Tár, recensione: Cate Blanchett da Oscar in un film disarmonico

Diretto da Todd Field e interpretato da Cate Blanchett, Tár segue la distruzione della carriera di Lydia Tár, fittizia direttrice d'orchestra la cui vita è diventata una spirale di decisioni discutibili, confusi snobismi e calcolati isterismi, accomunandola non poco con la struttura del film....
Tár, recensione: Cate Blanchett da Oscar in un film senza armonia

Presentato alla 79esima edizione della Biennale di Venezia e nelle sale italiane dal 9 febbraio 2023, Tár, diretto da Todd Field, è candidato a 6 premi Oscar, tra cui Miglior Attrice Protagonista per Cate Blanchett, la cui interpretazione è di gran lunga la componente migliore dei 158 minuti di durata del film. 

Tár, la trama

Tár narra le vicende della compositrice e direttrice d’orchestra Lydia Tár, personaggio fittizio ma verosimile che è all’apice della sua carriera. Insegna in una prestigiosa scuola e dirige la Filarmonica di Berlino. I suoi punti di riferimento sono sua moglie Sharon (Nina Hoss), la sua fedele assistente Francesca (Noémie Merlant) e sua figlia Petra. 

Durante le prove per la registrazione della Sinfonia n. 5 di Mahler la donna decide di liquidare il suo co-direttore Sebastian (Allan Corduner). Incontrerà Olga (Sophie Kauer), una giovane e talentuosa violoncellista con cui proverà a entrare in confidenza. Inoltre, Tár è perseguitata da una presenza, quella di Krista, una giovanissima direttrice d’orchestra che non fa più parte della sua vita ma il cui ricordo fatica a sparire. 

La musica è ciò che vi fa sentire

Cate Blanchett in Tár
Cate Blanchett in Tár

Tár parla forse di abuso di potere, forse di un personaggio con un lato molto oscuro, forse di un fantasma che dà la caccia a una donna, forse di una musicista la cui carriera è prossima a distruggersi. Ma forse non riesce a parlare di nulla di tutto ciò. Il mestiere di direttore d’orchestra, in questo titolo, è privo di intenzionalità. Per capirci, se sostituissimo il ruolo di direttrice della protagonista con, per dire, CEO di un’azienda o pilota di Formula1, cambierebbe quasi nulla. Anche perchè la musica, nel film, è poca. O meglio, di musica ce n’è, ma quasi non la si sente.

Nota di merito alla recitazione della Blanchett, in particolare la scena della lezione dove vediamo Tár confrontarsi con uno studente. I toni dei due, oltre che il linguaggio non verbale, lasciano intendere molto bene le intenzionalità dei personaggi, proponendo una scena che finalmente coinvolge e presenta anche un più articolato linguaggio cinematografico, con una camera viva in un unico piano sequenza. Una gran scena, ben scritta, ben girata e ben recitata. Ma le questioni sollevate dai due non trovano altri approfondimenti nel resto del film.

Ogni forma d’arte è politica

La scena della lezione
La scena della lezione

Ogni forma d’arte ha la sua intenzionalità. Questo titolo non prende posizione politica, ma anzi confonde le idee, non propone stilismi particolari, non esalta una forma d’arte come la direzione musicale, tantomeno ne approfondisce la natura. Quasi tutta la narrazione della pellicola si sviluppa su dialoghi vaghi e prolungati, che stuzzicano lo spettatore per i primi minuti ma che lo annoiano dopo un’altra decina senza essere veramente entrati nel merito del topic proposto. 

Ed è un peccato, date le potenzialità. I temi sono attuali, interessanti e delicati. Avrebbero potuto veramente coinvolgere lo spettatore e provocare, proporre le incoerenze della società attuale, metafore più elaborate. Invece il film si comporta come se chi guarda sapesse già di cosa si sta discutendo, ma comunque la prende larghissima, raramente arrivando al punto.

Piccole differenze narcisistiche conducono a noiosi conformismi

Un' immagine dal trailer di Tár
Un’ immagine dal trailer di Tár

Il film è un po’ Whiplash, un po’ Joker, un po’ qualcosa alla Shyamalan, ma non in senso buono. Non si capisce se sia un simil biopic, una tragedia, una satira o addirittura un thriller. Le riprese sono asettiche, statiche, molto, forse troppo precise. Campi e controcampi alternano conversazioni eterne in mezzi busti, seduti di solito a un tavolo da pranzo. 

La narrazione risulta spesso confusa. Perché la donna sta impazzendo? Per ciò che ha commesso in passato? O per il suo abuso di potere? E’ vittima o carnefice? E’ per la parità di genere o non gliene frega nulla? Krista la perseguita davvero come fantasma o sono solo allucinazioni? E’ un film che satirizza sulla cultura snob della musica classica o la esalta? Come puoi cadere di faccia senza nemmeno provare ad attutire con le mani? Come può un video chiaramente montato ad hoc essere così incriminante per una carriera di questo calibro?

I 148 minuti di Tár diretti da Todd Field rispecchiano il punto di vista della protagonista, di questo c’è da prendere atto. Quindi suonano snob, pretenziosi, confusi e irrispettosi, e forse era proprio questo che il regista voleva far passare. Purtroppo, però, lo fa in un modo che non convince.

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