La storia è da sempre scandita da eventi, date e numeri significativi, lo stesso vale per il cinema che vede rappresentata in un film totemico una svolta epocale. 2001: Odissea nello spazio è uno di quei film divenuti pietra miliare, un viatico imprescindibile da cui passare, per il genere fantascientifico ma anche per tutta la settima arte. È il 2 aprile 1968 quando il provante lavoro sinergico tra Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke concede al buio della sala un’opera sconvolgente e visionaria per cui ancora oggi non bastano le parole per descriverla.
2001: Odissea nello spazio: oltre la fantascienza
“Se qualcuno ha capito qualcosa, ciò significa che ho sbagliato tutto…” così affermò Kubrick pochi giorni dopo l’uscita del film in risposta agli spettatori rimasti confusi e storditi dalla visione. Ancora oggi studiosi ed esperti si confrontano nel tentativo di decodificare la criptica pellicola che ha cambiato per sempre il modo di fare cinema di fantascienza. 2001 infatti oltrepassa i confini del genere, trascendendo nella rielaborazione e conferendogli una cifra autoriale. Kubrick realizza un film che esplica il significato stesso di fantascienza, realizzando il fantastico ma ragionando sullo scientifico.
Fino al 1968 il genere sci-fi era considerato minore ma il viaggio omerico attraverso lo spazio in cerca di un misterioso artefatto l’ha nobilitato. A sconvolgere è la creazione di una realtà credibile, in grado di anticipare sul grande schermo lo storico allunaggio avvenuto l’anno seguente. Questa monumentale esperienza cinematografica ha ridefinito la rappresentazione umana dello spazio, “racconta una storia in modo antitetico rispetto a quanto fatto fino a quel momento” (Steven Spielberg) e “ci ricorda che le idee alla base dello spettacolo sono ancora l’effetto speciale più importante” (James Cameron).
Un’eredità eterna

Il capolavoro di Kubrick porta con sé tutte le speculazioni sul suo significato, sul suo valore filosofico, artistico ed estetico. Emblema dell’ermetismo e della sua vastità intellettuale è il monolite. Una presenza divina e aliena ineffabile, ispiratrice di tutti i passi evolutivi umani, che racchiude i complessi concetti nietzschiani. Quella da scimmia in uomo attraverso l’iconico raccordo osso-astronave è a tutti gli effetti un’involuzione verso la bestialità umana preservata per milioni di anni. La psichedelica sequenza dello stargate conduce però l’uomo verso una realtà ciclica, verso una rinascita pura e incontaminata.
Tutto questo viene suggerito dalle immagini grazie al montaggio e alla meticolosa scelta di inquadrature, per l’epoca rivoluzionario, e per sempre manuale da cui attingere per ogni cineasta. Ad accompagnare il rapporto uomo-universo sono invece le note classiche di Johann Strauss, György Ligeti e Richard Strauss, prorompente e significativo con il suo Così parlò Zarathustra, che appaiono un tutt’uno con quanto mostrato. Avveniristico infine l’utilizzo degli effetti speciale e di computer primordiali, ideati dall’allora venticinquenne Douglas Trumbull. Ogni aspetto rende 2001 un testamento unico, una delle più grandi eredità che hanno permesso al cinema di essere innalzato ad arte.
Le influenze nella cultura pop-cinematografica

“Dicono che l’imitazione sia la più sincera forma di adulazione!”. Così recita un tweet dell’account ufficiale di Kubrick (gestito dagli eredi) a proposito della citazione presente nel trailer di Barbie. Infiniti sono infatti i rimandi a 2001 nella cultura pop-cinematografica, ed il monolite è tra i simboli più replicati, omaggiato dai Simpson, da La Fabbrica di cioccolato e persino da Neon Genesis Evangelion. Altrettanto imitato il celebre computer di bordo HAL 9000, citato in Wall-E, in Moon e ne Il dormiglione di Woody Allen nel quale ritroviamo la voce di Douglas Rain, lo stesso di 2001.
Ci sono poi film che hanno preso a piene mani dal pilastro dello sci-fi, per esempio Interstellar di Christopher Nolan e Prometheus come apertamente dichiarato da Ridley Scott. Non mancano neppure i riferimenti nel mondo musicale dove per esempio David Bowie si è sempre definito profondamente influenzato dal film, come visibile dal videoclip di Space Oddity. Insomma 2001: Odissea nello spazio ha segnato un prima e un dopo e, proprio come il potere del monolite, il suo passaggio ha infuso una spinta creativa a tutta la cultura che lo ha celebrato tramite una sentita imitazione.
Perché 2001: Odissea nello spazio è sempre una scoperta

Esistono opere che, per quanto divorate, continuano a sorprendere, ad aggiungere qualcosa di nuovo, ad arricchire costantemente chi le osserva. 2001 fa parte di questa cerchia, probabilmente la trascina. Riesce a farlo attingendo ad un esiguo numero di dialoghi perché la potenza del film esonda dalle immagini e la nostra interpretazione cambia con il nostro mutare, rimanendo comunque attuale e infondendo un messaggio di speranza.
A distanza di 55 anni 2001: Odissea nello spazio rimane un mistero assoluto, affascina generazione dopo generazione, in ogni formato esistente in cui è stato distribuito. Perché caro maestro Kubrick non hai sbagliato assolutamente nulla anzi, hai regalato a tutti un capolavoro senza tempo.









