30 anni senza Massimo Troisi: 10 battute che l’hanno reso immortale

Sono passati 30 anni dal 4 giugno 1994, giorno della prematura scomparsa dell’attore e regista napoletano Massimo Troisi. Occasione propizia per commemorare la sua brillante carriera artistica con una selezione delle TOP 10 battute che lo hanno reso immortale!
Massimo Troisi in una scena del film Pensavo fosse amore invece era un calesse

4 giugno 1994, il tempo si è arrestato come avesse un infarto. Signore e signori non sono ammessi sorrisi, perché è morto Massimo Troisi.

Troppo amaro è stato con lui il destino, che ha bussato una sola volta e non due come farebbe il postino. Se si pensa a quello che ancora avrebbe potuto dare, la sua assenza distrugge. Adesso nemmeno chi parte sa da che cosa fugge.

Quel suo modo di far ridere leggero, semplice e senza azzardo di cui si è parlato sempre troppo poco, e per questo scusate il ritardo. E nel ricordo del suo passato, ci teniamo stretto tutto quello che ci ha lasciato: le pene d’amore di Tonino; i complessi di Robertino; che la guerra nei sogni la vince il primo che si è addormentato; che se chiami un figlio Massimiliano poi diventa scostumato; che Leonardo Da Vinci genio supremo, quando giocava a scopa diventava l’ultimo scemo.

In fondo davanti a lui ognuno si sente un po’ imbranato: ‘o ssaje comme fa ’o core quando si è innamorato. E per omaggiare la sua comicità dialettale, ecco a voi la TOP 10 battute che lo hanno reso immortale!

Ricomincio da tre – “Tre cose mi sono riuscite nella vita”

Ricomincio da tre (1981) rappresenta la prima esperienza sul grande schermo di Massimo Troisi, sia da attore che da regista. La pellicola ottiene un grandissimo successo di pubblico e critica, conquistando incassi record e vincendo ben due David di Donatello (Miglior Film e Miglior Attore).

Si tratta di una pietra miliare della comicità del cinema napoletano. Un’opera in cui la vecchia figura del napoletano erede della Commedia dell’Arte lascia il posto a un nuovo comico, tormentato e vittima della nevrosi tipica della vita cittadina. Il protagonista è Gaetano (Massimo Troisi), che lascia San Giorgio a Cremano dove vive con i genitori per cambiare aria e “ricominciare da tre”, perché un paio di cose buone le ha fatte e non intende rinunciarvi:

Se ti sto dicendo che parto, parto. Chello che è stato è stato, basta! Ricomincio da treTre cose me so’ riuscite dint’ ‘a vita, pecché aggia perdere pure chelle?“.

No grazie, il caffè mi rende nervoso – “Cambiate Rovigo”

No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982) è una commedia-thriller diretta da Lodovico Gasparini e interpretata da Massimo Troisi e Lello Arena. Oltre a far parte del cast, Troisi è qui anche l’autore del soggetto del film.

No grazie, il caffè mi rende nervoso racconta la divertente storia di Funiculì Funiculà, un misterioso serial killer che fa strage in un festival chiamato Nuova Napoli. Morbosamente legato alla tradizione partenopea, Funiculì Funiculà non vuole che Napoli cambi ed è pronto a uccidere tutti quelli che intendono partecipare al festival. Tra questi c’è anche l’attore Massimo Troisi (interprete di sé stesso), giunto da Roma per prendere parte all’evento. Troisi viene minacciato dal killer nella sua stanza d’albergo e inizia a inventare spassosissime scuse per non essere ammazzato:

Perché sempre sto fatto che Napoli adda cagna’. Cagnate Mantova, Rovigo, Aosta. Io so’ andato là con mio padre dieci, quindici anni fa. So’ turnat mo, uguale. Cagnate Rovigo!”.

Scusate il ritardo – “50 giorni da orsacchiotto”

Due anni dopo Ricomincio da tre, Massimo Troisi torna dietro la macchina da presa per girare Scusate il ritardo (1983). Il titolo del film è un chiaro riferimento da parte di Troisi al troppo tempo di attesa per i suoi fan prima dell’uscita dell’opera seconda.

