Tutti i film di Danny Boyle dal peggiore al migliore

La carriera di Danny Boyle è certamente degna di nota, per la sua capacità di muoversi tra i generi, miscelandoli tra loro, conservando il suo intento provocatorio e mai banale. Ma quali sono i suoi film più riusciti? Quali i più deboli della sua filmografia? Ecco la nostra classifica!
Trainspotting, 127 ore, The Millionaire, The Beach e 28 giorni dopo tra i migliori film di Danny Boyle

Dal noir alla commedia, dal thriller allo zombie movie, dalla fantascienza al film biografico. Nella sua carriera Danny Boyle ha sempre sperimentato, mantenendo comunque la sua cifra stilistica che lo ha reso tra i registi britannici più interessanti dagli anni ‘90 in avanti. Autore di grandi cult e di titoli minori, di film bistrattati ma anche di grandi successi di critica osannati e alimentati, ecco la sua intera filmografia, dalla sua opera peggiore alla migliore, in attesa di un progetto da tanto chiacchierato e, forse, prossimo a vedere la luce.

13. Yesterday

Himesh Patel in una scena del film Yesterday

Apriamo con la chiusura. Il soggetto è di quelli interessanti, a partire da una storia di Jack Barth, anche perché la sceneggiatura può contare su Richard Curtis, uno che con le commedie ci sa fare eccome. Però, purtroppo, partiamo con il dire che Yesterday non sfrutta il suo potenziale, perché il presupposto di un mondo nel quale i Beatles non sono mai esistiti e solo un aspirante cantautore in cerca dell’occasione della vita ricorda tutte le loro canzoni poteva e doveva ambire a molto di più.

Non solo i Beatles, pure gli Oasis, Harry Potter, la Coca Cola e addirittura le sigarette sono svanite dalla memoria di tutto il mondo senza lasciare alcuna traccia e, ecco il grande problema, senza portare conseguenze. Il risultato di questo nuovo millennium bug infatti non approfondisce i possibili risvolti e mutamenti storici, non considera il comunemente noto effetto farfalla, rimanendo invece concentrato sulle dinamiche sentimentali tra il protagonista Jack (Himesh Patel) e la migliore amica Ellie (Lily James). Insomma un’occasione sprecata.

12. Una vita esagerata

Cameron Diaz e Ewan McGregor in una scena di Una vita esagerata

Torniamo agli albori della carriera di Danny Boyle, al 1997 quando, dopo il titolo più iconico del regista, esce Una vita esagerata, che mantiene il vincente team creativo e prosegue la collaborazione con Ewan McGregor, di nuovo protagonista, affiancato da Cameron Diaz. Un film commerciale, come spesso accade dopo un grande successo che risulta però un inciampo, in cui il sentimentalismo prende ancora il sopravvento sulla stravaganza e sulla componente fantastica. McGregor è Robert, un giovane custode, che per vendicare il proprio licenziamento decide di rapire Celine, figlia del proprietario dell’azienda in cui lavora.

La situazione prende però una piega differente a causa dell’indole da perdente di Robert, a tal punto che è Celine a organizzare la modalità di riscatto. Nel frattempo l’elemento soprannaturale vede due angeli in missione dal Cielo, l’obiettivo è far innamorare Robert e Celine. Ancora una volta l’idea di partenza non ha trovato corrispondenza nella realizzazione, sancendo il primo vero passo falso di Boyle alla prima produzione americana.

11. The Beach

Leonardo DiCaprio in una scena del film The Beach

Per rialzare la china Boyle riceve da McGregor un libro che cattura il suo interesse, scritto da un autore che ritroveremo successivamente, ovvero The Beach di Alex Garland. A metterci lo zampino è però la produzione che per cavalcare l’onda del pluripremiato Titanic affida il ruolo da protagonista a Leonardo DiCaprio, qui in una delle prove attoriali più sottotono, causate anche da screzi off camera. È la storia di Richard, giovane viaggiatore alla ricerca dell’avventura che scopre l’esistenza di un’isola esotica e paradisiaca dove vige una società utopica composta da ribelli.

