Denti da squalo, recensione: finalmente il coming of age all’italiana

La recensione di Denti da squalo, il film che segna l'esordio alla regia di Davide Gentile, con le partecipazioni di Claudio Santamaria, Edoardo Pesce e Virginia Raffaele. Un coming of age realizzato con tutti i crismi ma che riesce a fondersi perfettamente con la cultura italiana che ci racconta il percorso di crescita sul litorale romano di Walter, tra problemi familiari e forti legami d'amicizia.
Denti da squalo, recensione del coming of age all'italiana

Il cinema italiano ha sempre avuto un po’ di difficoltà nel consegnare al pubblico dei coming of age appassionanti e credibili. Un problema insito nella storia dell’industria cinematografica nostrana, da sempre più vicina al mondo degli adulti e legata alla commedia e al realismo. Situazione ancor più ingessata da una generale (e comprensibile) tendenza a non prendersi rischi e a portare avanti scommesse sicure.

Per questo trovarci davanti un’opera come Denti da squalo, film dell’esordiente Davide Gentile che arriva in sala l’8 giugno, ci riempie il cuore di gioia. Perché, come vedremo nella nostra recensione, si tratta di un coming of age purissimo ma al tempo stesso profondamente italiano. Un progetto che si prende i rischi necessari per dare una sferzata decisa alla nostra industria cinematografica.

La trama di Denti da squalo

Walter si tuffa in piscina in Denti da squalo
Walter si tuffa in piscina

La scuola è finita e l’estate è alle porte. Walter (Tiziano Menichelli) è un tredicenne della periferia romana. Ha da poco perso il padre Antonio (Claudio Santamaria) e vive da solo con la madre Rita (Virginia Raffaele). Vede alcune foto del genitore scomparso che lo ritraggono in una villa molto bella. Inizia quindi a girare in bici in cerca di questo posto finché effettivamente non lo trova. Il luogo è di quelli speciali e ha pure una piscina. Ci si tuffa, come farebbe ogni bambino. Peccato che in quello specchio d’acqua stia nuotando uno squalo. Esce più velocemente che può e torna a casa.

Il fascino di quel posto e di quell’animale è troppo forte però e non può che ritornarci. In una delle sue visite fa la conoscenza di Carlo, un ragazzino poco più grande di lui che nutre lo squalo. Da qua inizia la storia d’amicizia dei due che li porterà a battere tutto il litorale romano, a far la conoscenza della piccola malavita locale e della storia del pericoloso Corsaro (Edoardo Pesce). Un percorso di crescita e di elaborazione del lutto che porterà Walter a fare i conti con il rapporto con sua madre e con il passato del padre.

Denti da squalo e il realismo magico

Walter insieme alla madre
Walter insieme alla madre

Il realismo magico, con la sua capacità di fondere elementi tangibili e di fantasia, ha una capacità descrittiva dei ricordi e delle emozioni impareggiabile. D’altronde chi di noi non ha una percezione leggermente distorta delle proprie memorie e in generale dei momenti più significativi della nostra vita? Allo stesso tempo risulta particolarmente adatto per descrivere i percorsi di crescita e quindi per far capire cosa può significare la scoperta del mondo per un bambino (o un pre-adolescente). Così fa Denti da squalo, portandoci nel viaggio di Walter e Carlo e mostrandoci la realtà attraverso il loro sguardo giovane e leggermente distorto. I rischi non erano pochi.

Affinché il realismo magico funzioni occorre mantenere un equilibrio spesso sottile e su cui è facile sbagliare. Ma il lavoro fatto dall’esordiente Davide Gentile, aiutato da Gabriele Mainetti (Leggi la nostra recensione di Freaks Out) in un’inedito ruolo di Direttore Artistico, è più che eccellente. A loro si aggiunge un lavoro sugli effetti speciali, necessario affinché il meccanismo funzioni, di ottimo livello. Il film, grazie a questi elementi, non solo mantiene il giusto equilibrio tra realismo e finzione. Lo cavalca, portando noi spettatori a vivere un’estate, tra squali e corsari, più unica che rara.

Liberare le emozioni per crescere

Walter guarda il mare
Walter guarda il mare

Ed è proprio nella sua capacità di farci vivere quei momenti così particolari e allo stesso tempo così comuni che Denti da squalo risulta un progetto vincente. Perché se da una parte è vero che non tutti hanno passato un’estate della loro vita sul litorale romano e avuto a che fare con squali, il film di Gentile è comunque impeccabile nel farci (ri)vivere emozioni che abbiamo provato almeno una volta. Ognuno di noi ha avuto quel momento della vita in cui abbiamo iniziato a scoprire cosa c’è tanto fuori la porta di casa quanto nel nostro passato e in quello dei nostri genitori.

Stand By Me si chiudeva ricordando come nessuno ha amici come quelli che si hanno a 12 anni. Denti da squalo ci mostra invece come nessuno di noi guarda più il mondo come lo guardava quando ne aveva 13. Lo fa attraverso il corpo e gli occhi meravigliosi di Walter, portato a schermo da una prova straordinaria del piccolo Tiziano Menichelli. E nel farlo ci regala non solo un grande coming of age all’italiana ma ci ricorda anche che lo squalo che ognuno di noi si porta dentro deve essere liberato. Perché solo in quel momento si può ricominciare a crescere e a guardare avanti.

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