Close, recensione: affinità elettive in un film che (si) spezza in due

Dopo il lungometraggio d’esordio Girl, Lukas Dhont torna alla regia con un nuovo film sui sentimenti e l’infanzia. Vincitore del Premio Speciale della Giuria a Cannes, ora è in lista agli Oscar per il Miglior Film Internazionale. Leggi cosa ne abbiamo pensato: sicuramente la sua dolcezza ci ha scaldato il cuore.
Close, recensione: affinità elettive in un film che (si) spezza in due

Due ragazzi che s’intrattengono a parlare dei loro studi, e si stringono, congedandosi, la mano, sarebbe parso, a chiunque l’avesse osservato, un fatto banale della vita d’ogni ora. Invece – per la particolare costellazione sotto cui nacque – era un avvenimento raro, quale può prodursi, sì e no, una volta sola in un secolo e in un solo paese”.  Avvenne nella Trieste di fine Ottocento, nel libro di Umberto Saba, Ernesto, da cui è tratta la citazione. Nel nostro di secolo, la storia che nasce sotto una “particolare costellazione” che la rende rara è ambientata in Belgio, tra Léo e Rémy, nel film Close.

Distribuzione e successo di Close

Il trailer

Close è stato presentato in anteprima al 75° Festival di Cannes, a maggio del 2022, poi diffuso nelle sale italiane da Gennaio 2023. Dopo il successo ottenuto sempre a Cannes, nel 2018, col suo lungometraggio d’esordio Girl, Lukas Dhont con Close si è conquistato il Grand Prix Speciale della Giuria. Come già Girl, anche l’ultimo film del regista fiammingo è stato candidato dall’Academy per l’Oscar al Miglior Film Internazionale (scopri chi presenterà la prossima edizione). Gli attori protagonisti sono Eden Dambrine e Gustav de Waele, di tredici anni, “dilettanti che sanno parlare francese e fiammingo”, secondo quanto richiedeva Dhont all’apertura dei casting.

La trama del film

I protagonisti in una scena del film
I protagonisti in una scena del film

Il film ripercorre la vita di due tredicenni, Léo e Rémy, che costruiscono un legame strettissimo, tenero ed intenso, finché un evento non interrompe la loro storia e Léo si trova da solo con inquietudini e ricordi. La trama in sé non è affatto incalzante, anche i dialoghi sono ridotti all’osso: il film si realizza nelle atmosfere, nei silenzi e nei gesti dei due protagonisti. (Qui il regista spiega come ha lavorato coi giovani attori). Soltanto un momento sobbalziamo sulla poltrona: quando avviene il colpo di scena che spacca il film a metà (e forse un po’ anche i nostri cuori).

Lèo e Rèmy: una storia di affinità elettive

A commuoverci di più è la storia dei due protagonisti. È come l’acqua distillata: priva di sali minerali che le danno una specificità particolare, pura, essenziale. C’è un’intimità che non ha bisogno di essere definita e sfugge (come Léo e Rémy, che spesso corrono a piedi o in bici) ad un nome che la identifichi e limiti. Potrebbero essere i protagonisti al maschile di Petite Maman, di Céline Sciamma, o la versione infantile dell’incontro tra Bruno e Roberto in Il sorpasso.

Non ci importa se siano tra loro fratelli, amici, innamorati: ci commuove la purezza dell’elettività che riescono ad avere i sentimenti quando vengono lasciati liberi di essere. Ora fate attenzione, perchè seguono spoiler.

Perchè Close funziona?

Léo abbraccia Rémy in un poster di Close
Léo abbraccia Rémy in un poster di Close

Per la tematica? No. Sarebbe l’ennesimo film dalle dolci atmosfere che ci scioglierebbe il cuore, ma non si distinguerebbe dagli altri che hanno percorso quella strada prima di lui. Funziona perché ad un certo punto sembra che si rompa, che salti tutto e ricominci da capo. Funziona perché ciò che accade fa dire agli spettatori “ora non funzionerà più niente!”. Manca uno dei protagonisti per la seconda metà del film, come può continuare? Ecco, è l’interruzione che lo rende notevole; il fatto che non accade tutto quello che sarebbe potuto accadere per renderlo la versione meno disneyana di Luca o più velata di Chiamami col tuo nome

Resta l’incanto della storia di Léo e Rémy, senza alcuna contaminazione, perché la tensione del loro rapporto stretto (appunto “close”) non esplode all’esterno, non si confronta con la vita di tutti i giorni. Gli sviluppi della relazione avrebbero potuto riempire la seconda ora del film: magari si separavano per sempre come in Brokeback Mountain; avremmo visto crescere un’amicizia viscerale à Le otto montagne; sarebbero scappati sotto alla tenda di Moonrise Kingdom. In questi film la storia di una relazione si snoda e il rapporto si evolve; in Close no, nulla accade perché Rémy scompare e lo spazio dev’essere lasciato al dolore.

Il dolore che unisce di nuovo

Leo, Remy e Sophie
Leo, Remy e Sophie

La seconda parte di Close non delude e ci fa dimenticare delle aspettative sul rapporto tra i due protagonisti. Al centro, infatti, c’è un nuovo legame stretto, fondato su un altro sentimento sincero, il dolore: quello tra Sophie e Léo. Manca il fiato quando la trama ci sconvolge col colpo di scena improvviso, ma ritorniamo a respirare perché il film non è su Lèo e Rèmy, è su un legame stretto, e pian piano trova il suo spazio una nuova intimità, basata su altro e connessa al rapporto iniziale dal senso di colpa e dal ricordo: il film può continuare. 

C’è una canzone di Fabio Concato, intitolata Ti ricordo ancora, il cui testo sembra ripercorrere alcune scene di Close, quasi come una colonna sonora che dà voce a quello che accade sullo schermo. 

E ti ricordo ancora / l’ingenuità, la tua tenerezza disarmante / eri un omino ma dentro avevi un cuore grande / che batteva forte un po’ per me. / E ti ricordo ancora / dimmi che non è cambiato niente da allora / chissà se parli ancora agli animali / se ti commuovi davanti a un film”. 

Noi sì, davanti a Close ci commuoviamo ancora.

Facebook
Twitter