Everything Everywhere All At Once: perchè è già un capolavoro

Dopo le molteplici candidature agli Oscar e ai Golden Globe, sicuramente il nuovo film prodotto da A24 e abbreviato EEAAO non si può dire che non abbia stupido. Da molti infatti è già stato apostrofato come un capolavoro, che sconfina in diversi generi e che lascia a ognuno la capacità di trarne un significato.
Everything Everywhere All At Once: perchè è già un capolavoro

Definirlo, etichettarlo in confini ben definiti può risultare complesso se ci si pensa. E chi ha visto in sala Everything Everywhere All At Once sa bene che non si può uscire dal cinema con un’opinione del tutto neutrale. I Daniels, così si chiama la coppia di registi composta da  Daniel Kwan e Daniel Scheinert, hanno infatti messo in scena di tutto, everything appunto, ma con grande genialità. Ma per chi se lo stesse chiedendo, dove sta questo colpo di genio? Perchè il film è già stato considerato, a prescindere dai risultati, un capolavoro? Per capirlo, andiamo qui a sviscerare le sue parti costitutive.

Everything Everywhere All At Once: la trama in breve

Il trailer di Everything Everywhere All At Once

Tutto ruota attorno alla storia di una famiglia, o meglio di una donna di nome Evelyn. Lei è un’immigrata cinese che si è trasferita negli Stati Uniti con il marito Waymond e insieme hanno aperto una lavanderia. Da subito però la famiglia appare essere fuori dall’ordinario. La tensione è alta, Waymond vuole dare a Evelyn le carte per il divorzio e nel mentre la figlia Joy, che dai primi minuti palesa la sua omosessualità, cerca di convincere la madre ad accettare la cosa, portando a casa la fidanzata Becky.

In questo contesto, tutti i membri della famiglia sembrano vivere una propria condizione di infelicità. Finché Weymond “Alpha”, ovvero il marito in una versione di sé appartenente a un altro universo, comincia a portare scompiglio nell’ordinario dei personaggi e anche nella nostra ordinaria condizione di spettatori. Il film rompe infatti gli schemi di ciò che di solito siamo abituati a vedere ed esplode i suoi elementi costitutivi.

Le componenti del film in chiave autoriale

Le componenti di Everything Everywhere All At Once
Le componenti di Everything Everywhere All At Once

La rete di tematiche che il film tocca è variegata. Si sconfina infatti dal dramma sentimentale alla commedia, dal fantasy al fantascientifico senza farci mancare la componente d’azione che domina gran parte del film. Possiamo dire che ci sia un buon mix di elementi che già conosciamo bene, come la presenza del multiverso o del cinema d’arti marziali, ma con un significato non convenzionale. Ma partiamo dall’inizio.

La struttura tripartita di Everything Everywhere All At Once

Una scena nel primo atto del film
Una scena nel primo atto del film

Everything Everywhere All At Once è un film diviso in 3 atti: Everything (prima parte), Everywhere (seconda parte) e All At Once (terza e ultima parte). Ricorda qualcosa? I Daniels sembrano rimandare con questa struttura a tutto il mondo Tarantiniano e più nello specifico a titoli come Kill Bill e The Hateful Eight per fare degli esempi, ma con le dovute differenze. Mentre i film di Tarantino sono un climax strutturato in capitoli senza continuità cronologica, che porta allo scontro, alla lotta di sangue tra personaggi cinici e vendicativi, quello di EEAAO è un climax di tutt’altro carattere.

Le differenze di Everything Everywhere All At Once

Possiamo dire infatti che la crescita del film attraverso le tre parti, porti a un’esplosione finale di calore, di amore e di emozioni positive. A partire da una condizione iniziale di infelicità raccontata nel primo atto, vediamo la posta in gioco costantemente alzarsi e i personaggi iniziano a combattere. Ma contro chi? 

Il nemico, nonostante sia apparentemente rappresentato da Jobu Tupaki, in realtà non è mai fisico. Ciò che i personaggi combattono, infatti, è la depressione, il dolore pure che li affligge e che è rappresentato dal bagle nero gigante che cerca di inghiottirli. Il finale però ci dà la soluzione e ci dice come affrontare queste situazioni di vita che ci coinvolgono tutti: con comprensione e gentilezza.

Il multiverso

La protagonista entra nel multiverso
La protagonista entra nel multiverso

L’elemento multiverso si può dire che sia uno degli espedienti cinematografici più esplosi di questi anni. Si pensi a tutti i film Marvel incentrati su questo tema come Doctor Strange In The Multiverse of Madness o Spider-Man: No Way Home oppure anche il film in uscita firmato DC: The Flash. Questi film ci hanno insegnato a vedere e pensare al multiverso come infiniti spazi con cui i personaggi riescono a mettersi in contatto e agire, cambiando il corso degli eventi per salvare il mondo. Ancora una volta però, il merito di Everything Everywhere All At Once è quello di aver interpretato questo elemento secondo un’ottica diversa.

La diversità in Everything Everywhere All At Once

I nostri protagonisti infatti, non possono vagare liberamente in altri universi, ma possono solo mettersi in contatto con i propri sé per acquisire i punti di forza di ognuno e sfruttarli. Dalla dote nel canto a quella in cucina fino alle abilità avanzate nel kung-fu. E l’obiettivo del contatto con tutti questi universi non è quello di cercare di salvare il mondo da una minaccia suprema.

La protagonista infatti, grazie ai salti multidimensionali, ha modo di vedere diverse versioni di se che in qualche modo la aiutano a capire e apprezzare ciò che di semplice e caro già possiede: la sua famiglia. Grazie a questa conoscenza suprema riesce infatti a salvare se stessa e la sua famiglia da una condizione di eterna infelicità.

Le arti marziali

Le arti marziali in Everything Everywhere All At Once
Le arti marziali in Everything Everywhere All At Once

L’abilità nel kung-fu, insieme al multiverso è il secondo elemento più presente nel film. E quale miglior potere se non questo poteva essere assegnato ai protagonisti? Un’arte tipicamente asiatica, proprio come loro, che vediamo esplodere una volta che entrano in contatto con gli altri universi. Alcune scene, soprattutto quelle enfatizzate grazie al rallenty e incalzate grazie alla colonna sonora, potrebbero ricondurci ai tempi e ai combattimenti di Matrix.

L’elemento diverso però in questo caso è la capacità di accostare quest’arte non solo all’ironia e alla comicità (si pensi alla scena di combattimento in cui Jobu tiene in mano dei lunghi peni come fossero spade), ma soprattutto a un’eroina femminile. Il più delle volte infatti, quando si pensa a film di arti marziali vengono in mente personaggi come Bruce e Brandon Lee, Jet Li, Jackie Chan. Un’arte insomma prettamente maschile.

E proprio perché questo film rompe gli schemi, qui questa capacità viene rappresentata al meglio da una donna, Evelyn appunto. Ma la scelta non è casuale. L’attrice Michelle Yeoh infatti non è nuova nel mondo delle arti marziali. Il suo esordio in questo senso fu con il film Bambole e botte in cui interpreta un’istruttrice di Judo, mentre il film Yes, Madam le aprì la strada come artista marziale, nel quale mette in scena personalmente le parti più acrobatiche.

Everything Everywhere All At Once, recensito qui, in sostanza rappresenta di tutto. E se voi avete notato altri elementi ricorrenti del cinema pop trasformati in una nuova chiave dalla genialità di questo capolavoro fatecelo sapere nei commenti.

Facebook
Twitter