Un dramma profondo che parla di sofferenza, sensi di colpa, solitudine e abbandono. Un film che si sofferma sulle relazioni umane che hanno un impatto, a volte negativo, sull’esistenza di una persona all’interno di una società ben definita. The Whale, girato durante la pandemia da Darren Aronofsky, è stato presentato a Venezia 79 dove ha ottenuto sei minuti di standing ovation con tanta, tantissima commozione. Al centro del film troviamo Brendan Fraser che torna sul grande schermo dopo tanto tempo, forse troppo, a causa del suo passato difficile, interpretando un personaggio il cui corpo diventa metafora del dolore.
The Whale, la vita buia di Charlie
The Whale ruota attorno al personaggio di Charlie, insegnante online di letteratura inglese, che soffre di una forma grave di obesità. Una condizione che lo limita e lo obbliga a una situazione diventata ormai opprimente: vive nascondendosi dal mondo esterno senza mostrarsi a nessuno perché si trova disgustoso. Non si mostra neanche ai suoi studenti.
Il suo stato ormai è fuori controllo, probabilmente morirà. A questo punto vuole provare a ricucire i rapporti con la figlia adolescente che non vede da anni, Ellie. Una ragazza arrogante, fredda, che odia il mondo o forse è solo frutto del dolore che prova da quando è stata abbandonata dal padre, che però sembra essere l’unico a vedere del buono in lei.
La tecnica di Aronofsky
Il film viene girato in 4:3 in una casa caratterizzata da colori bui: non entra mai luce. Solo in un paio di flashback sulla spiaggia, con Ellie ancora bambina, avviene un’esplosione di colori, ma soprattutto di luce. Perché Ellie è questo per Charlie. Lo è sempre stata. “Luce” all’interno della sua buia vita, anche se ha dovuto starle lontano per tanto tempo. Ogni sequenza mostra in modo intimo e dettagliato le azioni di Charlie, che viene quasi sempre ripreso da vicino, ogni sguardo, ogni esitazione.
Un magnifico Brendan Fraser

Un’interpretazione magistrale di Brendan Fraser, non solo dal punto di vista emotivo, ma anche fisico. L’attore si è sottoposto infatti a ore di trucco e ha recitato con addosso un costume fastidioso per raggiungere la giusta forma fisica del personaggio. Questa è una sorta di rivincita. Dopo aver subito molestie, è andato in depressione, e piano piano le offerte lavorative importanti sono quasi sparite. La sua carriera era sull’orlo di un precipizio, quando The Whale gli ha donato una nuova occasione.
Fraser riesce nell’impresa non facile di farci entrare in empatia con la sua condizione al limite, i suoi sentimenti e le sue fragilità, specchio di dolori universali. L’attore lavora notevolmente sulla mimica facciale: passa da sguardi in cui ricerca amore e comprensione, a momenti in cui mostra sdegno e rancore verso di sé. Il dolore provocato dalla perdita di una persona cara viene rappresentato attraverso il viso, ma soprattutto gli occhi, che fanno provare allo spettatore tutto il tormento del personaggio, e anche attraverso il disturbo compulsivo del cibo, che lo porta a strafogarsi.
The Whale e i suoi significati

Il risultato è un dramma che non si sofferma sulla sofferenza, ma approfondisce i vari passaggi della vita di Charlie nel corso di una settimana, ma non in modo monotono, anzi con i giusti equilibri. Questo anche grazie alle figure chiave della storia: l’infermiera e amica Liz (Hong Chau), il giovane missionario Thomas (Ty Simpkins), la figlia Ellie (Sadie Sink) e l’ex moglie Mary (Samantha Morton). Tutto quello che accomuna questi personaggi sono il dolore, il senso di colpa, il rimpianto.
Fondamentale all’interno della storia è il parallelismo con la balena Moby Dick che apre e chiude il film (di qui il gioco con il titolo The Whale). La lettura del testo rappresenta la libertà per Charlie, libertà di essere ed esprimersi, quella libertà che però ha ucciso la sua felicità.
Sincerità, amore e perdono: un film che può insegnare
The Whale è un film che colpisce dritto al cuore mostrando la sofferenza di ogni personaggio, ma insegna anche il valore della sincerità, dell’amore e del perdono. Perché secondo Charlie “le persone sono meravigliose e incapaci di non amare”. Darren Aronofsky riesce a dirigere il cast in modo intenso, creando un’umanità autentica, un legame con lo spettatore che entra all’interno della storia, della casa, della vita di Charlie e prova le stesse emozioni. Fino a sentire l’esasperazione del vivere e il cuore far male, ma anche l’amore verso le persone più care, che vorremmo non lasciare mai.
Continuate a seguirci su CiakClub.it per leggere recensioni riguardo gli Oscar 2023! The Whale ha avuto tre candidature quali Miglior Attore Protagonista, Attrice Non Protagonista e Miglior Trucco. Lo trovate in sala già dal 23 febbraio.









