Here, recensione: Robert Zemeckis racconta tutto Qui

Avete mai pensato a cosa ci fosse qui prima di noi? Partendo da questa riflessione Robert Zemeckis dirige Here, adattamento dell’omonima graphic novel di Richard McGuire. Un’opera calda, vera e incredibilmente accogliente sul valore della famiglia e l’importanza della memoria.
Tom Hanks e Robin Wright in una scena del film Here

Un piccolo angolo di mondo può rievocare ogni singolo momento della storia? Una casa può ricordare tutte le anime che l’hanno abitata? Una persona può ripensare a tutti gli attimi vissuti qui? Siamo soltanto agli inizi del 2025 e Robert Zemeckis ha già confezionato quella che sarà probabilmente una delle opere più interessanti e sperimentali dell’anno: Here.

Una travolgente odissea che racconta l’immanenza di un luogo attraverso vite ed epoche diverse, il tutto usando sempre lo stesso punto di vista, la stessa identica inquadratura. Alla veneranda età di 72 anni Robert Zemeckis, regista di capolavori come Forrest Gump, Chi ha incastrato Roger Rabbit e Ritorno al futuro, dimostra di essere all’altezza delle nuove leve cinematografiche realizzando uno dei time-lapse più magici della storia del cinema.

La genesi di Here

Vi siete mai chiesti passeggiando per strada, visitando un palazzo antico o semplicemente osservando le vostre pareti domestiche: “Chissà cosa c’era qui prima di me”? Se lo state facendo soltanto ora per la prima volta, siete stati preceduti da quel folle visionario di Robert Zemeckis: “Ero in una casa che aveva diverse centinaia di anni. Guardavo i suoi muri di pietra pensando a quanti erano passati esattamente nel luogo in cui mi trovavo. Li ho immaginati tutti, pieni di energia, mentre affrontavano la vita. Le finestre e i muri di quella casa erano lì da tantissimo tempo, così come la porta, da cui sono passate così tante vite”.

Da queste riflessioni nasce Here, adattamento dell’omonima graphic novel dell’illustratore Richard McGuire. Un film che mostra per 104 minuti la stessa location, dalla medesima prospettiva, saltando avanti e indietro nel tempo senza continuità cronologica. Uno spioncino da cui spiamo vite passate, presenti e future, connesse da un unico comun denominatore: tutto sta accadendo hic et nunc. Qui e ora.

A spasso nel tempo

Ophelia Lovibond e David Fynn in una scena del film Here

Camera fissa puntata su un pezzetto di terra, un puntino nell’universo. Prima di ogni cosa c’erano i dinosauri, che popolavano il nostro pianeta durante l’Era Mesozoica. Ma poi i dinosauri si sono estinti ed è arrivato l’uomo: dall’homo sapiens ai nativi americani, passando per William Franklin e i governatori coloniali, lo spettatore viaggia attraverso continui varchi temporali, fino a giungere alla costruzione di una casa e a stabilirsi nel suo salotto.

Qui, in questa casa, vivranno nell’arco di 100 anni 5 famiglie. I primi inquilini sono l’aviatore John Harter (Gwilym Lee) e sua moglie Pauline (Michelle Dockery), sconvolti dalla terribile influenza spagnola di inizio Novecento e costretti a trasferire la proprietà nelle mani della pin-up Stella (Ophelia Lovibond) e di Leo (David Fynn), eccentrico inventore di poltrone reclinabili.

Alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, l’economia dei paesi industrializzati entra in un periodo di sviluppo senza precedenti. Un benessere economico ampiamente diffuso che permette ai coniugi Al e Rose Young, interpretati rispettivamente da Paul Bettany e Kelly Reilly, di comprare la casa e accogliere sotto il proprio tetto anche Margaret (Robin Wright), la fidanzata del figlio maggiore Richard (Tom Hanks).

