Spike Lee: la TOP 10 film del regista cresciuto dal ghetto

Il maestro del cinema “Off Hollywood” Spike Lee spegne oggi 67 candeline. In occasione del suo compleanno, noi di CiakClub non possiamo esimerci dall’omaggiare la sua brillante carriera artistica con una selezione dei TOP 10 film di Spike Lee, il regista afroamericano più famoso e amato di sempre!
Fa' la cosa giusta, La 25a ora, Malcolm X, Blackklansman e Clockers fra i migliori film di Spike Lee

Le mie toste giornate filavano così, tra un mega-tiro a canestro e un film di Spike Lee” diceva Will Smith nella sigla della sitcom Willy, il Principe di Bel-Air. Sì, perché il grande Spike Lee con le sue tematiche sociali legate ai rapporti interraziali, i suoi personaggi fortemente caratterizzati, le riprese sperimentali in stile documentaristico e il montaggio frenetico da videoclip rappresenta il più celebre e amato cineasta afroamericano di tutti i tempi.

Regista, attore, sceneggiatore e produttore statunitense, Spike Lee nasce ad Atlanta il 20 marzo 1957. Dopo essersi diplomato al Morehouse College e iscritto al Clark College, Lee intraprende la carriera cinematografica frequentando l’Institute of Film and Television della New York Academy, dove inizia a girare i suoi primi cortometraggi. Negli anni ’80 si inserisce nel filone “Off Hollywood” (“lontani da Hollywood”) del cinema indipendente americano, realizzando pellicole a basso budget con soggetti e strategie narrative piuttosto audaci.

Spike Lee dà vita a un cinema innovativo e rivoluzionario che incarna tutto il disprezzo del suo regista verso l’America dei bianchi e l’imborghesimento dei neri. Un cinema che mostra la metropoli come luogo di confronto ma soprattutto di conflitto, ispirandosi per certi versi ai film del maestro Scorsese.

Oggi, 20 marzo 2024, in occasione del suo compleanno non possiamo esimerci dall’omaggiare Spike Lee con una lista dei 10 migliori film del regista. Non ci resta che scoprire le carte e svelarvi la nostra TOP 10!

10. Lola Darling (1986)

Spike Lee in una scena del film Lola Darling

Steven Soderbergh, Gus Van Sant, i fratelli Coen e tanti altri registi del cinema “Off Hollywood” lavoravano anche per gli studios. Fu però Spike Lee e il suo primo lungometraggio Lola Darling a rappresentare il passaggio più rapido di un regista indipendente alle major.

Lola Darling è una commedia romantica classica, ma con personaggi afroamericani ed espliciti riferimenti sessuali. Spike Lee si diverte a mostrare lo slang e i riti di corteggiamento della sua comunità, e si mette lui stesso in gioco recitando nei panni del simpatico Mars Blackmon. I monologhi con gli attori che si rivolgono direttamente alla macchina da presa sono ripresi dal cinema del grande Jean-Luc Godard. L’esordio dietro la macchina da presa di Spike Lee è un successo incredibile e imprevisto, che permette al regista di essere immediatamente ingaggiato dagli studios e avviare così la sua straordinaria carriera cinematografica.

9. Mo’ Better Blues (1990)

Denzel Washington e Spike Lee nel poster del film Mo' Better Blues

Presentato in Europa alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Mo’ Better Blues è una vera e propria opera hollywoodiana. Un film sul jazz e sull’amore supremo che questo genere musicale riceve dai suoi maggiori interpreti, come ad esempio il grandissimo John Coltrane a cui questa pellicola è dedicata.

Il film di Lee si sarebbe dovuto chiamare in origine A Love Supreme, in omaggio al titolo dell’omonimo brano di Coltrane, ma la vedova Alice Coltrane si oppose per il linguaggio troppo forte e volgare della pellicola. Spike Lee optò per questo nell’alternativo Mo’ Better Blues (letteralmente “più meglio del blues”) riprendendo la valutazione che Bleek Gilliam, interpretato da Denzel Washington, dà di se stesso a letto.

8. BlacKkKlansman (2018)

Adam Driver e John David Washington in una scena del film BlacKkKlansman

Vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e del Premio Oscar per la migliore sceneggiatura non originale alla 91esima edizione degli Academy Awards, BlacKkKlansman è tratto dal romanzo Black Klansman scritto dall’ex poliziotto Ron Stallworth. All’inizio degli anni ’70 Ron Stallworth, interpretato da John David Washington, fu il primo afroamericano a diventare agente di polizia nella città di Colorado Springs. Per infiltrarsi nel Ku Klux Klan, movimento razzista che sostiene la superiorità della “razza bianca”, Ron attivò un contatto telefonico con la cellula locale per proporsi come nuovo membro. Sarà però il collega bianco Flip Zimmerman (Adam Driver) a presentarsi al posto suo al primo incontro.

