Nonostante, recensione: un manuale per aggrapparsi alla vita

Nonostante è il secondo film di Valerio Mastandrea come regista, dopo Ride (2018). L’attore romano è anche interprete del suo nuovo film, al fianco di Dolores Fonzi che controbilancia l’equilibrio della storia. Presentato ad Agosto 2024 in anteprima al Festival di Venezia, Nonostante è nelle sale italiane dal 27 marzo 2025. Ecco la recensione!
Valerio Mastandrea e Dolores Fonzi in una scena del film Nonostante

Dopo essere presentato in anteprima ad Agosto 2024 alla Mostra del Cinema di Venezia per la sezione Orizzonti, Nonostante è arrivato nelle sale italiane il 27 marzo 2025. Si tratta del secondo film da regista di Valerio Mastandrea – dopo Ride del 2018. È scritto insieme a Enrico Audenino, sceneggiatore Nastro d’Argento per Padrenostro. Nel cast, ristretto ma efficace, spiccano – oltre a Mastandrea – Dolores Fonzi, Lino Musella, Laura Morante e Giorgio Montanini. Il film tratta il tema della morte senza essere luttuoso: ecco la nostra recensione!

Attaccarsi alla vita…

L’inizio di Nonostante è un ingegnoso piano sequenza che vede Mastandrea raggiungere un reparto d’ospedale dallo spiazzo antistante l’obitorio. Sale su i muletti che trasportano le merci, prende al volo un montacarichi, si butta su un lettino che gli infermieri stanno trasferendo lungo i corridoi. Sembra un ingranaggio invisibile e però perfettamente integrato con il meccanismo. Fa pensare alla sigla di Scissione, dove il protagonista cambia forma e posizione in modo fluido da un passaggio di stato all’altro all’interno del proprio stesso cervello.

In effetti anche il personaggio di Valerio Mastandrea e dei suoi compagni di scena sono scissi. Non nel senso che hanno due cervelli, ma realmente duplicati con tutto il corpo. Una versione di sé è in coma sul letto d’ospedale, l’altra è invece fantasmagorica ma viva tra i corridoi dello stesso ospedale. I protagonisti sono spettatori di sé stessi. E anziché assistersi al capezzale scoprono, in questo limbo senza tempo, il valore del tempo – e quindi della vita.

L’ospedale resterà per tutto il film – con solo qualche eccezione – l’ambientazione della storia dei protagonisti. Nessuno di loro ha un nome ma i principali sono interpretati da Mastandrea stesso e Dolores Fonzi. La donna arriva una sera e spodesta l’uomo da quella che era la sua stanza, in cui trascorreva la degenza in solitaria. Dopo una prima reazione offesa, il personaggio di Mastandrea sarà sempre più attratto dall’ultima arrivata, fino a costruire un amore da Eternal Sunshine of a Spotless Mind.

Svegliarsi dal coma – e quindi tornare alla vita – è davvero il desiderio quando, in questo limbo più vicino alla morte, si è trovato l’amore? Questo è il dilemma che riempie Nonostante, invertendo i ruoli della morte e della vita e – in questo modo – accompagnando i personaggi a una profonda consapevolezza del valore del tempo, della memoria e del suo riempimento con le cose vere che danno senso alla vita.

…nonostante le bufere di vento

Il quadro La Passeggiata di Marc Chagall

Mastandrea sembra ereditare la genialità di Mattia Torre – cui deve sicuramente la scrittura de La linea verticale (qui la recensione) o Figli – probabilmente di ispirazione per Nonostante. A partire da una trama non troppo originale, il film racchiude tutta la brillantezza nel modo fantasioso di rappresentare la morte. Quando gli alter ego attivi dei personaggi in coma si avvicinano a qualcuno che sta rischiando di morire vengono travolti da una bufera di vento. A quel punto devono ancorarsi saldamente a qualcosa o qualcuno, ovvero tenersi forte alla vita.

Il ricorrere delle folate di vento assomiglia agli estratti di musica classica che, in Figli, venivano fatte risuonare quando i neonati iniziavano a piangere disperatamente. La trama realistica, con questa trovata, si fa fantastica – a tratti onirica. Come direbbe Dino Buzzati, attraverso la fantasia “si intensifica il concetto” della morte e della vita. Una versione della copertina del film, non a caso, vede Mastandrea tenere salda Fonzi che fluttua in aria, imitando il quadro La passeggiata di Marc Chagall. È un’immagine vincente perché esprime la commistione tra concretezza reale e fantasia impossibile che dà la cifra più brillante e vincente a Nonostante. Un approccio poetico alla narrazione della morte, che fa sorridere anche quando sta accadendo qualcosa di propriamente triste.