Sono gli anni dell’American Dream, gli anni della televisione e della Chevrolet Corvette, della minigonna e del rock ’n’ roll. E come in una sorta di album fotografico, scorriamo le pagine della vita di Richard e Margaret, il vero focus della storia di Zemeckis. Ma gli ultimi abitanti della casa non saranno Richard e Margaret, bensì gli Harris, famiglia afroamericana dei giorni nostri costretta a fare i conti con la pandemia di COVID-19 e la tirannia delle forze dell’ordine.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Robin Wright e Tom Hanks in una scena del film Here

Here è un’opera calda, vera e incredibilmente accogliente. Il ritratto di un’America che cambia e si trasforma, di una società che si muove nel tempo ma non nello spazio. Gioia, tristezza, paura, speranza e tutte le più profonde e complesse esperienze umane si mescolano tutte qui, sullo schermo, in un caleidoscopico vortice di emozioni che restituisce un racconto corale sul valore della famiglia e l’importanza della memoria.

Per Zemeckis il cinema è come una finestra sul mondo, che si tratti del Neolitico o di un padre che spiega al figlio il corretto modo di agire nel caso di un posto di blocco (una delle scene più belle e meglio costruite dell’intera pellicola, con il figlio della famiglia Harris irrigidito e indispettito dalle parole paterne ma ripreso sempre di spalle alla macchina da presa). Una finestra che permette a Zemeckis di rivivere il suo cinema come se non fosse invecchiato di un giorno.

A 30 anni dall’uscita di Forrest Gump, il cineasta torna a coinvolgere nello stesso film il compositore Alan Silvestri, lo sceneggiatore Eric Roth, il direttore della fotografia Don Burgess e gli attori Robin Wright e Tom Hanks, di cui potete scoprire qui le 10 migliori interpretazioni, mettendo in piedi una vera e propria reunion artistica e testando i progressi dell’intelligenza artificiale per ringiovanire il cast.

Here e le sperimentazioni cinematografiche di Zemeckis

Robin Wright, Robert Zemeckis e Tom Hanks sul set di Here

Robert Zemeckis è sempre stato un pioniere, un visionario, un amante del progresso e dell’innovazione. In Chi ha incastrato Roger Rabbit ha rivoluzionato la tecnica cinematografica con la sua perfetta sincronizzazione tra persone e cartoon. In Polar Express, La leggenda di Beowulf e A Christmas Carol ha rinnovato il cinema d’animazione con l’utilizzo della motion capture, che permetteva di registrare i movimenti delle persone e degli oggetti. E ora con Here sta aggiungendo grazie all’utilizzo dell’IA un altro tassello fondamentale all’evoluzione del linguaggio filmico.

I creatori del film hanno deciso di collaborare con lo studio Metaphysic, che ha fornito alla produzione un software in grado di elaborare attraverso degli input come appariva una persona a una certa età. Per ringiovanire Tom Hanks e Robin Wright il computer ha ripreso migliaia di immagini d’archivio e applicato una sorta di super make-up digitale sul volto dei due attori. Di sicuro, c’è ancora tanto da fare e tanto da migliorare nel mondo delle tecnologie, ma Robert Zemeckis a 72 anni dimostra di sentirsi ancora un ragazzino che ha tanta voglia di imparare e tanta voglia di sperimentare.

Alla ricerca del tempo perduto

Tom Hanks e Robin Wright in una scena del film Here

Il passato, il presente e il futuro per omaggiare la Settima Arte: in Here c’è tutto, dall’inquadratura fissa dei primi “dal vero” dei Fratelli Lumière ai fumettistici split screen per dividere le sequenze, passando per l’IA e il ringiovanimento degli attori. Il passato, il presente e il futuro per narrare la Storia, dove l’uomo non è che una piccola comparsa dinnanzi al solo e unico vero protagonista: il tempo.

E allora non ci resta che guardare con occhi lucidi un colibrì che aleggia nell’aria e fluttua in qualsiasi direzione lo porti il vento, proprio come la piuma di Forrest Gump. Perché in fondo la vita non è altro che una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita!

E voi cosa ne pensate di Here? Fateci sapere la vostra nei commenti e recuperate qui la nostra TOP 10 dei film di Robert Zemeckis!

Facebook
Twitter