EO, la recensione: la bestialità umana vista dagli occhi di un asino

EO, ultimo film di Jerzy Skolimowski, è un omaggio al capolavoro di Bresson, Au hasard Balthazar (1966). Il protagonista è un asino malinconico che affronta un lungo viaggio dalla Polonia all’Italia, durante il quale sarà testimone del bestiario umano che lo circonda. Il film è candidato agli Oscar nella categoria Miglior Film Internazionale.
EO, la recensione: la bestialità umana vista dagli occhi di un asino

Jerzy Skolimowski, classe 1938, firma la sua ultima fatica da regista con EO. Per la precisione si tratta del venticinquesimo lavoro realizzato dietro la macchina da presa (fra corti e lungometraggi). Dei suoi numerosi film ricordiamo Il vergine (1967), La ragazza del bagno pubblico (1970), L’australiano (1978), Moonlighting (1982), Essential Killing (2010).

Scrittore precoce e fortunato sperimentatore, benché spesso vittima di censura, Skolimowsky ha sempre saputo raccontare l’uomo e la sua incomunicabilità attraverso un cinema libero, indipendente, nuovo. Con EO il regista narra una storia tenera e drammatica, che non ha bisogno di tante parole, ma solo di un silenzioso sguardo: quello di un asino.

Premi e candidature di EO

EO aveva già fatto parlare di sé in occasione della 75ª edizione del Festival di Cannes, per aver vinto il Premio della Giuria, ex aequo con Le otto montagne (trovi qui la nostra recensione) di Felix Van Groeningen e Charlotte Vandermeersch. Il film polacco (ma di produzione parzialmente anche italiana) si è aggiudicato altri due premi, in occasione degli European Film Awards: il Premio alla migliore colonna sonora (composta da Pawel Mykietyn) e il Premio EUFA. Attualmente è candidato agli Oscar per la categoria Miglior Film Internazionale. EO è uscito nelle sale italiane il 21 dicembre 2022.

Trama: un road movie a passo d’asino

EO in una scena del film
EO in una scena del film

EO è un asino che vive in Polonia e si esibisce in un circo itinerante insieme a Kasandra (interpretata da Sandra Drzymalska), una giovane acrobata molto affezionata a lui. A causa di una protesta animalista, però, la bestia è costretta ad abbandonare il circo e quindi l’unica persona capace di affetto ed empatia nei suoi riguardi. Di qui in poi l’animale affronterà un viaggio attraverso mezza Europa, sballottato di continuo da un padrone all’altro. Da una prigione all’altra. Nel suo vagare desolato e silenzioso, EO sarà il testimone involontario di numerosi tipi umani.

Di uomini e di bestie

Lo sguardo malinconico di EO
Lo sguardo malinconico di EO

Il film nasce innanzitutto da premesse animaliste, come dichiarato dall’autore stesso al termine del film: “Questo film è frutto del nostro amore per gli animali e per la natura.”

Di qui, la storia prende le mosse per fare un rapido ma accurato schizzo dell’umanità. Gli occhi stanchi e tristi di EO, infatti, conosceranno violenza e solitudine, declinate nelle loro molteplici manifestazioni. Di contro, l’innocenza dell’asino risulterà come un ideale quasi impossibile, un pallido contraltare rispetto all’insolenza dell’uomo. Della bestia, appunto.

Qualche spiraglio di bontà

Non che gli esempi di bontà e compassione siano interdetti dall’autore, anzi. Ne ritroviamo diversi esempi (legati soprattutto al personaggio di Kasandra), che contribuiscono a completare il puzzle del bestiario umano, altrimenti fin troppo avvilente. Ma questi stessi episodi hanno sempre un retroscena dolceamaro, e sbiadiscono se misurati con quelli ritraenti il senso di inadeguatezza, pena e disagio.

EO, solo anche fra gli animali

Una scena del film
Una scena del film

EO, quindi, è anche metafora della solitudine: l’altro grande tema del film. L’asino, non a caso, è un essere molto intelligente e quindi dotato di una sensibilità profonda. Una sensibilità la sua che trova un’interessante eco fotografica in diverse scene, simbolicamente tinte di rosso. Un colore carico di sentimento, e che sembrerebbe avere l’obiettivo di risaltare l’emotività dell’animale.

Il protagonista tende sempre a scappare da qualcosa, e a rivivere gli unici ricordi che ritiene felici. Quelli insieme a Kasandra. La sua, quindi, è una vita da emarginato, incompreso e disadattato. EO non riesce mai ad integrarsi, nemmeno con gli altri animali, che siano suoi simili o che siano di un’altra specie. Questo risulta molto evidente, ad esempio, nelle scene in cui l’asino si ritrova a convivere con dei cavalli. Così simili, ma, allo stesso tempo, così distanti da lui.

Da Bresson a Skolimowsky. EO, una rilettura d’autore

Una scena di Au hasard Balthazar
Una scena di Au hasard Balthazar

Il visionario film di Skolimowsky è una reinterpretazione, un omaggio a un film per lui molto speciale: Au hasard Balthazar di Robert Bresson (1966). Il regista e scrittore polacco, in un’intervista del 2010, aveva dichiarato che il capolavoro di Bresson era stato l’unico film ad averlo commosso fino alle lacrime. Grazie a lui, aveva capito che avere un animale come protagonista di un film non solo era possibile, ma addirittura emozionante.

A distanza di quasi sessant’anni, con EO, quindi, l’autore ha voluto recuperare quell’antica e sconvolgente suggestione, per poi poterla rielaborare entro i propri orizzonti artistici.

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