Il pianeta delle scimmie del ‘68: l’inizio di una saga epocale

Era il 1968, proprio oggi, quando è uscito Il pianeta delle scimmie, diretto dal regista Franklin J. Schaffner. Il prodotto che ha dato vita a un media franchise di grande successo concluso, per ora, nel 2017. In questo articolo trovate la recensione di questo film epocale
Il pianeta delle scimmie del ‘68: l’inizio di una saga epocale

Cinquantacinque anni fa, nel 1968, è uscito Il pianeta delle scimmie. Diretto dal regista Franklin J. Schaffner, il film è basato sull’omonimo romanzo del ’63, scritto dall’autore francese Pierre Boulle. Stiamo parlando di un prodotto che ha riscontrato un grande successo sia da parte della critica che del pubblico. Pertanto, il lungometraggio ha dato il via ad un franchise declinato su differenti media, partendo da svariati film fino a due serie televisive, vari libri, fumetti e persino videogiochi. Ma qual è il motivo di tutto questo riscontro?

La trama

Alcuni personaggi del film
Alcuni personaggi del film

Il film Il pianeta delle scimmie parte con un monologo del capitano Taylor a bordo di un’astronave con il suo equipaggio. Parla della teoria del tempo e di come la terra sia invecchiata di settecento anni dalla loro partenza, mentre loro “giusto di sei mesi”. Sta per ibernarsi. La solita presunzione umana: cercare di controllare qualcosa di incontrollabile.

La trama è ambientata nel ’72, quattro anni nel futuro rispetto all’anno d’uscita del film. Alcuni astronauti sono alle prese con un viaggio spaziale alla ricerca di un pianeta che supporti la vita. Alle porte del quarto millennio, la loro astronave viene assorbita da un’orbita che li conduce in un pianeta apparentemente senza vita. Ma non è così. Cosa troveranno?

Ragionano e vivono in una società abbastanza sviluppata, allo stato preindustriale. Rispettano una struttura sociale ben definita. Sono scimmie. Creature intelligenti a discapito degli umani presenti in questo pianeta, che sono invece selvaggi, animaleschi, senza alcuna capacità di linguaggio verbale, privati della retorica.

Il pianeta delle scimmie è un film sessantottino

La Statua della Libertà ne Il pianeta delle scimmie
La Statua della Libertà ne Il pianeta delle scimmie

Il capolavoro del regista nato in Giappone è del ’68. Una data storica. Un anno importante su scala globale, che indica un fenomeno sociale, culturale e politico, caratterizzato dalla mobilitazione di grandi movimenti di massa. Sono state coinvolte le varie minoranze, intellettuali, lavoratori e studenti di ogni tipo.

Guardando il film, si intuisce come Schaffner metta in scena tematiche che si riallacciano alle lotte di classe o a quelle contro autoritarismi ed emarginazione di ogni tipo. Le scimmie protagoniste vivono in società in cui esiste una divisione per “razza” nella spartizione dei ruoli sociali, da cui scaturisce una forma di discriminazione razziale tra le diverse specie. I gorilla svolgono mansioni più militariste e di funzionari dell’ordine, gli scimpanzé lavorano come scienziati, mentre gli oranghi sono intellettuali, politici, giudici e persino preti.

Ebbene sì, le scimmie in questione hanno anche una religione che genera un conflitto contro il pensiero razionale del metodo scientifico. Il regista esplicita abilmente questo scontro nelle tesi e nelle antitesi di argomentazione tra gli scimpanzé e gli oranghi, soprattutto durante il processo al capitano Taylor. Anche se ormai le scene del film sono note a tutti, così come il twist ricorrente del franchise, vi segnaliamo per chi non volesse rovinarsi la sorpresa che seguono spoiler.  

Non vedo, non sento, non parlo

Non vedo, non sento, non parlo
Non vedo, non sento, non parlo

Ora immaginatevi di scoprire che il pianeta dove siete approdati, non è altro che la Terra. Un pianeta che era abitato da una specie che si è auto-estinta quasi del tutto, a causa delle sue stesse guerre, facendo regredire gli umani rimasti a favore dell’evoluzione dei primati. Proprio l’apparizione della Statua della Libertà agli occhi di Taylor ce lo fa comprendere. Un’apparizione svelata in modo monumentale dalla regia, che ne aumenta la grandezza narrativa.

Ma cosa rappresenta l’immagine dei tre oranghi della commissione giudicante nel processo contro il capitano? Perché incarnano le note scimmie della tradizione cinese con gli occhi, le orecchie e la bocca coperta? Sono Mizaru, Kikazaru e Iwazaru e hanno origine dai dialoghi di Confucio. Ma cosa c’entrano?

Loro incarnano il male. Il male che si preferisce non vedere, che non si vuole sentire e di cui è meglio non parlare. La fortificazione del male dalla sua negazione. Le scimmie siamo noi. L’umanità che preferisce voltare il capo da un’altra parte e preferisce non accorgersi, in modo masochista, delle scelte che troppe volte sono state prese e che ci hanno condannato. Ed ecco perché la Statua della Libertà. Perché simboleggia il periodo circoscritto dalle questioni sociali emerse nell’America di Nixon che forse, mai più di oggi, sono attuali.

Tutti i sequel de Il pianeta delle scimmie

Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie di Tim Burton
Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie di Tim Burton

L’intero franchise è stato reso possibile grazie alla grandezza del primo film. La stessa cosa non si può dire per i quattro sequel che hanno seguito il primo capitolo: L’altra faccia del pianeta delle scimmie, Fuga dal pianeta delle scimmie, 1999: conquista della TerraAnno 2670 – Ultimo atto, realizzati tra il ’70 e il ’73 e diretti da altri cineasti rispetto a quello del film madre. Ma questi titoli, escluso un mero discorso commerciale, hanno ottenuto meno ammirazione rispetto al primo.

La serie tv arriva l’anno successivo. Nel 2001 arriva il film Planet of the Apes – Il pianeta delle scimmie, diretto da Tim Burton. Il franchise, a livello cinematografico, vede il tramonto con una trilogia, ossia quella composta da L’alba del pianeta delle scimmie, girato da Rupert Wyatt, Apes Revolution – Il pianeta della scimmie e The War – Il pianeta delle scimmie, entrambi del regista Matt Reeves. Tuttavia, quella che sembrava una raccolta di tre film è destinata ad ospitarne un quarto. Infatti, sono terminate le riprese de Il regno del pianeta delle scimmie.

Insomma, Il film ha senza alcun dubbio, parzialmente, rivoluzionato il cinema che ha anticipato l’alba degli anni ’70. Paga il pegno di un “tempismo” beffardo, ossia l’ essere uscito lo stesso anno del monumentale capolavoro 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, con cui si somiglia per qualche tratto. Il pianeta delle scimmie suggerisce arguti spunti di riflessione sull’essenza degli esseri umani e sulle scelte che sempre più spesso prendiamo mossi da interessi meschini, senza pensare agli altri. “Voi umani l’avete distrutta! Maledetti, maledetti per l’eternità, tutti!” 

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