La trama è ambientata sempre a Napoli. Il protagonista è Vincenzo (Massimo Troisi), un uomo pigro, disoccupato e ipocondriaco. Vincenzo tira a campare vivendo ancora in casa con la madre e sfuggendo a qualsiasi incombenza pratica, come dimostra il rapporto con il lamentoso Tonino (Lello Arena), affranto dopo la fine della sua ultima relazione. Tonino vorrebbe ricevere un po’ di comprensione e solidarietà dall’amico Vincenzo che, invece, mostra soltanto indifferenza mascherata da compassione. I due si scambiano battute entrate ormai nell’immaginario collettivo:

Meglio un giorno da leone o cento giorni da pecora? Tonì, che ne saccio io d’a pecora o d’o lione: fa’ cinquanta giorni da orsacchiotto“.

Non ci resta che piangere – “Ricordati che devi morire”

Non ci resta che piangere (1984) è un film scritto, diretto e interpretato da Massimo Troisi e Roberto Benigni. Campione di incassi nelle sale, il film guadagna circa 15 miliardi di lire e diventa il maggior successo italiano della stagione 1984-85. Al centro della storia il viaggio nel tempo di Saverio (Roberto Benigni) e Mario (Massimo Troisi), che si ritrovano di punto in bianco nel 1492.

Basato su un canovaccio affidato in larga parte all’improvvisazione e all’estro dei due protagonisti, Non ci resta che piangere è costellato da numerose gag memorabili: dalla lettera a Savonarola (ispirata a una celebre scena di Totò, Peppino e… la malafemmina) alle canzoni che Mario finge di aver scritto (Yesterday, Nel blu dipinto di blu e Fratelli d’Italia), dal passaggio della dogana all’incontro con Leonardo Da Vinci. Tra le tante abbiamo deciso di riportare l’esilarante risposta di Troisi a un predicatore che gli ricorda che deve morire:

Sì sì, mo me lo segno“.

Le vie del Signore sono finite – “Bastava farlo capostazione”

Vincitore di un Nastro d’Argento per la Migliore Sceneggiatura, Le vie del Signore sono finite (1987) è un film scritto, diretto e interpretato da Massimo Troisi. Ambientato all’inizio del Ventennio fascista, la pellicola racconta la storia del barbiere Camillo Pianese (Massimo Troisi), che soffre di una presunta paralisi alle gambe.

Per scuotere l’amico Orlando (Massimo Bonetti) dalla sua profonda solitudine, Camillo organizza per lui un appuntamento con Anita, ammiratrice sfegatata di Mussolini che sostiene che da quando c’è lui tutto è in ordine e i treni arrivano sempre in orario. Troisi dà vita così a una delle migliori battute antifasciste di sempre:

Per far arrivare i treni in orario, mica c’era bisogno di farlo capo del governo: bastava farlo capostazione“.

Che ora è – “Parlare con il proprio padre”

Dopo il meno fortunato e riuscito Splendor (1989), Massimo Troisi torna a lavorare per la seconda volta con Marcello Mastroianni ed Ettore Scola, di cui abbiamo analizzato il cinema tragicomico (il sodalizio tra Troisi e Scola proseguirà anche ne Il viaggio di Capitan Fracassa).

In Che ora è (1989) due attori straordinari come Mastroianni e Troisi (entrambi vincitori della Coppa Volpi a Venezia per la migliore interpretazione maschile) risultano bravissimi nel mettere in scena un’opera emozionante e struggente, capace di riflettere in maniera brillante sul conflitto generazionale. Nei loro dialoghi affiora l’incapacità delle vecchie generazioni di capire le sfumature intimiste delle nuove:

A parlare con un estraneo che ci vuole. È a parlare col padre che è difficile“.

Il viaggio di Capitan Fracassa – “La fame”

Massimo Troisi ed Ettore Scola sul set del film Il viaggio di Capitan Fracassa

Ispirato al celebre romanzo di Théophile Gautier, Il viaggio di Capitan Fracassa (1990) viene presentato alla 41esima edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino, dove sfiora l’Orso d’oro. Il film racconta la storia di Capitan Fracassa, che diventa per Scola una riflessione sulla capacità del teatro di affascinare il pubblico più popolare.

