Natalie Portman: alla riscoperta del ruolo perduto, Vox Lux

Natalie Portman compie 42 anni: attiva fin da giovanissima, le sue interpretazioni iconiche e di successo sono state moltissime. Tuttavia, nel 2018 è uscito Vox Lux, un film anomalo e peculiare, che è rimasto piuttosto in penombra: ne parliamo in questo articolo.
Natalie Portman: alla riscoperta del ruolo perduto, Vox Lux

Natalie Portman è nata a Gerusalemme il 9 giugno 1981. Attiva nel campo della recitazione fin da piccolissima (il debutto è nel 1994 con Léon: The Professional di Luc Besson), nel corso degli anni la poliedrica artista si è scoperta anche molto altro. Ha avuto infatti esperienze anche come regista e produttrice, affiancando a ciò attivismo sociale e politico.

Tra le sue interpretazioni più iconiche, impossibile non pensare a Il cigno nero (per il disturbante film di Darren Aronofsky vinse il premio Oscar), al biopic di Pablo Larraín Jackie (terza nomination all’Oscar) e al drammatico Closer (prima nomination a soli 23 anni). E poi ancora la sua incursione nel mondo Marvel con la partecipazione ai film di Thor, accanto a Chris Hemsworth, ed il più recente Annientamento, horror fantascientifico targato Netflix.

Ma in questo articolo, in occasione del suo 42esimo compleanno, il focus sarà su un film passato alquanto in sordina, nonostante sia un prodotto cinematografico di grande fascino, e che vede proprio Natalie Portman protagonista.

Natalie Portman popstar dannata in Vox Lux

Brady Corbet, regista di Vox Lux, insieme al cast
Brady Corbet, regista di Vox Lux, insieme al cast

Vox Lux è un oggetto cinematografico veramente difficile da inquadrare. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2018, spiazzò la critica (l’accoglienza della stampa fu alquanto mista) e soprattutto il pubblico (al botteghino il film fu un sonoro flop). 

Presentato come un Musical Drama, diretto da Brady Corbet e con la colonna sonora a cura della celebre cantautrice australiana Sia, il film risultò alquanto divisivo e alienante. La frattura di ricezione si può osservare al volo dando un’occhiata alla pagina di Rotten Tomatoes dedicata al film. Il suddetto è diviso in tre atti: Genesis, Regenesis, Finale.

Genesis

Partiamo dal presupposto che per chi, come chi scrive, seduto in sala alla première veneziana, si aspettava un musical, per quanto atipico, l’incipit del film è sconvolgente. Al rientro dalle vacanze natalizie del 1999, nei primi giorni del nuovo millennio, in una scuola americana un ragazzino si presenta in classe armato e uccide la sua docente e i compagni di classe, prima di suicidarsi. La 13enne Celeste (Raffey Cassidy) prova a parlargli con calma e compassione, ma viene colpita al collo da una pallottola, sopravvivendo. 

Per elaborare lo choc subito, la superstite e sua sorella Eleanor (Stacy Martin) scrivono canzoni insieme, e Celeste canta una di esse, Wrapped Up, ad un evento di commemorazione per le vittime. Uno scaltro manager (Jude Law) nota il potenziale della toccante canzone e dalla sua voce angelica, e così mette sotto contratto la ragazzina, traghettandola, giovanissima, nello squallido mondo dello showbiz.

Regenesis

Natalie Portman e Raffey Cassidy
Natalie Portman e Raffey Cassidy

Natalie Portman entra in scena prepotentemente nel secondo atto, interpretando Celeste 18 anni dopo gli accadimenti appena raccontati. E’ una giovane donna distrutta da dipendenze, stress, con un rapporto conflittuale con la figlia Albertine (doppio ruolo per Raffey Cassidy in questo film, scelta di classe) e ambiguo con il suo manager. Un attentato in Croazia viene associato ad un suo vecchio videoclip musicale, al quale sembra ispirato, e la stampa ha sete di polemica e circo mediatico, mentre Celeste sta per iniziare un mega tour per promuovere il nuovo album “Vox Lux“. 

Il film la segue per una manciata di ore, in maniera quasi compulsiva, voyeuristica, mentre si districa nella giungla di flash, droghe e tensioni che è la sua vita. La performance di Natalie Portman è sopra le righe, nevrotica e dolente: sembra aver fatto profondamente suo il trauma che accompagna il personaggio, restituendone i tratti più carnali e realistici.

Finale

E dopo il cambio drastico di tono e narrazione tra primo e secondo atto, Vox Lux spiazza nuovamente con il suo finale: ecco, dopo averlo atteso per tutto il secondo atto, in scena lo show di Celeste, spettacolare e a tratti pacchiano. Visto che il nostro obiettivo è portare ad una riscoperta di questo film, allo spettatore lasciamo scoprire che cosa durante questo show venga rivelato, e in che modo il montaggio ce lo racconti.

La Celeste di Natalie Portman come simbolo del nuovo millennio?

Natalie Portman in una scena di Vox Lux
Natalie Portman in una scena di Vox Lux

Questo spiazzante film mette chiaramente in luce tanti, fin troppi traumi e disagi della società degli ultimi decenni. In un calderone forse troppo variegato troviamo l’annosa questione delle armi e del gun control americano, la spettacolarizzazione del dolore e i più svariati modi per lucrarvi sopra, l’ossessione per la fama. E ancora la corruzione della purezza giovanile da un mondo adulto pronto a rovinare le nuove generazioni, le dipendenze, dalle sostanze come dal giudizio altrui, ed altro ancora. 

In un’ora e cinquanta di film, con tre atti che per atmosfera e mood potrebbero tranquillamente essere tre film separati, c’è veramente tanto da sviscerare. Un’opera poco rassicurante ed ambigua, che nonostante la star presence di Natalie Portman e Jude Law e il marchio di Sia sulla soundtrack, è rimasta limitata ad una fetta di pubblico piuttosto ristretta.

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