Air, la recensione del leggendario salto nel vuoto di Nike

Per la prima volta sul grande schermo viene messa in scena quella che è stata una delle svolte più importanti di tutti i tempi nel marketing sportivo. Air - La storia del grande salto, in sala dallo scorso giovedì, ci racconta con un cast da sogno le dinamiche di un’azienda ormai intramontabile. Ecco la nostra recensione!
Air, la recensione del leggendario salto nel vuoto di Nike

Ormai sappiamo quasi tutti per filo e per segno quella che è la storia di Michael Jordan, la sua nascita come atleta emergente fino ad arrivare a essere la più grande leggenda del basket di tutti i tempi (eletto anche come più grande atleta del nord America del ventesimo secolo). Ciò che forse non conoscevamo bene, erano le dinamiche che lo hanno portato (quasi controvoglia) nel 1984 a collaborare con un brand di scarpe per niente in voga. A questo ci pensa Air.

Il film ci mostra come è avvenuta la svolta, con un mix di elementi da tenere incollati allo schermo per tutta la durata del film, come fosse una partita di basket che ti lascia sospeso dal primo fischio di inizio. Il merito? Lo scopriamo di seguito.

La trama dinamica di Air

Il trailer di Air

I primi istanti del film ci danno il contesto generale in cui la trama si inserisce. Siamo in un’America degli anni ‘80 in cui varie figure di spicco si contendono l’attenzione del paese. E tra coloro che vogliono catturare l’attenzione ci sono anche le grandi aziende di sneakers. In pole position in quegli anni ci sono Adidas e Converse, che come ci mostrano i dati all’inizio del film, coprono la maggior parte del mercato delle scarpe sportive, mentre Nike è relegata a un misero 17% del mercato.

Compreso questo, tutto il film si concentra sul tentativo di Nike (in primis del personaggio di Sonny Vaccaro, manager del marketing sportivo) di risollevare le sorti della divisione dedicata al basket dell’azienda, in procinto di chiudere definitivamente. Nike infatti fino a quel momento era sempre stata solo una scarpa dedicata alla corsa. Al basket ci pensavano già le altre aziende competitor. Ma da un’intuizione geniale di Vaccaro, tutto il team Nike cerca di portare a bordo un talento esordiente del basket, Michael Jordan, senza sapere che ciò che sarebbe venuto dopo sarebbe stato completamente rivoluzionario.

Il vero cuore del film

La locandina di Air
La locandina di Air

Basta guardare la locandina per capire qual è il cuore, il punto forte di questo racconto. No, il centro non sono il basket e i suoi giocatori. E neanche Michael Jordan. Quest’ultimo infatti nel film non ha neanche un volto, a parte quando vengono mostrati inserti reali sulla sua storia. Scelta questa molto accurata: Michael Jordan è infatti ormai un’icona conosciuta in ogni angolo del mondo, e assegnargli un volto che non è il suo avrebbe potuto rovinare tutta la magia, generando più delusione che altro nel vedere un viso poco rappresentativo.

Il cuore del film è rappresentato dal cast stellare e dai messaggi che sparge. Ognuno, con la propria interpretazione fatta di consapevolezza mista a ironia infatti, ha portato in vita un momento storico che verrà ricordato sempre nel mondo del marketing, dello sport e delle calzature sportive. Praticamente un salto nel vuoto andato a buon fine, di cui Matt Damon e Viola Davis, nello specifico, sono due cardini centrali, unitamente alla regia di Ben Affleck che fa da cornice (e considerato addirittura il film migliore della sua carriera).

I messaggi chiave infatti sono ripresi da quest’ultimo con dei primi piani sul viso degli attori, come a volersi concentrare esclusivamente sulle parole, dandogli un significato potenziato. Questo avviene, per esempio, quando Sonny pronuncia il nome di Jordan alla domanda di Peter Moore (Matthew Maher) o per tutto il monologo rivolto a Jordan durante l’incontro alla Nike. In questo modo, il ritmo dei dialoghi si fa ancora più incalzante, tenendoci con gli occhi incollati e le orecchie tese.

Air è fedele alla storia vera di Nike?

Matt Damon interpreta Sonny in Air
Matt Damon interpreta Sonny in Air

Dato che si tratta di un biopic, sorge spontaneo chiedersi se tutto ciò che è narrato in Air corrisponde effettivamente alla realtà. La risposta è “Nì”. Se parliamo della situazione in cui l’azienda Nike versava in quegli anni e a tutto il contesto più in generale, il film è fedele ai fatti. Ciò che però risulta un po’ controverso è la versione per cui Sonny Vaccaro sia effettivamente l’artefice della collaborazione con Jordan.

Pare infatti che in realtà Phil Knight e lo stesso Michael Jordan, abbiano affermato pubblicamente che diversi sono gli attori in gioco in questa vicenda e che il merito di certo non può essere attribuito a uno solo, tanto meno a Vaccaro. Diversa è invece la versione di quest’ultimo, sostenuto da Rob Strasser. 

Ben Affleck comunque (e giustamente) ha voluto seguire la versione di questi ultimi per mettere in piedi il film, così da rispettare le regole del cinema e creare un racconto quanto più lineare possibile (linearità che non può trovare spazio in una contrattazione reale): un eroe che ha portato al successo e alla salvezza non solo una grande azienda ma anche gli amici e colleghi. Il tutto grazie al coraggio di buttarsi, al gioco di squadra e all’ingegno umano

Se dovessimo pensare a una critica da fare a Air, sarebbe relativa alla lunghezza. Film di questo tipo infatti, che vogliono raccontare pezzi di storia di interesse generale, hanno la scusante per poter durare un po’ di più, con l’obiettivo di farci vedere magari anche pezzi del dopo, sfamando la curiosità dello spettatore. Ma per Ben Affleck invece è bastato così, perché come spesso si dice, il resto è storia. 

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