Without Blood: la recensione del film di Angelina Jolie dal TFF

Without Blood è il film che segna il ritorno, dall’altra parte della macchina da presa, di Angelina Jolie. Adattato da una novella dello scrittore Alessandro Baricco, il film di Angelina Jolie è stato presentato in anteprima al Torino Film Festival: un’opera cauta nei contenuti, ma puntuale nella trasposizione del libro.
Salma Haye in una scena del film Without Blood

Lo sguardo di Angelina Jolie come cineasta rappresenta una naturale prosecuzione delle sue battaglie umanitarie. Dopo aver raccontato la guerra in Bosnia con Nella terra del sangue e del miele, si è concentrata sull’invasione vietnamita in Cambogia con Per primo hanno ucciso mio padre. Anche Without Blood, suo ultimo film, nasce dal dramma dei ricordi di una guerra senza nome. I personaggi affrontano le loro dispute interiori, evocando i fantasmi del trauma condiviso e del rimorso inespresso. Il film, un adattamento fedele dell’omonima novella di Alessandro Baricco, mostra l’attenzione della regista per storie intense e complesse. La Jolie, premio Oscar, ha dichiarato di apprezzare lo stile dello scrittore italiano per la sua capacità di “scrivere con chiarezza e infondere nel testo immagini vivide, come fanno i registi“.

Di cosa parla Without Blood

Angelina Jolie sul set del film Without Blood da indicazioni a Salma Hayek

l film è ambientato in un luogo ispanico non specificato, all’indomani di un conflitto indefinito. L’incipit mostra il brutale omicidio della famiglia di Nina (Salma Hayek), vittima di un regolamento di conti. All’epoca, Nina era solo una bambina e, nascosta sotto gli assi del pavimento, ha assistito impotente all’esecuzione di suo padre e di suo fratello. Il sangue colava sulle sue caviglie, mentre le urla strazianti di suo padre riecheggiavano nell’abitazione poco prima di andare a fuoco. Un salto temporale ci porta al presente. Nina, ormai adulta, cammina sola verso un’edicola. Il proprietario, Tito (Demián Bichir), è un uomo anziano, segnato dal tempo e con le spalle curve. Fin dalle prime battute, tra i due si avverte una tensione palpabile. Qual è il legame che li unisce? Una lunga conversazione al tavolo di un bar porterà alla luce la verità.

Una narrazione frammentata e complessa

Angelina Jolie sul set del film Without Blood mentre dà indicazioni all'attore Alfredo Herrera

È stato come ricevere una lettera da Jessica Rabbit o Topolino“. Con queste parole, lo scrittore torinese Alessandro Baricco ha raccontato l’inizio del progetto cinematografico di Without Blood, nato proprio da una semplice email. Nel suo quinto lungometraggio, Angelina Jolie sceglie di economizzare gli spazi, frammentando la narrazione in modo coerente con il testo originale. Tuttavia, mantenere alta l’attenzione dello spettatore non è facile quando, per più di un’ora di film, due persone restano sedute al tavolo di un bar, immerse in una lunga conversazione. Eppure la Jolie regista riesce, quasi sempre, a non cadere nella monotonia e nelle staticità del dialogo asettico.

La lunga conversazione è arricchita da squarci di passato che irrompono sullo schermo come flash di traumi ancora irrisolti. Le versioni narrate dai due personaggi si intrecciano come frammenti incompleti, ciascuna colma di vuoti che l’altro, a turno, tenta di riempire con la propria verità. Tutto questo conferisce alla narrazione il meccanismo di un incastro, teso all’armonia solo tramite l’odio. È il personaggio di Nina a dire esplicitamente che “il dolore si può curare solo con il rancore”. Salma Hayek e Demián Bichir interpretano due protagonisti segnati da profonde guerre interiori, feriti nei ricordi e privati delle proprie ambizioni. Ciò che rimane loro è un confronto perennemente in bilico sull’abisso della vendetta. Tito, infatti, è l’unico sopravvissuto della banda che massacrò la famiglia di Nina.

Angelina Jolie “al di qua” della macchina da presa

L’approccio di Angelina Jolie alla regia di Without Blood è cauto e semplice, sostenuto da una fotografia virata sui toni ocra che non cede per tutta la durata del film. Il linguaggio cinematografico adottato è essenziale alla storia. L’incipit è il momento più concitato dal punto di vista formale: l’assedio della banda è il momento che lo stesso Baricco ha definito il “più cinematografico, anche all’interno della novella“. Un momento così importante avrebbe avuto bisogno di maggior coraggio da un punto di vista visivo. I momenti più interessanti, tuttavia, restano quelli legati alla riesumazione del trauma, scisso in due punti di vista opposti e complementari. Seguire pedissequamente il testo originale è una scelta dichiaratamente voluta dalla regista, come affermato in conferenza stampa. Tuttavia, questa ostinata aderenza al testo rischia, in più di un’occasione, di costringere il potenziale cinematografico del film entro i limiti del medium letterario.

Il prodotto finale è un film dal potenziale non totalmente espresso, che resta trincerato nel limbo dei dubbi. Pochi mesi dopo averla vista nei panni di Maria Callas, nel film più onirico del trittico di Larraín, Without Blood segna una nuova tappa nella carriera di Angelina Jolie. Non ci sono buoni e cattivi in questo film, a differenza del film di Ron Howard, presentato in anteprima al Torino Film Festival. Salma Hayek è il vero centro nevralgico del film, tanto sicura nei gesti quanto traumatizzata da un passato che cerca definitivamente di espiare con l’esecuzione, “senza sangue”, dell’ultimo sopravvissuto.

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