Caravaggio, l’Anima e il Sangue. La luce e le tenebre. La nostra recensione

Caravaggio L’Anima e il Sangue nasce dagli stessi produttori di “Firenze e gli Uffizi”, un nuovo film d’arte incentrato sulla vita di una delle figure maledette della storia dell’arte italiana: Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

“La mia arte vi stupirà, vi cambierà”.

Caravaggio L’Anima e il Sangue, diretto da Jesus Garces Lambert è uno dei primi lavori girati in Italia con l’ausilio dei nuovi sensori Helium 8k, montati su telecamere RED ad alta definizione.

Lo scopo, espresso fin nel titolo e ribadito più volte dagli addetti ai lavori, è quello di accompagnare lo spettatore sin nel ventre dell’artista, di condurlo all’interno della sua realtà di luci ed ombre, iniziandolo, in questo modo, alle sue stesse emozioni.

Veicoli di questo viaggio nel tormento del Caravaggio sono senza dubbio le immagini realizzate in 8k delle sue opere ed il linguaggio e il corpo dell’attore, adibito ad interpretare la sua inquietudine interiore.

L’eccellente scansione delle opere ha permesso al team grafico di restituire all’immagine ripresa non soltanto l’originale luminosità delle figure dipinte dall’artista, ma, al contempo, la messa in rilievo della trama della tela. Una compenetrazione, tra pennellata e supporto, impossibile da ottenere persino per il fruitore più attento, senza la mediazione della tecnologia.

D’altra parte, luci e ombre sono la materia principale di cui si compongono non solo l’arte, ma la vita stessa di Michelangelo Merisi. Sappiamo, infatti, che oggetti e figure sono sovente calate in un’avvolgente ambientazione oscura, metafisica, e dunque sorprese da una luce calda, direzionata, che accarezza i volumi e mette in rilievo tutto ciò che è prezioso per la lettura della scena rappresentata.

Una danza onirica, in cui luci ed ombre si inseguono, rivaleggianti e poi complici, nell’elevazione delle forme che si stagliano su un’oscurità evocativa.

Caravaggio

Il linguaggio e i monologhi sono dettati dalla voce profonda, intima e lievemente gracida di Manuel Agnelli, frontman degli Aftehours: una voce che suggerisce sempre oltre le parole che ha pronunciato. Quando alle parole sopraggiungono i silenzi, si ha la sensazione che quel silenzio non sia un punto, una fine, ma una pausa, e ciò che attende in agguato nel silenzio non è un nulla ma un non detto, un taciuto.

Dunque il silenzio è l’ombra strumentale che in Caravaggio evoca, esalta, suggerisce. Il livore, su cui si fa strada l’animo appassionato e tormentato dell’artista, è capace di generare l’ineffabile bellezza degli angeli quanto di dar corpo alla mostruosità, alla più atroce sofferenza.

Il musicista, che ha messo le contraddizioni della coscienza al centro delle sue canzoni, è la voce umana, naturale e non stereotipata che pronuncia le parole del Merisi.

Con il contributo di eminenti storici dell’arte quali Claudio Strinati e Mina Gregori, Presidente della Fondazione Roberto Longhi, Caravaggio, L’Anima e il Sangue, si propone come uno studio specialistico sull’arte del Merisi: le opere sono puntualmente illustrate sia negli aspetti compositivi che allegorici. La bellezza incomparabile di alcuni dettagli, come gli occhi umidi di lacrime de Il suonatore di Liuto, le contrazioni del volto nel ritratto di Medusa, nonché la vividezza nelle serpi che cingono il capo, vengono narrate e sottolineate dagli indugi di una telecamera compiacente, che nella resa dei più minuti dettagli pittorici rivela le sue enormi potenzialità.

Caravaggio è l’artefice della realtà più cruda, nei suoi aspetti più umili e dimessi. Egli è il cantore della realtà: comprende le illusioni che si celano in un riverbero e gli inganni che si annidano nell’ombra. Elimina tutto ciò che è superfluo e riduce la rappresentazione all’essenziale, afferrato dalla luce.

“Porto il nome di un arcangelo ma anche quello di un grande artista. Sento in me i contrasti di una natura imperfetta che però non riesco a domare. Vorrei emanciparmi ma è impossibile ammansire l’animo ribelle, vincere l’istinto selvaggio. Se solo vedessi la luce… Quella luce che sgombra, e rischiara liberando la mente ingorda e cieca. Io quella luce so solo rappresentarla.”

Caravaggio

Dall’altra parte, l’opera documentaristica è affiancata dal racconto cinematografico. La vita di Caravaggio, dell’artista maledetto, viene drammatizzata nel racconto teatrale delle sue vicende esteriori ed interiori. Nella ricerca negli archivi, tra le carte dei processi, tra le testimonianze degli uomini del suo tempo, emerge il ritratto di un uomo diviso tra il lavoro e il piacere, a suo agio tra gli emarginati, i reietti, le donne di malaffare e facile ad impetuosi accessi d’ira e violenza.

Gli stati d’animo dell’artista, la paura, il tormento, la noia e quell’altalena di presunzione e sconforto, che deriva dai successi e dai rifiuti… trovano interpretazione teatrale nel corpo di Emanuele Marigliano. Un corpo spoglio ma non nudo. Un corpo contemporaneo, un uomo contemporaneo poiché interprete di un’inquietudine senza tempo, che appartiene all’uomo, come al Merisi e non all’artista, in quanto tale.

Rinchiuso entro un’architettura spoglia, buia, il corpo dell’attore viene sferzato da una luce naturale che ne disegna la figura. Attraverso alcuni gesti evocativi mette in scena i sentimenti imperversanti nel cuore dell’artista: il senso claustrofobico di perdita della libertà, il sonno agitato dagli incubi, la paura della decapitazione, la ricerca della misericordia. Il cellofan, un velo giallo, un letto in verticale, un paio di jeans i soli oggetti di scena a disposizione, per una recitazione che è essenzialmente corpo, pelle, tensione, torsione. Un plasticismo dinamico che mancava alla sua pittura ma che troverà poi nella cristallizzazione di una reazione fisica, di un moto emotivo che si riflette sul volto e nei gesti istintivi dei suoi personaggi.

Gli uomini di valore sono coloro che si intendono profondamente di pittura, e sono capaci di riprodurre la realtà, le cose naturali, come faccio io. Agli altri lascio il vanto di vane parole: io lascio che siano le opere a parlare di me”.

Caravaggio

Caravaggio, l’Anima e il Sangue è al cinema solo il 19, 20 e 21 Febbraio 2018.

Leggi anche La Grande Arte al Cinema: il cinema, l’arte e le biografie d’artista

Facebook
Twitter