Prodotto da Jordan Peele, BlacKkKlansman è un film spassoso e appassionante, riconosciuto da critica e pubblico come uno dei migliori prodotti cinematografici degli ultimi anni. Un’opera brillante che riflette sul tema del razzismo e sulla sua influenza nella Settima Arte. Classici come Via col vento di Fleming e Nascita di una Nazione di David W. Griffith hanno giocato un ruolo chiave nella costruzione di una cultura della segregazione.

7. Malcolm X (1992)

Denzel Washington (Malcolm X) in una scena del film Malcolm X

Vi insegnerò una parte di storia americana che finora è stata tenuta nascosta”: Spike Lee invitò con queste parole tutti gli afroamericani a scioperare per assistere alla prima del suo film Malcolm X. Basato sull’Autobiografia di Malcolm X, scritta da Malcolm X con la collaborazione del giornalista Alex Haley, il film di Lee è una delle migliori biografie mai portate sul grande schermo. La pellicola racconta la storia di Malcolm Little (Denzel Washington), conosciuto anche con il nome di Malcolm X, noto attivista e politico statunitense impegnato nella lotta degli afroamericani per i diritti umani e per l’emancipazione.

Considerato uno dei maggiori leader del XX secolo, Malcolm X conobbe la violenza del Ku Klux Klan, la dissipazione morale nei ghetti neri e la prigione. Il verbo del musulmano Elijah Muhammad gli cambiò però la vita trasformandolo in un paladino dei diritti dei neri. Malcolm X è un’opera di assoluta rilevanza storica, con la quale Spike Lee si è messo in gioco sia da un punto di vista politico che emozionale, arrivando perfino a scontrarsi con gli studios hollywoodiani.

6. Clockers (1995)

Harvey Keitel, Mekhi Phifer e John Turturro in una scena del film Clockers

Presentato in concorso alla 52esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Clockers è tratto dall’omonimo romanzo di Richard Price. Spike Lee racconta la storia dal punto di vista di Strike (Mekhi Phifer), giovane spacciatore di crack che sogna di fuggire dal proprio quartiere per cambiare vita.

Non c’è manicheismo nel film, che divide equamente i personaggi negativi tra neri e bianchi e affronta senza retorica temi come la violenza, l’uso delle armi, la droga, l’AIDS, il gangsta rap e i mass media: “È rivolto agli abitanti del ghetto di New York. Ho voluto tirar fuori le loro contraddizioni per far capire che nascere neri e poveri non significa necessariamente nascere gangster, spacciatori, drogati, ballerini o rapper, ma che si può perfino studiare, avere un lavoro, metter su famiglia“ ha dichiarato Spike Lee.

Clockers è un noir corale che inizia come documentario da strada per poi diventare un affresco realista sulla cultura nera, messo in scena con una regia sofisticata e sperimentale. Il film è coprodotto da Martin Scorsese, di cui abbiamo di recente stilato la classifica di tutti i film dal “peggiore” al migliore.

5. S.O.S. Summer of Sam (1999)

Adrien Brody e John Leguizamo nel poster del film S.O.S. Summer of Sam

Presentato alla 52esima edizione del Festival di Cannes, S.O.S. Summer of Sam rappresenta il primo film di Spike Lee non incentrato sulla comunità afroamericana. La pellicola è tratta dalla storia vera del serial killer David Berkowitz, noto anche con i soprannomi di “Figlio di Sam” e “Il killer del calibro 44”, accusato di aver ucciso sei persone e averne ferite molte altre tra il 1976 e il 1977 a New York.

In S.O.S. Summer of Sam gli omicidi di Berkowitz innescano una vera e propria caccia alle streghe tra gli italo-americani, che iniziano a sospettare gli uni degli altri. Berkowitz è però soltanto un pretesto per raccontare le contraddizioni di una città e di una cultura. Spike Lee realizza un’opera feroce e travolgente che si scaglia contro i media e la loro capacità di stimolare l’intolleranza verso ciò che è considerato diverso. Un doloroso affresco d’epoca, scandito dalle radiocronache delle partite degli Yankees e dalle musiche allora in voga: dal punk alla new wave, passando per la disco-music.

4. Jungle Fever (1991)

Annabella Sciorra e Wesley Snipes in una scena del film Jungle Fever

“Jungle Fever” (“febbre da giungla”) è l’espressione con cui Spike Lee definisce la “malsana” attrazione sessuale tra etnie diverse. Nel film le vittime dello “Jungle Fever” sono Flipper Purify (Wesley Snipes), architetto benestante, sposato e di successo, e Angela Tucci (Anabella Sciorra), assunta come nuova segretaria nell’ufficio di Flipper. Lui è afroamericano; lei è italoamericana. I due si ritrovano da soli in ufficio per gli straordinari e scatta l’attrazione sessuale. La loro relazione si scontra però con l’ostilità delle rispettive famiglie e l’impossibilità di un vero amore “interraziale“.

