A Bad Summer, recensione: il Giappone che i turisti non vedono

Un Giappone lontano dalle cartoline: A Bad Summer ci mostra povertà, corruzione e disperazione con l'ironia amara di pellicole del calibro di Parasite. Vuoi scoprire che cosa rende questo film così speciale? Allora scorri qui sotto e leggi la nostra recensione.
Takumi Kitamura in una scena di A Bad Summer

C’è un arcipelago asiatico che continua ad attirare milioni di turisti ogni anno. Dai paesaggi mozzafiato alle metropoli brulicanti di vita, passando per monumenti storici e una cultura unica al mondo. Stiamo parlando del Giappone. Agli occhi degli occidentali, è un luogo di perfezione, modernità ed eleganza. Ma cosa succede se a osservare il Giappone non siamo noi visitatori estasiati, bensì chi ci vive ogni giorno? È davvero un paese senza ombre? A Bad Summer prova a rispondere a questa domanda.

Diretto da Hideo Jojo, il film ci trascina nei quartieri dimenticati, tra le pieghe nascoste della società. Racconta la storia di chi non ce la fa, di chi viene schiacciato dal sistema: la popolazione più povera, invisibile agli occhi della narrazione ufficiale. Il regista, già noto in patria per i suoi lavori che mescolano tensione e umorismo nero, firma qui un’opera forte ma accessibile a tutti.

Il film infatti, tratto dal romanzo di Tamehito Somei, non è il solito dramma cupo: è un lungometraggio intenso, capace di scoppiare improvvisamente in scene di comicità liberatoria. Prima della proiezione al Far East Film Festival, il regista ha infatti dichiarato: “È vero che si tratta di argomenti seri, ma se vi venisse da ridere fatelo senza sentirvi in colpa“. E così ha conquistato subito la sala, noi compresi, e siamo pronti a parlarvene nella nostra recensione.

Chi controlla i controllori?

Una scena del film A Bad Summer

È una domanda che di solito associamo a film di spionaggio, pieni di complotti e intrighi internazionali. Ma A Bad Summer va in tutt’altra direzione. Qui siamo nel mondo reale, quello di tutti i giorni, molto più vicino a chi vive davvero certe situazioni. Tutto parte da un anonimo ufficio comunale, quello che si occupa dei sussidi di disoccupazione, dove sempre più persone finiscono a chiedere aiuto. Proprio lì nasce uno scandalo: un impiegato approfitta della sua posizione per ricattare una madre single, promettendole il rinnovo del sussidio in cambio di favori sessuali. Da questo evento il protagonista Sasaki, un ragazzo molto timido e introverso, cercherà di andare a fondo alla questione, ma rimarrà sfortunatamente coinvolto in una dinamica pericolosa che include anche la malavita Giapponese

Nonostante la trama possa far pensare a un thriller teso, A Bad Summer sorprende con un tono che alterna momenti di forte tensione a un umorismo nero capace di strappare risate genuine. Hideo Jojo dirige con mano sicura, bilanciando crudeltà sociale e comicità grottesca senza mai perdere di vista la serietà del tema. Il risultato è un film che, proprio come Parasite (che potete trovare su MUBI insieme alle novità di aprile in piattaforma), racconta la povertà con un’ironia amara e tagliente, senza mai cadere nella retorica. Anche nei momenti più tragici, la risata arriva come una difesa naturale, e questo rende l’esperienza ancora più intensa.

Non è sbagliato chiedere aiuto

Una scena del film A Bad Summer

Può sembrare una banalità, ma A Bad Summer dimostra quanto, in Giappone, questo gesto semplice sia in realtà carico di ostacoli invisibili. Il senso del dovere e del rigore morale è così radicato che chi fallisce si sente inevitabilmente colpevole, anche quando non dovrebbe. Il film racconta come molti, pur di non ammettere il proprio bisogno, preferiscano vivere in miseria o prendere decisioni estreme, rovinandosi la vita. In una società che idolatra il successo individuale, chi cade resta schiacciato da un senso di vergogna soffocante, senza una rete pronta a salvarlo. È un sistema culturale che pesa su ogni scelta lasciandoti senza la forza di opporre un qualsiasi tipo di resistenza.

Ma in ogni sistema che premia i forti, c’è sempre chi approfitta dei più deboli. A Bad Summer mostra anche l’altra faccia della medaglia: quella degli imbroglioni, dei truffatori che si infiltrano nelle maglie dell’assistenza pubblica. Una rete di malavitosi che, con minacce e corruzione, costringe i funzionari a erogare sussidi destinati poi a essere spartiti illegalmente. È una dinamica che nasce in un contesto tipicamente giapponese, ma che in fondo non conosce confini. Perché ovunque ci sia povertà, disperazione e disuguaglianza, c’è anche chi se ne approfitta. E in questo senso, il film parla molto più universalmente di quanto possa sembrare a prima vista.

In A Bad Summer il clima è il vero protagonista

Yuumi Kawai e Takumi Kitamura in una scena di A Bad Summer

In A Bad Summer c’è un protagonista silenzioso ma fondamentale che non appare nel cast: il tempo atmosferico. Hideo Jojo lo usa in modo raffinato, modellandolo come se fosse un’estensione delle emozioni dei personaggi. Proprio come Spike Lee in Fa’ la cosa giusta (che nella nostra top 10 dei suoi migliori film occupa una posizione d’onore) anche qui il caldo diventa un personaggio a sé stante. L’afa opprimente avvolge ogni scena di tensione, amplificando il senso di soffocamento che i protagonisti provano nella loro quotidiana lotta contro il sistema.

Ma non è sempre uguale: il clima si fa più lieve nei momenti di speranza, salvo poi tornare prepotente quando tutto sembra crollare, aggredendo fisicamente i personaggi e il pubblico. Questa gestione dinamica del tempo atmosferico accompagna il film verso un crescendo emotivo che non lascia respiro. Quando le tensioni narrative raggiungono il loro climax poi, anche il clima esplode: una bufera torrenziale che avvolge tutto e tutti, quasi a voler purificare con la forza bruta la corruzione e la disperazione che si sono accumulate.

Voi cosa pensate di questo spaccato della società Giapponese? A Bad Summer si rivolge solo alla popolazione nipponica oppure

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