Verónica, la recensione dell’acclamato horror del regista di REC

Verónica, disponibile su Netflix, è l’ultimo film horror di Paco Plaza, regista della saga di REC. Ecco la nostra recensione.

Paco Plaza è un prolifico regista spagnolo conosciuto ai più per essere stato la mente dietro la fortunata saga di REC, che nel lontano 2007 rivoluzionò il mondo dell’horror. Il primo capitolo della trilogia rappresentò una piacevole scoperta, e grazie ad esso Plaza si affermò come un abile regista di genere. Dopo aver completato la trilogia, ed essersi dedicato ad alcuni progetti secondari – tra cui un cortometraggio ed una serie televisiva – il regista spagnolo è tornato sulla scena horror con il suo Verónica.

Il film, disponibile su Netflix, narra tre giorni turbolenti (per usare un eufemismo) della vita di una quindicenne di nome Verónica. La ragazza, dopo la morte del padre, vive con la madre, due sorelle e un fratello più piccoli, ma è costretta a badare alla casa e ai fratelli dal momento che la madre è quasi sempre impegnata con il suo lavoro. Un giorno, nel Liceo che frequenta, Verónica approfitta di un’eclissi per utilizzare insieme a due amiche una tavola Ouija. Presto però si renderà conto di aver commesso un errore quando inizierà ad essere perseguitata da una presenza oscura.

Verónica, la recensione dell'acclamato horror del regista di REC

Una classica storia di evocazione/possessione, filtrata però attraverso una messa in scena eclettica che non privilegia mai un singolo stile, ma si muove abilmente da uno stimolo all’altro, creando un paesaggio visivo (e sonoro) sempre vario ed interessante. Un’operazione molto diversa da quella compiuta con REC, che seppur utilizzando uno stile di ripresa particolare come quello da reportage televisivo, da esso non si discostava mai, rimanendo coerente per tutta la sua durata. Se la storia non è delle più originali, lo è il modo in cui essa viene raccontata.

La narrazione infatti è abbastanza lineare, classica. Plaza utilizza una ricetta già collaudata, mescolando ingredienti di varie pellicole horror di successo. Sia la storyline principale, che gli elementi di contorno, sanno di già visto, e questo è un problema che pervade tutta la pellicola, eppure non è così fondamentale. Certo, è uno dei motivi per cui il film non è pienamente riuscito, ma non rappresenta un ostacolo insormontabile.

Verónica, la recensione dell'acclamato horror del regista di REC

Oltre alla messa in scena, di cui abbiamo già parlato, un altro degli elementi che contribuiscono al risultato positivo raggiunto dal film di Plaza è l’utilizzo dei tempi narrativi. Un buon horror si costruisce sull’unione di tempi ‘morti intervallati da momenti di tensione o da jumpscare. In particolare parliamo di momenti sporadici in cui il paranormale inizia a manifestarsi, in maniera sempre crescente, per arrivare ad un finale concitato in cui i protagonisti si trovano a dover lottare contro il mostro di turno.

In Verónica tuttavia, anche questa regola viene sovvertita, in favore di un ritmo più omogeneo che sale in maniera continua, senza avere tempi morti. E se in un horror molto spesso una scelta del genere si traduce in un susseguirsi di banali jumpscare, nel film di Plaza diventa invece il modo per creare una tensione crescente, che coinvolge lo spettatore fino alla fine. Un modo di trattare il materiale di genere in linea con il rifiuto di parte del recente cinema horror per i colpi improvvisi, che fanno spazio adesso ad un’inquietudine più ricercata.

Verónica, la recensione dell'acclamato horror del regista di REC

A questo, si unisce anche un buon uso del vintage, inteso sia come elemento ricorrente nella scenografia (il film è ambientato nel 1991), sia come approccio al genere. Molti elementi della pellicola infatti ricordano il periodo più florido del cinema horror, vale a dire proprio quegli anni ’90 in cui Verónica è ambientato. Un periodo in cui certo cinema era considerato di serie-B, salvo poi essere rivalutato dalla critica del decennio successivo come vera e propria fucina di talenti.

Verónica è dunque un buon horror. Non uno dei migliori, ma comunque meritevole per alcuni aspetti che lo rendono un’interessante novità. La scelta di non raccontare una storia originale può rappresentare un limite per la pellicola, anche se in realtà è coerente con il piacere per la citazione e l’utilizzo dello stile retrò che pervade il film.

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