M – Il figlio del secolo parla di oggi, da Meloni a Musk

Complici le ultime dichiarazione di Luca Marinelli, la serie ispirata al romanzo Premio Strega di Antonio Scurati sta facendo discutere. Questo ce l'aspettavamo. Ma cerchiamo di intercettare anche le difficoltà provate dall'attore, perché M – Il figlio del secolo, tramite la figura di Mussolini, lustra le scarpe ad altre figure della politica attuale che stanno somministrando al popolo la stessa ricetta che prescriveva il Duce.
Un montaggio di Elon Musk nell'equivoco saluto romano e della copertina di M - Il figlio del secolo.

È il motivo per vedere e rivedere M – Il figlio del secolo. Perché si crede sia uno spaccato sull’ascesa del fascismo e su come Benito Mussolini abbia preso il controllo e invece è un dibattitto politico aperto sul secolo nuovo. È Joe Wright il vero stratega, regista della serie che rimescola e richiama i toni de L’ora più buia, perché il suo intento è mostrare come un mancato – seppur necessario – parricidio abbia consentito il serpeggiare di un male “ancora tra di noi”.

Perché Mussolini è “ancora tra di noi”, lo dice la sua stessa voce tramite il timbro (in romagnolo credibilissimo) di Luca Marinelli nei primissimi minuti della serie – e il rischio apologetico l’abbiamo già schivato: lo chiariamo nella nostra recensione, era dietro l’angolo! –, perché quello per Mussolini è un amore sia platonico che carnale, è idolatria irrazionale e non si è riusciti a sopportare il fatto che quella relazione tra la pancia del Paese e il suo demagogo dovesse finire. Ecco che la relazione disfunzionale trascina con sé i detriti della rottura. Sarebbe servita una nazionale sessione di psicoanalisi, invece c’è stato solamente modo di riversare quell’amore in odio. E M – Il figlio del secolo dice anche questo: “M’avete odiato, perché amavate ancora“.

La “caduta” del fascismo dopo la Seconda Guerra Mondiale è dovuta alla conclusione del conflitto, non è stata causata da una presa di coscienza collettiva. La Scuola di Francoforte, Adorno e Horkheimer su tutti, si interroga sulla questione testimoniando che, per quanto la Resistenza partigiana sia stata una cellula di anticorpi, non abbia effettivamente attuato una rivoluzione. La Storia dà torto e dà ragione, canta De Gregori, e in questo momento più che mai non sappiamo dove penda l’ago di questa ragione. Perché è quella terapia collettiva che manca e sta mancando e che con ogni probabilità continuerà a mancare. Perciò è fondamentale vedere la serie di Wright, perché chiarisce una serie di illazioni ancora nebulose e soprattutto contribuisce a districare miti su questa chiazza di secolo. Mussolini non è stato lo stratega acuto e napoleonico con due piedi nel futuro, è stato l’inventore del populismo. E i piedi li aveva ben fermi dentro quella pancia del Paese (quel Paese di pancia) a cui prima si è fatto cenno. Eccolo qui dunque, il vero basamento dell’impero, il populismo che Mussolini ha introdotto nella propaganda – non penserete davvero che sia un merito, vero? – e il modo in cui le figure che l’hanno susseguito l’abbiano reinventato. Lucrando dal migliore, riadattandosi ai tempi.

Da cosa è mossa la nostra preoccupazione? Dal fatto che i mezzi di cui Mussolini era in possesso erano comunque limitati, mentre i mezzi attuali hanno una eco decisamente maggiore. Come Mussolini usò la Radio per diffondere la propaganda del regime – viene dalla prima EIAR (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) la notizia dei treni perfettamente in orario, c’aveva ragione Massimo Troisi, bastava farlo capostazione –, così Trump ha usato TikTok come mezzo d’espressione. Perché il populismo si è rigenerato, rinnovato e rinvigorito. Ma la sua radice parlava in dialetto romagnolo. Diventa fondamentale vedere M – Il figlio del secolo, perché Joe Wright ha trovato il modo per annettere la modernità e per parlare di personaggi che la condotta comunicativa mussoliniana l’hanno riportata in auge. Di seguito, i 5 personaggi odierni che la serie sfiora, in maniera più o meno indiretta, e questi sì che sono “ancora tra di noi”.