Perché le bufere di vento rischiano di travolgere i malati? Perché “a nessuno va di andarsene da solo“. Con questa spiegazione che dà il personaggio di Lino Musella si comprende la dimensione comunitaria del film. Nonostante sottolinea il bisogno di qualcuno a cui tenersi stretto quando la morte – reale o concettuale – sta cercando di assorbirci nel suo vortice. Attraverso un dispositivo non banale né scontato, Nonostante ribadisce un concetto che anima molte altre storie conquistandosi, però, un distacco e uno scarto.

Siamo tutta Gente nel tempo

Dolores Fonzi e Valerio Mastandrea in una scena del film Nonostante

Proprio per la mescolanza tra realtà e fantasia Nonostante può essere guardato come si legge un romanzo del realismo magico del Novecento. Fra gli italiani c’è Massimo Bontempelli che scrive Gente nel tempo, più che accostabile al film di Mastandrea. Nel libro c’è una famiglia colpita dalla maledizione di una Grande Vecchia, che ogni cinque anni fa sì che muoia un membro della loro famiglia. I superstiti anziché essere felici di non essere colpiti a ogni appuntamento con la morte, iniziano a vivere in modo sempre più passivo e tossico il tempo. Diventa un’ossessione da voler fermare a tutti i costi, più che un periodo da godersi fino in fondo visto il rischio di essere negli ultimi anni di vita.

Ecco, i protagonisti di Nonostante sono persone nel tempo, che fanno i conti con essi. Ma, al contrario della famiglia nel libro di Bontempelli, l’esistenza sdoppiata in ospedale ha insegnato loro a vivere del tempo – non solo “nel”. Il tempo è il vero protagonista da nominare di Nonostante – ed è al centro anche di un meraviglioso contemporaneo esordio italiano.

La metafora dell’ospedale sembra dirci che siamo un po’ tutti come esseri sdoppiati seduti accanto al letto dove giaciamo privi di sensi. In fondo tutti siamo in attesa che quell’altro noi lungo nel letto “torni su” – come dicono nel film – o “voli via“. L’architettura di Nonostante e la struttura dell’ambientazione e delle dinamiche è una grande rappresentazione efficace e incisiva della condizione umana universale. La particolare situazione dei personaggi, però, consente loro di apprezzare le cose che succedono in quel tempo nel limbo. Come un invito a tutti noi a godere di quello che accade nell’arco di tempo della nostra vita.

Noi non ci saremo

Il problema di lui e lei – i due protagonisti – è che quando quel tempo sospeso finirà “noi non ci saremo“, con la canzone del C.S.I. sullo sfondo. Vivere intensamente il tempo del limbo implica la tristezza di dimenticare tutto quando si guarirà. Ci si augura di restare sul letto d’ospedale, in sostanza? Forse, oppure ci provoca a ricordare che arriverà il momento in cui il nostro tempo finirà. La più ribadita delle considerazioni sul tempo, è vero, ma – appunto – proposta attraverso un impianto originale, fantastico e reale, e per questo più efficace.

Il paradosso di essere tristi di guarire, questo colpisce e riesce a far arrivare con maggiore intensità un concetto così inflazionato e – forse per questo – ormai svuotato. Mastandrea costruendo una situazione surreale e fantastica riesce a riempirlo di nuovo del senso che deve avere, riuscendo a promuovere un modo totale di vivere la vita. Urlando in macchina con dei bambini, cimentandosi con il salto in lungo che spinge oltre i propri limiti, avendo il coraggio di dirsi innamorato, rivedendo suo padre prima che svanisca. Buoni sentimenti e amore per la vita, ma dentro una cornice impossibile e fantasiosa: questo è il mix vincente.

Giorgio Montanini assomiglia a Dante, capace di parlare con i “fantasmi” pur essendo in salute. Valerio Mastandrea quando si allunga sul divano accanto al suo letto d’ospedale assomiglia Tom Hanks nell’aeroporto di The Terminal – altro film sul tempo, l’attesa e le sue potenzialità. Laura Morante è una mentore da record nella vita nel limbo che rimanda ad alcuni personaggi costruiti di Tutto chiede salvezza – ad esempio. Oltre alla trama e al modo in cui è stata costruita un’ambientazione complessa ed efficace, la caratterizzazione dei personaggi di Nonostante e la forza della sceneggiatura sono davvero l’elemento più vincente del film.

Nonostante tutti i possibili motivi per cui vorreste dire di no, vi consigliamo di andare al cinema a scoprire il nuovo film di e con Valerio Mastandrea.

Facebook
Twitter