Entrato in possesso della mappa che ne indica la posizione, Richard raggiunge l’isola, accompagnato da una coppia francese conosciuta a Bangkok. Ovviamente il trio scoprirà che non è tutto perfetto come sembra e anzi, cercheranno in tutti i modi di abbandonare al più presto questa terra incontaminata. Al di là dei grossi disagi provocati dalla produzione all’ecosistema locale, causando la protesta degli ambientalisti, The Beach smarrisce la bussola, è tutto troppo patinato e senza una direzione precisa.

10. In Trance

James McAvoy in una scena del film In Trance

Al decimo della nostra classifica si piazza In Trance, non perché sia un brutto film, anzi, ma rientra in quella sfilza di titoli del regista che propongono spunti interessanti, una buona mano ma che mancano del guizzo per elevarsi. Un thriller psicologico ma anche un dramma poliziesco, che vive delle incertezze del suo protagonista che in uno stato di totale amnesia è guidato attraverso il subconscio per riappropriarsi della memoria e ritrovare un dipinto rubato.

Punto di forza del film è certamente la resa visiva, la distorsione dei ricordi data anche dal montaggio, alternando flashback e flashforward, per quanto alla fine permanga un forte squilibrio e dubbio su quali fossero le reali intenzioni. Nulla da dire sul cast, tutto nel segno dell’ambiguità, con Rosario Dawson perfetta dark lady, Vincent Cassel apparentemente il villain e James McAvoy in una delle sue migliori interpretazioni, confermando la sua tendenza a giocare con le personalità e la ricerca d’identità.

9. Trainspotting 2

Ewen Bremner, Ewan McGregor, Jonny Lee Miller, Robert Carlyle in una scena del film Trainspotting 2

I sequel sono sempre materiale ostico, chiunque sia a metterci mano, a maggior ragione quando a essere toccato è un cult e quando a farlo è la firma che ha contribuito a renderlo grande. Trainspotting 2 rientra perfettamente nelle pericolose operazioni nostalgia, soprattutto perché il suo predecessore ha segnato un’epoca cinematografica. Danny Boyle torna a manovrare la sua creatura, attingendo sempre dai romanzi di Irvine Welsh, dal seguito Porno, riportando sul grande schermo personaggi amati dal pubblico.

Sono passati vent’anni dall’ultima volta, anche nella finzione scenica, vent’anni dalla fuga di Mark Renton, durante i quali molte cose sono cambiate e altre no. Uscito dal giro della droga, Renton torna a Edimburgo, ritrova il vecchio gruppo di amici abbandonati mentre sono intenti a ricostruire le loro vite, o almeno a provarci. Boyle non si nasconde dietro la nostalgia, tutt’altro, la sfrutta, citando e menzionando molti dei momenti più memorabili, aggiornando il tutto con invettive contro la moderna società social. Un sequel onesto che vive del passato e non può che mancare dello stesso impatto dell’originale.

8. Millions

Alex Etel in una scena del film Millions

Opera minore, Millions è una piacevole ventata di freschezza in cui il surreale torna a fare capolino lungo il percorso creativo di Boyle, mescolata ad una storia di per sé semplice, quasi riconducibile a un film per famiglie. Primi anni duemila in Europa significa arrivo degli euro e, in questa fantasiosa rilettura, la moneta unica sta per mandare in pensione anche le sterline. In tutto ciò, due fratelli, Damian e Anthony, sembrano trovarsi nel posto giusto al momento giusto, quando una borsa piena di soldi piove davanti a loro.

Il diventare milionari per caso permette a Boyle di indagare un possibile dilemma morale, da una parte donare tutto ai poveri, dall’altra spendere i soldi prima che perdano di valore. Semplice nel contenuto e nella forma, in grado di toccare le giuste corde emotive, dolce, leggero e a suo modo ironico, Millions è quasi un progetto di contenimento dopo il nuovo acuto di Boyle.

7. Piccoli omicidi tra amici

Christopher Eccleston, Ewan McGregor, Kerry Fox in una scena del film Piccoli omicidi tra amici

Scaliamo la classifica e al settimo posto si piazza l’opera prima di Danny Boyle, in originale Shallow Grace, adattato nella versione italiana in Piccoli omicidi tra amici, tratto dai Racconti di Canterbury, una raccolta di scritti risalenti al XIV secolo. Siamo in Scozia, a Edimburgo, proprio come in Trainspotting, dove tre amici affittano un appartamento ad un romanziere, se non che un giorno lo trovano deceduto per overdose di eroina e scovano una borsa piena di soldi nascosta sotto il letto e droga nei cassetti.