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi e Marta Fascina in una foto dalla mostra RealPolitik.

Se la matrice della serie si basa sulla narrazione “M’avete odiato perché m’amavate troppo“, possiamo dire “Silvio quanto ti abbiamo amato“. Alla morte del Cavaliere, proclamati i funerali di Stato. Tre giorni di lirico lutto nazionale che hanno impedito – parlo per me stavolta – alle persone che volevano approcciarsi alla figura con intento storico e critico, non ideologico, di non riuscire a guardare con occhi disinteressati, per una sorta di repulsione al cieco osannare il personaggio. Sostanzialmente: “Me lo state sbattendo così tanto in faccia che non riesco a guardare”. Ma da dove nasce l’impero creato da Silvio Berlusconi?

Vi ricordate quando Berlusconi pulì la sedia di Travaglio durante la storica puntata di Servizio Pubblico di Michele Santoro? All’epoca fischiato, adesso divenuto gesto iconico. Oggi chiameremmo quell’atto una operazione di marketing. Un ironico e simpatico depistaggio, un gioco di prestigio, per staccare l’attenzione del pubblico e portarlo da un’altra parte. In M – Il figlio del secolo lo fa il Mussolini prestigiatore, dopo il discorso alla Camera dell’onorevole Matteotti che accusa i fascisti dei più orrendi reati. E Mussolini dice che è giusto, che bisogna difendersi! Dai fascisti? Macché, dal governo che dovrebbe fare una sola cosa. Arrestare i fascisti? Macché, dimettersi! Il populismo. Far ascoltare alle persone ciò che vogliono ascoltare. Berlusconi l’ha fatto per quarant’anni.

Donald Trump

Immagine di Donald Trump.

Purtroppo la serie non è stata vista prima delle elezioni americane, abbiamo una chimerica illusione che avrebbe rosicchiato qualche punticino al Tycoon. Perché il riferimento a Donald Trump non è affatto velato, è Luca Marinelli che guarda in macchina è dice: “Make Italy great again“. Credi che sia l’attore che Wright abbiano assunto dosi equivoche di olio di ricino. Poi ci pensi e ha tutto perfettamente senso. Perché Trump è l’uomo che aizza la folla, che ha un mandato divino che l’ha salvato da un attentato, che porrà fine a tutte le guerre del mondo, perché così vuole la gente. E Musolini gli stringe la mano e dice “Basta alla violenza!”, quando ormai è in Parlamento e “ai fascisti adesso serve la pace”. Basta alla violenza gratuita, dice Mussolini, adesso c’è bisogno di una violenza calcolata. E un fascista è rispettabile e ragionevole quando capisce che la pace si raggiunge attraverso la forza. La gente vuole la pace, gliela daremo coi metodi che piacciono a noi. Chi potrebbe rappresentarlo meglio di un uomo che vive con la mano sulla fondina mentre parla di pace?

Elon Musk

Elon Musk, il comizio durante la presentazione di Donald Trump.

Sì, perché il mandato presidenziale di Donald Trump è partito ufficialmente il 20 gennaio 2025 e Cesare Rossi, detto Cesarino, primo sodale di Mussolini – scusate, errori di battitura, non Cesarino, parliamo di Elon Musk – l’ha incensato salendo sul pulpito e facendo il saluto romano. Per rispondere a chi crede che il “sono ancora tra di voi” della serie sia un puro allarmismo di zecche comuniste. E Musk era uno più socialista dei socialisti. Vi ricorderà qualcosa il primo manifesto dei Fasci di Combattimento: contro onorevoli, contro il governo, contro le elezioni, contro gli industriali, contro tutti! Musk era l’uomo della democrazia e della svolta green – in effetti operare bonifiche pare crei un sacco di sostenitori incalliti – e pochi giorni fa è salito sul pulpito dell’uomo che crede che trivellare a più non posso serva a riacquisire risorse fondamentali per gli Stati Uniti.