Ne Il viaggio di Capitan Fracassa il mondo è tutto racchiuso nel teatro e il teatro è tutto incorniciato in uno schermo, in un gioco di scatole cinesi (il film si apre e si chiude con l’apertura e la chiusura di un sipario). Puntando su un’atmosfera favolistica, Scola costruisce un film in bilico tra realtà e finzione scenica, e sfrutta alla perfezione il grande talento di Troisi per rappresentare un irriverente e malinconico Pulcinella. Indimenticabile il suo monologo sulla fame:

Diamo sempre la colpa alla fame. Lamenti, vigliaccherie, delitti… di chi è la colpa? Della fame. Sarebbe vero se chi non c’ha fame si comportasse bene, ma non mi sembra tanto“.

Pensavo fosse amore… invece era un calesse – “Il matrimonio”

Pensavo fosse amore… invece era un calesse (1991) è l’ultimo film da regista di Massimo Troisi, che qui riprende con leggerezza mai stucchevole la formula della commedia dei sentimenti e la porta verso esiti originali e inattesi. Il protagonista della pellicola è Tommaso (Massimo Troisi), ristoratore in procinto di sposare la fidanzata Cecilia (Francesca Neri), la cui gelosia patologica farà però saltare le nozze all’ultimo momento.

Massimo Troisi gioca sul filo del surreale: tutti i personaggi di contorno, compresi i passanti, parlano solo d’amore. I suoi guizzi paradossali convivono con la capacità di cogliere con acutezza le dinamiche della vita e della morte della coppia, come suggerisce la bellissima scena finale del film:

Io credo che, in particolare, un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi tra di loro. Troppo diversi, capisci?“.

Il postino – “Malato d’amore”

Innamoratosi del romanzo Il postino di Neruda del cileno Antonio Skármeta, Massimo Troisi decide caparbiamente di trarne un film, nonostante l’aggravarsi di una patologia cardiaca. Modifica ambientazione (dal Cile all’Italia) e cronologia (dal 1969 al 1952) del romanzo e realizza così Il postino (1994), affidando la direzione del film all’amico scozzese Michael Radford.

La pellicola racconta l’incontro tra il postino Mario Ruoppolo (Massimo Troisi) e il poeta Pablo Neruda (Philippe Noiret), in esilio su un’isola del golfo di Napoli. Grazie all’amicizia con Neruda, Mario conoscerà la fede politica, la poesia e la “malattia” dell’amore, da cui non vorrà più guarire:

Io voglio stare malato”.

Il postino ottiene uno strepitoso successo e viene inserito dal New York Times nella classifica dei 1000 film migliori di sempre. Troisi riceve nel 1996 le candidature al premio Oscar per il Miglior Attore Protagonista e per la Migliore Sceneggiatura, ma la prematura morte dopo la fine delle riprese non gli ha permesso di godersi il meritato riconoscimento internazionale.

La Smorfia – “Annunciazione”

Per concludere la selezione della TOP 10 battute abbiamo deciso di tornare agli albori della carriera di Massimo Troisi, quando assieme agli storici colleghi Lello Arena ed Enzo De Caro dà vita al gruppo comico de La Smorfia. Il trio esordisce sul piccolo schermo intorno alla fine degli anni Settanta con ottimi risultati. Si ironizza su tutto, dalla religione alle tematiche sociali più disparate, e si cerca di fuggire dagli stereotipi napoletani per ricevere consensi nazionali.

La Smorfia ottiene un successo strepitoso e approda a Luna Park, programma del sabato sera condotto da Pippo Baudo. I loro sketch entreranno a gamba tesa nella storia della televisione italiana: da San Gennaro a La guerra, passando per La sceneggiata e La fine del mondo. Tra la vasta gamma a disposizione abbiamo deciso di riportare il più iconico tra tutti, ovvero quello della Natività.

Troisi è qui nelle vesti della moglie di un pescatore. Giungono a farle visita Gabriele (Lello Arena) e il cherubino (Enzo De Caro), che la scambiano per la Madonna, nell’attesa della nascita di Gesù:

Ma io non mi chiamo Maria”.

E voi cosa ne pensate della nostra TOP 10 battute di Massimo Troisi? Fateci sapere la vostra nei commenti e recuperate qui la recensione del documentario su Troisi Laggiù qualcuno mi ama, che racconta alla perfezione le mille sfaccettature di un artista immortale che rimarrà sempre vivo nell’immaginario collettivo. Ora che sono finite le parole da spendere, caro Massimo, non ci resta che piangere!

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