Anatomy of a Fall, la recensione della Palma d’Oro a Cannes 76

La recensione di Anatomy of a Fall di Justine Triet con Sandra Hüller. Il lungometraggio presentato al Festival di Cannes 2023 dove si è aggiudicato la Palma d'Oro. Il film di Justine Triet è a metà tra il legal-drama e il thriller, dove il genere diviene un mezzo per indagare su un rapporto tra due coniugi.
Anatomy of a Fall recensione Palma d'Oro a Cannes 76

Il 2023 sta portando sotto l’evidenza di tutti gli appassionati cinefili un unico grande messaggio: l’importanza del cinema di genere. Soprattutto lo sta urlando il pubblico che premia al botteghino quasi ogni opera di genere che arriva in sala. Un segnale meraviglioso e che non può che farci ben sperare. Perché quando funzionano le opere di genere molto probabilmente funziona il cinema tutto. Non sembra quindi un caso che il Festival di Cannes 2023, che aveva già premiato nel 2021 Titane di Julia Ducournau (Leggi la nostra recensione di Titane), abbia eletto vincitore della Palma d’Oro Anatomy of a Fall. Perché il film di Justine Triet, come vedremo nella nostra recensione, è un perfetto esempio di come un cinema figlio della commistione di generi possa essere contenitore di un profondo sguardo autoriale.

La trama di Anatomy of a Fall

Il ritrovamento del corpo di Anatomy of a Fall
Il ritrovamento del corpo di Samuel in Anatomy of a Fall

Siamo al piano terra di un bel cottage nei dintorni di Grenoble e vediamo l’inizio di un’intervista realizzata da una studentessa a Sandra (Sandra Hüller), una scrittrice di successo. Poco dopo aver iniziato le due vengono interrotte dalle note della versione strumentale di P.I.M.P. di 50 Cent. La musica, fatta partire da Samuel ovvero il marito di Sandra, è altissima e non si può proseguire con l’intervista. Mentre la ragazza se ne va facciamo la conoscenza di Daniel, figlio ipovedente della coppia. Il giovane esce a fare una passeggiata col suo cane guida.

Al suo ritorno Daniel trova il corpo del padre, apparentemente caduto da un terrazzo, rivolto sulla neve e ormai morto. In sottofondo sentiamo ancora ad alto volume le note di P.I.M.P. Al momento della caduta in casa c’era solo Sandra. La donna verrà accusata di omicidio e si troverà costretta a chiedere aiuto all’avvocato (e amico di vecchia data) Kevin. La loro strategia di difesa punterà sul convincere tutti che Samuel, depresso da tempo, si è tolto la vita. Questo il setting impostato nei primi minuti dalla regista Justine Triet e su cui ruoterà tutto il resto del film.

Tra il thriller e il legal drama

Sandra e Kevin in Anatomy of a Fall
Sandra e Kevin in Anatomy of a Fall

Come anticipavamo nell’incipit, Justine Triet mette in piedi un film dove la commistione di generi è centrale. La curiosità di capire come sono andate le cose (e la conseguente tensione) sono il gancio a cui tenere appesi gli spettatori. Il meccanismo da giallo/thriller con cui questo avviene è quasi matematico e non c’è un singolo momento in cui rischiamo di uscire da questo gioco. Il ritmo con cui si mostra il film è invece dettato da un’altro genere: il legal drama. Il processo incorpora il resto del film e a quel punto ne scandisce rivelazioni e picchi emotivi.

Ogni partecipante al processo è coinvolto quanto (se non più) dell’imputata stessa e sembra che tutti abbiano preso la vicenda sul personale. Questo il vero indizio sulle reali intenzioni della regista, ovvero trascinarci e renderci sia giudicanti che giudicati. E qui subentra il lavoro della regia. Puntuale, formalmente impeccabile ma anche in grado di regalare guizzi brillanti. In particolare nella gestione dei flashback, dove il montaggio e il sonoro diventano fondamentali nel rivelare il necessario ma lasciare a noi il ruolo di completare mentalmente la scena.

Anatomia di una caduta (di coppia)

Sandra durante il processo in Anatomy of a Fall
Sandra durante il processo in Anatomy of a Fall

Anatomy of a Fall ovvero anatomia di una caduta. Justine Triet ha iniziato a giocare con noi spettatori film dal titolo. Convincerci che si trattasse “solo” di un film di genere e che quindi la caduta da analizzare fosse quella fatale di Samuel. Un’analisi scientifica per ricostruire le dinamiche e trovare un colpevole. Ma è la caduta della coppia quella su cui progressivamente si concentra l’autrice. La ricostruisce tramite le varie testimonianze del processo. Attraverso i silenzi e gli sguardi di Sandra (la prova della Hüller è semplicemente straordinaria), le registrazioni segrete di Samuel, i libri scritti (e a volte non scritti) di entrambi.

La prima grande rivelazione a cui assistiamo durante il processo è che non si tratta di una coppia particolare, anzi. Quella tra Samuel e Sandra è una relazione qualsiasi, interscambiabile con quella di ognuno di noi. La seconda grande rivelazione è che tanto nel processo quanto nel disfacimento della coppia non c’è un colpevole. È la gravità, bellezza. La forza che attraversa tutta l’opera, che ritorna a più riprese e che sta alla base di entrambe le cadute, unendo la struttura da film di genere alla sensibilità e allo scopo dell’autrice.

Anatomy of a Fall: chi è chiamato a decidere?

Kevin cammina appoggiandosi con la mano alla parete
Kevin, il figlio di Sandra e Samuel

Nessun colpevole se non la forza di gravità che tutto guida quindi. Eppure però tanto nel film quanto nella vita in generale, qualcuno è chiamato a dover decidere. A scegliere, pur dolorosamente, da che parte stare. Nel film questo processo è mostrato in modo tanto nascosto quando evidente e roboante. Non siamo noi a decidere. Non arriviamo mai alla verità assoluta e non siamo mai chiamati a fare una scelta. Per assurdo non è neanche la legge. O meglio, quest’ultima una decisione la prende ma ci vengono mostrati gli esiti e non l’atto in sé. L’unico che vediamo mentre compie la sua scelta, mentre decide a cuore in mano da che parte stare è Daniel (il bravissimo Milo Machado Graner).

Un ragazzino ugualmente in preda alla forza di gravità che si ritrova a scegliere tra mamma e papà, diventando la vera vittima. Justine Triet non mette a processo Sandra ma l’intero sistema familiare contemporaneo. E lo fa senza bisogno di urlarci in faccia i suoi intenti ma inserendo questo sguardo e questa sensibilità all’interno di un godibilissimo film di genere in grado, attraverso i suoi molteplici strati, di essere apprezzato da qualsiasi tipo di spettatore. Questo di solito avviene quando ci si trova davanti un grande film di una grande autrice.

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