Non solamente la questione oligarchica che lo vincola – Musk è un uomo di abnorme potere economico dunque molto più influente di un semplice politico – ma riguarda Musk e Mussolini anche la dinamica dei mezzi d’espressione a cui facevamo riferimento in precedenza. Già con la sua prima campagna elettorale, Trump aveva intercettato l’esigenza di allargare la base della propria comunicazione tramite i social. Per messaggi demagogici è necessario che il popolo si allarghi fin dove è possibile. Ormai bisogna farci pace. Un tweet di Taylor Swift sposta molto più di un comizio elettorale, e il fatto che il bacino d’utenza si sia ampliato su scala mondiale fa sì che un messaggio “facile” attecchisca più di messaggio “giusto”. Elon Musk e il suo social X ne sono consapevoli e infatti l’orientamento degli elettori è stato influenzato dalla presa di posizione del leader di Tesla. Abbiamo parlato dell’EIAR, in quanto tempo Mussolini aveva capito che dilatando quella pancia del Paese tramite la comunicazione guidata, avrebbe governato in maniera ancor più pressante?

Marine Le Pen

Marine Le Pen, leader della destra francese.

L’epidemia del rinnovato fascismo è spaventosamente spettrale anche nella fascia europea, lo si vede per l’estrema destra radicale e autoritaria di Marine Le Pen, leader del partito conservatore francese. Avvocata, figlia di un uomo condannato per dichiarazioni negazioniste e d’incitamento al razzismo. I politologi hanno cercato più volte di ridefinire il suo partito con categorie storiografiche: alcuni la assolvono dagli estremismi, altri l’hanno addirittura rinominata una “destra dal volto umano“, perché ama i suoi gatti e ha il viso tenero. Permeanti motivazioni ideologiche e politiche. Dunque una fascista ragionevole. Ci riallacciamo a quel concetto che lo stesso Mussolini chiarisce durante la terza puntata della serie: “Cosa rende un fascista, un fascista rispettato e ragionevole?“. La vera domanda è: “Come si fa a definire un tagliagole che piscia sui cadaveri che ha ammazzato, un uomo rispettato e ragionevole?”. Magari alla retorica del “Ha fatto anche cose buone” ne manca una: a Mussolini piacevano i gatti.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni in una foto della mostra RealPolitik.

Vi basti riflettere sul fatto che la serie fosse pensata in inglese ma nel momento in cui Joe Wright ha saputo il risultato delle ultime elezioni, ha creduto fosse necessario girarla in italiano. Questa una delle motivazioni che ci dà la misura di quanto le puntate siano in realtà un messaggio elettorale. E allora quando la serie parla di Giorgia Meloni? Sempre. Non è necessaria una scena che faccia da cartina al tornasole. Io sono Giorgia! Sono una donna. Sono una madre. Sono cristiana. Sono italiana. E Benito è uomo famiglia, che poi abbia le amanti è un’altra storia. È uomo tutto d’un pezzo, che poi vacilli costantemente è un’altra storia. È uomo amato dalle donne, che poi la segretaria non cada esattamente tra le sue braccia ma venga stuprata è un’altra storia. È uomo della patria, che poi fosse già pronto a fuggire in Svizzera in caso la Marcia su Roma fosse andata male è un’altra storia.

Ma non fa sconti a nessuno M – Il figlio del secolo, come potrebbe? Non è solo la rappresentazione di come i totalitarismi si possano smussare in base alle esigenze dei popoli che li mandano (sbadatamente) avanti. Ma è anche un fortissima critica alla sinistra storica, e una chiara dichiarazione di come – proprio perché il tempismo perfetto di Mussolini in realtà è una menzogna, Benito è un arto in cancrena già dalla prima puntata. Nessun titanismo, sembra già morto prima di esser vivo – la strada sia stata aperta anche da un certo assenteismo politico da parte di chi doveva combatterli, i fascisti, e invece come dice il Mussolini della serie li ha fatti entrare in Parlamento “esattamente dove non dovevano entrare“.

M – Il figlio del secolo è al momento in onda, su Sky, vi lasciamo maggiori informazioni a riguardo. Luca Marinelli per vestire i panni del Duce ha dichiarato di aver sospeso il giudizio sul personaggio, per noi che non dobbiamo vestirci con la camicia nera sarebbe più elegante una maggiore attenzione. Per fare quella terapia collettiva e arrivare a credere che questo Paese abbia una pancia, ma anche una memoria.

Facebook
Twitter