Jungle Fever è uno spaccato di vita newyorkese che balla tra il dramma e la commedia, muovendosi tra i due generi in maniera brillante e costante. Spike Lee passa dal ghetto (mostrato nelle pellicole precedenti) alla borghesia in ascesa, ma la ferocia con cui racconta le dinamiche sociali non cambia. La pellicola è stata presentata in concorso al Festival di Cannes, dove fu premiata l’interpretazione di Samuel L. Jackson, di cui abbiamo di recente stilato la TOP 10 film con e senza Tarantino.

3. Inside Man (2006)

Denzel Washington e Chiwetel Ejiofor in una scena del film Inside Man

Inside Man rappresenta il più grande successo commerciale dell’intera filmografia di Spike Lee, con un incasso al box office di oltre 88 milioni di dollari. Un thriller ricco di tensione e colpi di scena. Una delle migliori rapine in banca della storia del cinema. Uno dei più importanti film americani del nuovo millennio.

Quattro rapinatori, capeggiati da Dalton Russel (Clive Owen), prendono in ostaggio i clienti e il personale di una banca newyorkese. Il detective Keith Frazier (Denzel Washington) conduce le trattative, ma tra di loro si interpone un’astuta negoziatrice (Jodie Foster) che lavora per il proprietario della banca (Christopher Plummer). Qual è il vero obiettivo dei rapinatori, visto che non sono interessati ai soldi?

Dietro l’azione e il divertimento del racconto, in Inside Man affiorano riflessioni agghiaccianti sul mondo contemporaneo: tutto è grigio e indistinguibile, a partire dalla linea che separa il Bene e il Male; il cinismo contagia tutti; la polizia non sa distinguere i colpevoli dalle vittime. Unici punti saldi restano le identità etniche e soprattutto il peso della Storia, impossibile da cancellare.

2. La 25ª ora (2002)

Edward Norton in una scena del film La 25esima ora

Tratto dal romanzo omonimo scritto da David Benioff, La 25ª ora rappresenta uno dei punti più alti della carriera di Spike Lee ed è uno dei primi film a mostrare il sito di Ground Zero. La pellicola racconta l’ultimo giorno di libertà dello spacciatore Monty Brogan (Edward Norton) condannato a passare i prossimi sette anni di vita in prigione. Un film che descrive non tanto il mondo della criminalità, quanto piuttosto le conseguenze della criminalità. Un viaggio nella psiche di Monty, nella relazione con la fidanzata Naturelle (Rosario Dawson), nei rapporti con gli amici Francis (Barry Pepper) e Jacob (Philip Seymour Hoffman).

Spike Lee trasforma aspetti chiave della cultura americana (la seconda possibilità) e del proprio cinema (il razzismo) in una riflessione sul senso e le prospettive di sopravvivenza nell’America post-11 settembre, che la tragedia non sembra aver reso più matura. Indimenticabili il monologo di Monty contro i microcosmi che popolano la città di New York e il finale del film, ambientato in una redentiva ma inesistente venticinquesima ora.

1. Fa’ la cosa giusta (1989)

Spike Lee, Danny Aiello, Richard Edson e John Turturro in una scena del film Fa' la cosa giusta

Fa’ la cosa giusta è ispirato a un fatto di cronaca: l’uccisione del ragazzo afroamericano Michael Griffith a Howard Beach, nel Queens, il 20 dicembre 1986, durante uno scontro a sfondo razziale. La pellicola rappresenta il punto più alto della carriera di Spike Lee, che sviluppa una tragedia direttamente dal tessuto metropolitano, dalla coesistenza e dallo scontro tra etnie di immigrati, ciascuna gelosamente legata alle proprie tradizioni e alle proprie mitologie di massa, che ne definiscono l’identità.

Splendida la fotografia dai toni caldi di Ernest Dickerson che mette in scena alla perfezione “la giornata più calda dell’anno”, capace di infuocare le tensioni mai sopite tra gli afroamericani e gli italoamericani del quartiere di Brooklyn. A dir poco evocative le inquadrature oblique utilizzate da Spike Lee, a testimonianza del precario equilibrio su cui si reggono i rapporti sociali. Ci troviamo davanti a un intramontabile capolavoro della Settima Arte, ancora tremendamente attuale alla luce del recente riacutizzarsi della questione razziale negli Stati Uniti.

E voi siete d’accordo con la nostra TOP 10 dei film di Spike Lee? Fateci sapere la vostra nei commenti!

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