Death of a Unicorn, recensione: animali fantastici e come sfruttarli

A partire dal 10 aprile è nelle sale Death of a Unicorn, opera prima che fonde gli eccessi e il gore tipici dell’horror con il tono della commedia ed elementi fantasy. Prodotto da A24, il film ha per protagonisti Jenna Ortega, Paul Rudd e un branco di unicorni assassini tutt’altro che affettuosi.
Jenna Ortega in una scena del film Death of a Unicorn

Vi ricordate quando, in Harry Potter e la pietra filosofale, il centauro Fiorenzo spiegava al piccolo mago che uccidere un unicorno è un crimine orribile? Diceva: “Bere il sangue di un unicorno ti tiene in vita anche se sei a un passo dalla morte… ma a un prezzo spaventoso.” Ecco, Death of a Unicorn è il film A24 che ha deciso di basare tutta la trama sul mostrare cosa sia questo “prezzo spaventoso”, facendocelo vedere senza mezze misure, budella comprese. Dimenticate gli arcobaleni e la dolcezza: gli unicorni di Alex Scharfman sgozzano, uccidono e impalano con una facilità che neanche Vlad III di Valacchia.

Premesse importanti, dunque. Ma basteranno a mantenere vivo l’interesse del pubblico? Noi di Ciakclub cerchiamo di rispondervi nella nostra recensione del film.

Di cosa parla Death of a Unicorn

Distribuito in Italia da I Wonder PicturesDeath of a Unicorn segna il debutto alla regia di Alex Scharfman ed è un film A24 con tutti i crismi. La casa di produzione newyorkese ci ha abituati a opere dall’impronta autoriale marcata — basti pensare ai film di Ari Aster, qui coinvolto come produttore esecutivo — ma anche a titoli più eccentrici e irriverenti, come Swiss Army Man.
In questo panorama, Death of a Unicorn non ha l’ambizione di reinventare nulla, e forse nemmeno l’intenzione. Il film si apre con un incipit tanto classico quanto collaudato: un padre e sua figlia, Ridley ed Elliot, in viaggio per cercare di ricucire un rapporto segnato dalla recente perdita della moglie e madre. I due protagonisti sono Paul Rudd e Jenna Ortega, che ormai sembra interpretare Mercoledì anche quando non sta interpretando Mercoledì.

Durante il tragitto verso la villa del magnate dell’industria farmaceutica Odell, i due investono accidentalmente un giovane puledro di unicorno. Caricano la carcassa in macchina e proseguono il viaggio verso la tenuta, dove fanno la conoscenza di Leopold Odell (Richard E. Grant), malato terminale di cancro, di sua moglie Belinda (Téa Leoni) e del figlio Shepard (Will Poulter), la cui unica qualità pare essere quella di portare il cognome del padre.

Una volta scoperti i poteri miracolosi dell’unicorno — il sangue che cura il cancro, il corno dagli effetti psicotropi potenzialmente sfruttabili come nuova droga — la famiglia Odell dà il via a una serie di esperimenti volti a capitalizzare la creatura fantastica in ogni sua parte, anche da morta. I piani turbo-capitalistici degli Odell, tuttavia, vengono (s)travolti da un branco di unicorni furiosi, decisi a vendicare il puledro caduto. Ne segue una mattanza ultraviolenta: crani spappolati, teste impalate, budella aperte in pieno stile xenomorfo, urla e tanto dolore.

A24: quanta sospensione dell’incredulità ti serve? Sì

Jessica Hynes, Téa Leoni, Will Poulton, Paul Rudd, Jenna Ortega, Anthony Carrigan in una scena del film Death of a Unicorn

Nel 2011, A24 aveva prodotto Lamb, una fiaba nera in cui una coppia in Islanda si ritrovava ad adottare un agnello mezzo umano. Un film che si concludeva con la visione dell’ibrido uomo-ariete che riprendeva con sé il figlioletto mezzo agnello. Se Lamb era un film freddo e inospitale per lo spettatore, privo di dialoghi e con l’atmosfera seria e cupa di un thriller scandinavo, Death of a Unicorn si colloca sul versante opposto: saturo di dialoghi, ritmato, ironico e colorato. Vincere la resistenza alla sospensione dell’incredulità dello spettatore è molto complicato, specialmente quando si tratta di un film che ha come soggetto principale degli unicorni assassini. Il rischio è dunque quello di non riuscire a centrare il tono.

In effetti, in molte parti del film, proprio come alla famiglia Odell mentre tenta di sparare agli unicorni, il bersaglio auspicato non è stato proprio centrato. La sensazione, infatti, è quella di un film che chiede allo spettatore molto più di quanto non offra. Se dal punto di vista narrativo lo spettatore è ben disposto e pronto a credere nell’esistenza dell’unicorno, tutto potrebbe crollare nel momento in cui finalmente vediamo la creatura. Qui la CGI fa il suo ingresso trionfale, con un effetto di straniamento che smonta all’istante la magia di un essere fantasy che il film cerca disperatamente di farci credere reale. L’effetto-Asylum di Sharknado e altre meraviglie simili è sempre dietro l’angolo, e a questo punto la sospensione dell’incredulità sembra l’unica magia che resta davvero in piedi, grazie alla bravura dello spettatore intento a mantenere fede al patto narrativo.

Il filone eat the rich, la satira contro il capitalismo

Jenna Ortega e Paul Rudd in una scena del film Death of a Unicorn

Da Saltburn a The Menu, senza tirare in ballo capolavori come Parasite o Funny Games, il filone “eat the rich” ha avuto negli ultimi anni un bel colpo di fortuna produttivo. Death of a Unicorn segue questo sentiero, ma prendendo ogni tanto qualche scorciatoia e semplificazione. La satira sul capitalismo e le industrie farmaceutiche che vampirizzano la malattia per lucro c’è, certo, ma invece di essere affilata come i denti degli unicorni assassini è innocua e delicata come un My Little Pony e questo rischia di indebolire l’effetto desiderato.Tuttavia, il film di Scharfman non manca di momenti di vero eccesso visivo, perché, ammettiamolo, niente è più soddisfacente che vedere morire male gente che merita di morire male.

In questo risiede forse l’aspetto più appagante dell’opera prima del regista, che si distingue per una messa in scena coesa e per intere sequenze (e a tratti singole inquadrature) che sembrano pescare a piene mani dai grandi classici del monster movie, da Alien a Jurassic Park. E forse questo basta. Soprattutto a un pubblico teen, che pare essere il vero target di questo progetto A24. Death of a Unicorn è un film da secchiello di pop corn e leggerezza, un episodio di Piccoli Brividi girato però con un budget da major.

Non entrerà nei libri di storia come la punta di diamante di A24 (che, anche di recente, qualche scivolone se l’è concesso), ma ha il merito di voler rilanciare un sottogenere quasi estinto: la horror-comedy con gli animali, di cui Il lupo della neve (2020) di Jim Cummings è un altro esempio recente. Death of a Unicorn è in sala dal 10 aprile e, come ci hanno insegnato i Gremlins, anche la creatura più tenera può trasformarsi in una bestia di satana… se non si rispettano le regole.

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