Per paura che qualcuno possa venire a cercare l’inquilino decidono di dividersi la refurtiva dopo essersi liberati del corpo. C’è la suspense, non manca l’ironia e l’attenzione per temi sociali contemporanei affrontati a partire da una commedia nera  dall’animo indipendente che conquista la scena britannica come certificato dal premio BAFTA. È anche il film che svela al mondo il talento di Ewan McGregor, qui al primo ruolo da protagonista, affiancato da Kerry Fox e Christopher Eccleston.

6. 127 ore

James Franco in una scena del film 127 ore

Nel 2003 l’escursionista statunitense Aron Ralston rimane intrappolato in un canyon dello Utah, scendendo un masso gli blocca il braccio destro contro la parete. Cinque giorni di lotta e tentativi di liberarsi finché stremato, disidratato e con l’arto in fase di putrefazione, decide di amputarlo. Una storia che compie il giro del mondo e nel 2010 diventa un film con James Franco nei panni dello sventurato scalatore.

Boyle ci costringe nel crepaccio con Aron, ci forza con primissimi piani, esplodendo nei momenti di massima tensione che alimentano il senso di claustrofobia. Ecco che la maestria del regista ha la possibilità di esprimersi, non solo in una sola location ma in un singolo spazio angusto e costringente alternando l’uso di split screen, e il montaggio tipico dei videoclip. L’essenza intimista del film è così risaltata e insieme ai tentativi di liberarsi emergono allucinazioni e proiezioni del passato con le quali Aron si confronta. Da elogiare l’intensa performance di James Franco valsagli la candidatura agli Oscar.

5. The Millionaire

Dev Patel in una scena del film The Millionaire

Se Trainspotting è il titolo con cui Danny Boyle si è ufficialmente presentato al grande pubblico ed è ricordato soprattutto dal pubblico anni ‘90, The millionaire è il film che lo ha consacrato definitivamente. Dieci candidature agli Oscar e ben otto statuette alzate, tra cui miglior film, miglior regia, sceneggiatura non originale, fotografia, montaggio, sonoro, colonna sonora e canzone, senza contare i riconoscimenti ai Golden Globe e ai BAFTA. Un successo anche commerciale visti gli appena 15 milioni di budget a fronte dei quasi 400 guadagnati in tutto il mondo.

La storia di Jamal Malik, la sua scalata televisiva al milione, ripercorrendo i passaggi fondamentali della sua vita che gli permettono di rispondere correttamente ad ogni domanda del programma. Lo sguardo di un pressoché esordiente Dev Patel è testimone di un escalation di eventi che vuole in parte raccontare al pubblico occidentale uno spaccato della realtà indiana, con la sua tradizione, i colori e le contraddizioni, pur essendo troppo celebrativo nel ricalcare il raggiungimento del sogno americano.

4. Sunshine

Una scena del film Sunshine

Finora, eccetto alcune derive più surreali, abbiamo descritto un Danny Boyle comunque molto lineare nelle tematiche e nei generi adottati per affrontarle, ma ci sono due snodi di carriera che, come detto in apertura, lo hanno portato a sperimentare e osare. Con Sunshine ci imbattiamo in una fantascienza alta, filosofica, che non abbandona in ogni caso la vena thriller. Siamo nell’anno 2057 e il Sole è destinato a spegnersi perciò in quella che è una missione suicida viene inviato un equipaggio per far detonare un’enorme bomba atomica all’interno della stella in modo da causare una reazione nucleare scongiurando così il progressivo congelamento globale.

A colpire è senza dubbio la narrazione audace che immersa nello spazio mette a confronto l’individuo nella sua diversità, analizzando i rapporti umani e la relazione con il divino, identificato con il Sole che come un grande occhio osserva l’uomo. Lodevole la messinscena, lo sbalorditivo impatto visivo della luce solare e la cura del sonoro contraddistinto dal perpetuo rumore del motore della nave. Tutti questi elementi compongono un film erroneamente snobbato che a inizio 2000 porta nuova linfa al genere.

