Le nomination agli Oscar 2026 hanno riservato non poche sorprese. Da Jesse Plemons non candidato tra i miglior attori a No Other Choice escluso, dopo essere già stato ignorato a Venezia, tra i migliori film stranieri sono tante le assenze decisamente inaspettate. I colpi di scena non sono mancati nemmeno per quanto riguarda la categoria che premia il miglior documentario.
Dopo il grande successo al Sundance Film Festival nel 2025, 2000 metri da Andriivka, ultimo documentario di Mstyslav Chernov, già autore di 20 giorni a Mariupol, si presentava infatti come uno dei papabili candidati al premio Oscar 2026 per il miglior documentario. Tuttavia non è rientrato nella cinquina, che mai come quest’anno è comunque densa politicamente, con titoli che denunciano la condizione delle donne in Iran in Cutting Through Rocks, il sistema carcerario in Alabama in The Alabama Solution, il razzismo in Florida in The Perfect Neighbor, fino a toccare l’amministrazione Putin in Russia in Mr Nobody Against Putin. Densità che si ritrova anche nelle altre categorie, con film come Sinners o Una battaglia dopo l’altra. Molti ne parlano come l’edizione dei record, ma è davvero un bene? Ce lo siamo chiesti in questo articolo.
Così come Mariupol, anche Andriivka è uno dei luoghi simbolo della Guerra in Ucraina. Si tratta di un minuscolo villaggio ucraino nella regione del Donetsk, abitato da appena un centinaio di persone. Un tratto boschivo lungo due chilometri lo collega al centro abitato più vicino. Ovvero, collegava. Quel bosco non esiste più, esattamente come quel piccolo villaggio. L’invasione russa ha infatti spazzato via e distrutto tutto. Oggi Andriivka è una ghost town in tutto e per tutto, senza più case, persone, alberi. Senza più niente.
Dopo 20 giorni a Mariupol, il regista Mstyslav Chernov torna in sala con un documentario d’eccezione, sconvolgente, che non si limita a raccontare la violenza barbarica e senza alcun senso rappresentata dalla guerra, ma proietta lo spettatore all’interno di essa, costringendolo a vivere l’orrore senza fine dell’esperienza bellica.
La guerra in prima persona
2000 metri da Andriivka racconta infatti la riconquista (solo temporanea) del piccolo villaggio del Donetsk da parte delle forze ucraine nel 2023. Sfruttando il girato delle body-cam sugli elmetti dei soldati, Chernov forza il pubblico a vivere in prima persona l’incubo della guerra, senza dargli alcuna possibilità di uscirne se non alla fine del film.
Per più di un’ora e mezza lo spettatore segue i militari, diventa uno di loro, spara con loro, prova dolore con loro, paura con loro, terrore con loro, uccide con loro e muore con loro. Come in un videogioco, ma senza possibilità di salvare la partita e ricominciare da zero.
Ai momenti più concitati, in cui lo spettatore prende parte alla riconquista di Andriivka, seguono poi attimi di attesa, che Chernov sfrutta per intervistare i veri protagonisti dell’operazione, i membri dell’esercito. Ne racconta i desideri, i sogni, le speranze, le paure. Quello che emerge è un’umanità quasi paradossale, ma necessaria, che incomprensibilmente resiste nonostante l’orrore mortifero della guerra e che si interroga costantemente sul senso di quello che sta accadendo.
Il vuoto della guerra

Ma può una comunità dilaniata da un’invasione e dall’incubo della guerra ripartire dalle macerie di un mondo ormai distrutto? O il destino è quello di combattere per riconquistare un villaggio fantasma senza futuro? Di conseguenza, una nuova questione viene a galla, forse ancora più urgente: per cosa si combatte? Per salvare e proteggere il proprio Paese? Per tornare a casa vivi? Per donare ai propri cari un futuro migliore? E per cosa combattono i russi? Perché combattono?
Per tutta la durata del documentario infatti, il pubblico si trova costretto a fare i conti con il peso di queste domande. Gli stessi soldati si dividono tra chi pensa che la guerra sia l’occasione perfetta per ricominciare da zero, e chi intorno a sé ne coglie, invece, la natura distruttiva e mortifera, che nulla ha a che fare con la possibilità di una nuova vita. La paura non solo di non sopravvivere, ma soprattutto di non vedere la fine del conflitto, aleggia come una spada di Damocle su molti di loro.
Oscar 2026, un discorso sulla violenza

Chernov non dà risposte certe, ma lascia che sia lo spettatore a trovarle, tramite l’immedesimazione totale con i protagonisti della campagna di liberazione di un non luogo come Andriivka. La bandiera ucraina che sventola su quello che resta di una casa in un villaggio senza più abitanti, parrebbe suggerire l’inutilità di una resistenza sempre più faticosa e dolorosa. Eppure, la vita trova sempre una via e una forma inaspettate. Ecco, dunque, che un gattino salvato dalle macerie diventa il simbolo di una speranza flebile, ma necessaria in uno scenario di guerra che, come ricorda uno dei soldati, non sembra avere fine.
In modo simile a quanto già fatto da RaMell Ross con I ragazzi della Nickel, in cui il regista statunitense raccontava la persecuzione razziale nell’America degli anni ‘60, con 2000 Metri da Andriivka Chernov lavora sull’identificazione del pubblico con le vittime dell’orrore che si consuma quotidianamente in Ucraina. Quasi a suggerire: non basta più che lo spettatore assista alla violenza, per realizzarne l’esistenza. Deve viverla.
La sensazione è che se è vero che agli Oscar 2026 sono stati candidati diversi film che parlano di violenza (oltre ai titoli già citati, si pensi a Un semplice incidente, tra le nomination come miglior film straniero e per la migliore sceneggiatura originale), l’opera di Chernov avrebbe potuto dare ulteriori spunti di approfondimento sul tema. Considerazione, questa, che non mira a sminuire in alcun modo le nomination. Come già affermato infatti molte di esse affrontano comunque l’argomento in modo serio, efficace e decisamente esaustivo. Staremo a vedere quali film usciranno vincitori agli Oscar 2026..
2000 Metri da Andriivka è stato presentato al 78° Festival di Cannes in occasione di un evento a favore dell’Ucraina. Oltre alla vittoria al Sundance per la miglior regia di un documentario, è stato candidato ai Gotham Award ed è rientrato nelle shortlist degli Oscar 2026. In Italia, l’anteprima nazionale si è svolta alla Festa del Cinema di Roma ed è attualmente in sala.









