler far dimenticare allo spettatore l’evento subìto dalla protagonista Michéle (Isabelle Huppert) nelle prime sequenze. Strano perchè si muove fra i canoni del thriller, del film erotico, dell’horror e della commedia nera.
Strano, eppure incisivo, chiaro ed esplicito.

Elle è un film coraggioso, forse la più lucida e attuale riflessione sui comportamenti umani nella contemporaneità, un film che mostra, per l’ennesima volta, il talento di un regista che ha mantenuto negli anni una coerente e precisa cifra stilistica e che trova in Isabelle Huppert il volto perfetto per mettere in scena il perverso cinismo che contorna i rapporti umani in una società come quella del nuovo millennio che cerca modi sempre più subdoli e ingannevoli per mascherare gli istinti.

UNA DONNA CHE POSSIEDE

Isabelle Huppert seduta a terra di profiloIsabelle Huppert non può che essere la protagonista di un film che vede al centro una donna che possiede gli uomini, che domina economicamente prima che psicologicamente su di essi, a capo di un azienda videoludica che produce videogiochi “per uomini”. Una donna che conosce i desideri degli uomini ed è in grado di utilizzarli a suo favore, plasmando in continuazione, come un modello tridimensionale, i loro comportamenti e le loro azioni.
E’ quindi una sorta di evoluzione della femme fatale, una versione contemporanea e psicologicamente più raffinata delle donne hitchcockiane, che fuoriesce dalla propria funzione narrativa per rendersi protagonista a 360 gradi del mondo che la circonda.

Eppure Michéle è anche una donna posseduta. Posseduta da un brutale passato, da una colpa paterna ricaduta su di lei, da cui non riesce a liberarsi e da un evento che sembra destabilizzare la sua forza psicologica: una irruzione in casa a cui è seguito uno stupro da parte di un uomo mascherato che farà iniziare un malsano gioco di volontà di sottomissione e sopraffazione.

SOTTOMISSIONE e PERVERSIONE

Isabelle Huppert con in mano un'accetta

La glaciale normalità con cui viene rappresentata la brutalità subita dalla protagonista a inizio film indirizza sin da subito lo sguardo dello spettatore nei confronti di una donna, Michéle, in pieno controllo della sua vita e delle sue emozioni. Una donna che, come già affermato, sottomette gli uomini, conosce le loro debolezze nascoste sotto al velo della virilità e che non conosce la vergogna perchè ha già conosciuto la vergogna più grande, quella di essere figlia di un brutale assassino.

In un’inquadratura Paul Verhoeven mostra che nella casa della protagonista è presente un poster della celebre rivista francese di fumetti Métal Hurlant. Impossibile non vedere analogie nei personaggi femminili protagonisti di numerose storie a strisce della rivista con il personaggio di Isabelle Huppert.
Il paragone con la celebre Druuna di Eleuteri Serpieri potrebbe essere quello più calzante:
Michéle infatti è consapevolmente oggetto sessuale, ma, come anche migliori eroine dei film di Verhoeven, sfrutta questa consapevolezza per porsi in una condizione di netta superiorità nei confronti degli altri.

C’è ovviamente della perversione in tutto ciò, una perversione che è però propria del mondo borghese contemporaneo, un mondo che cerca di censurare gli istinti e i desideri comuni a tutto il genere umano (siamo tutti animali, questo ha più volte rimarcato Verhoeven nelle sue interviste), creando simulacri in cui rinchiuderli e sublimarli.
Questi possono essere la fede cieca in Dio, altro tema ricorrente nei film del regista olandese che compare anche in Elle, l’illusione di una eterna giovinezza o il mondo virtuale del videogioco (tema precocemente portato avanti da un altro film, non a caso, francese del 2002, Demonlover di Olivier Assayas).

Il ritratto che Verhoeven restituisce della società borghese in tutte le sue perversioni è impietoso. I personaggi del film, esclusa ovviamente la protagonista, vivono barricati in illusioni, sono deboli che cercano di nascondere le debolezze, incapaci di essere onesti con sé stessi e con il mondo che li circonda. Contro di loro il regista usa il personaggio interpretato da Isabelle Huppert in una funzione smascheratrice e satirica, tipica dei film di Paul Verhoeven, che restituisce un quadro perfetto della contemporaneità.

AL DI LA’ DEL BENE E DEL MALE

Isabelle Huppert con in mano una pistolaIn questo mondo subdolo pieno di pulsioni represse e perversioni sublimate si muove la protagonista Michéle, ma sarebbe forse più utile sostituire il verbo “muoversi” con “ergersi“.
La super-donna interpretata da Isabelle Huppert, infatti, svetta sulla mediocrità del mondo borghese di cui fa parte per il suo riuscire a porsi oltre il canone dell’etichetta e della finzione e di esprimersi pienamente in quanto consapevole della mostruosità del mondo di cui fa parte.

Michéle non ha bisogno di mascherarsi come il suo aggressore, di cui scoprirà presto l’identità. Per dar sfogo alle sue pulsioni non ha bisogno di altri mezzi, perchè ciò che vuole ottiene.
Quando a seguito della relazione sadomasochistica tenuta con il suo aggressore capirà di stare perdendo la posizione di superiorità non si farà particolari scrupoli morali a eliminare il malsano partner.
Lei, a differenza di lui, sa dominare il desiderio.

Quado si libererà in breve tempo del fantasma del padre, morto suicida in carcere a seguito dell’annuncio di una visita da parte della figlia, del vano ammasso di plastica della madre e della destabilizzante, ma appagante figura dello stalker Michéle sarà quindi in grado, ormai senza alcun peso sulle spalle, di controllare totalmente le redini di un gioco sociale fatto di finzione e sopraffazione e di porsi al di là del bene e del male in una società contemporanea che non conosce morale.

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