3. Steve Jobs

Michael Fassbender in una scena del film Steve Jobs

Michael Fassbender è Steve Job nel film biografico che Boyle approccia diversamente rispetto al consueto canovaccio. Non assistiamo alla vita integrale del fondatore di Apple ma entriamo nello specifico in tre momenti chiave che gli hanno permesso di svoltare, sintetizzabili nell’ascesa, caduta e rinascita del colosso dell’informatica. Il riflettore di Boyle, coadiuvato dall’attenta scrittura di Aaron Sorkin (queste le sue migliori sceneggiature), punta sul lancio del primo Macintosh nel 1984, del NeXT nel 1988 e infine dell’iMac nel 1998.

Quattordici anni di arco temporale in cui vengono scrutati i dietro le quinte, gli attimi precedenti le presentazioni, che permettono di delineare l’uomo piuttosto che il genio, sviscerando le sfaccettature del suo carattere, la sua difficoltà nel relazionarsi. Scavando dietro la preparazione dei discorsi grazie a una sceneggiatura impeccabile, Boyle risulta contenuto, per meglio dire, essenziale. Una pulizia, una mancanza di distorsione dell’immagine che lascia spazio ai personaggi, alle loro emozioni, per uno dei migliori biopic degli ultimi anni, di sicuro uno dei migliori film del regista.

2. 28 giorni dopo

Cillian Murphy in una scena del film 28 giorni dopo

Un virus in grado di estinguere l’umanità esprime la fobia generale, una Londra desertica alimenta le paure complottiste che serpeggiano in quegli anni. 28 giorni dopo va oltre il già visto, rinvigorendo il filone degli zombie movie, attualizzando e contestualizzandone lo sconvolgente scenario. Danny Boyle, di nuovo in collaborazione con Alex Garland alla sceneggiatura, preleva così dai grandi maestri, in particolare George Romero, comprendendo la necessità di evolvere, conservando però la funzionalità sociale.

Alla base di questa condizione apocalittico ci sono le sperimentazioni sugli animali, in questo caso sugli scimpanzé, proprio negli anni in cui la clonazione con il caso della pecora Dolly era chiacchierata, senza contare il morbo della mucca pazza che si era diffuso in quegli anni. Uniamo la sempre più crescente presenza di attivisti e animalisti ed ecco che la finzione scenica assume dei contorni spaventosamente credibili. Jim (Cillian Murphy) risvegliato dal coma e catapultato in una lotta per la sopravvivenza siamo noi, con la nostra paura di rimanere soli o peggio essere abbandonati anche da chi dovrebbe difenderci.

1. Trainspotting

Ewan McGregor in una scena del film Trainspotting

Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete un maledetto televisore a schermo gigante”. E il titolo di miglior film di Danny Boyle, come forse prevedibile, non può che andare a Trainspotting, un’opera cult che insieme al suo valore artistico detiene una rilevanza per il periodo storico. Basterebbe l’incipit esistenziale con le parole di Renton inseguito dalla polizia a rappresentare la deriva generazionale di un gruppo di amici in quello che sembra il posto più squallido del mondo.

L’impatto socio culturale del film è inequivocabile, nella delicatezza dell’argomento trattato, in quello che è un disagio collettivo espresso nell’abuso di droga da parte degli schizzati protagonisti in cerca del loro posto nel mondo, del senso della vita. Nel fare questo Boyle divampa con bizzarrie, soluzioni visive allucinate che offrono una vera e propria esperienza sensoriale allo spettatore, sfruttando un cast su di giri e sregolato capeggiato da Ewan McGregor, supportato da Johnny Lee Miller, Ewen Bremner, Kevin McKidd e Robert Carlyle. Un manifesto degli anni ‘90, una delle più importanti pagine del cinema britannico.

E voi cosa ne pensate? Siete d’accordo con la nostra classifica dei film di Danny Boyle? Fateci sapere la vostra nei commenti e ovviamente continuate a seguirci per altre rassegne e classifiche dal mondo del cinema e delle serie TV.


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