Vi presento Christopher Robin: le origini di Winnie The Pooh. La recensione

Vi Presento Christopher Robin, biopic diretto da Simon Curtis dalla straordinaria fotografia, è un pretesto per riflettere sulle difficoltà dell’integrazione famigliare e sugli equivoci dell’amore.

AA. Milne (Domhnall Gleeson) detto Blue è un commediografo, un uomo esile e taciturno che vive la violenza della guerra come un’onta sul volto dell’umanità. Sopravvissuto ai fuochi del primo conflitto mondiale, profondamente ferito da quella che ritiene un’insensata fiera del dolore, fatica a riprendere una vita sociale e professionale.

In una delle primissime scene del suo ritorno alla vita civile, la sua sagoma rigida e grigia, appare fortemente in contrasto con quella gioia farsesca che lo circonda: farsesca, poiché si ha l’impressione che sia i sorrisi della sua bellissima moglie (Margot Robbie) che l’invito dell’editore a produrre nuove commedie – che rendano l’allegria perduta al popolo inglese – non siano genuini, quanto piuttosto impetuosi tentativi di riprendersi quella vita da cui la guerra e i suoi stenti, tanto a lungo li ha affrancati. Il lutto di Blue, infatti, è il lutto di un’intera nazione.

Ma a differenza dell’Inghilterra, sembra che il commediografo non cerchi neppure una ragione per uscire dal suo torpore: lo vediamo aggirarsi, estraneo, per le stanze. La nascita di suo figlio, il pianto che esplode in un’enorme sala dalle pareti bianche lo colgono estraneo e distante. Non può scrivere commedie, A.A. Milne, il suo unico pensiero è la guerra. Il suo unico, infruttuoso, progetto è un saggio in cui spiegare agli uomini che non hanno bisogno della guerra.

Tutto questo avviene nella campagna inglese, nel Sussex, dove il suo spirito ferito cerca riparo dalla frenesia della città.

Vi presento Christopher Robin

Suo figlio, Christopher Robin, cresce all’ombra di quegli alberi: lontano dalle tribolazioni paterne, lontano dalla madre, Dorothy Daphne, che fugge da quel mausoleo di rammarico e torna a Londra, tra la mondanità e il lusso, cercando di non pensare che, il suo unico figlio, potrebbe essere il secondo amore della sua vita a sparire oltre l’orizzonte di un altro conflitto, lasciandola sola a contorcersi, tra la speranza e la paura, di non vederlo tornare.

La tata è la sola compagnia del bambino e, quando anche lei varcherà la soglia di quella casa nel Sussex, Blue si ritroverà ad improvvisare un ruolo non ancora esperito finora: quello del padre. Gleeson è molto convincente, in questa fase. Riusciamo a percepire l’enorme difficoltà che lo scrittore incontra nell’uscire da sé, dalla propria bolla, per avvicinarsi a quello sconosciuto e capriccioso universo infantile. Un universo fatto di leggerezza e mondi imprevedibili ed entrare e uscire costantemente dalla sua bolla mentale, intrisa di guerra e dolore, gli provoca dei continui sbalzi di umore ai quali, il bambino, non sa come approcciarsi.

Presto il piccolo Robin sarà in grado di coinvolgere il padre nel suo mondo ludico, trascinandolo nel Bosco dei cento acri in cerca di miele per il suo orsetto Winnie, allestendo interi mondi che si snodano attraverso le interazioni dei suoi peluche. Winnie the-Pooh; Ih-oh l’asinello; Pimpi il maialino, Tigro la tigre saltellante, Kanga la madre canguro e il piccolo Ro, Tappo il coniglio, Uffa il gufo e il castoro De Castor lasciano la fantasia di Billy Moon ( cosi veniva chiamato il bambino) per intraprendere le loro buffe avventure sulla pagina scritta e vivere nelle illustrazioni. Attraverso di essi, Milne è in grado di regalare, all’Inghilterra ferita, il parto di una mente innocente e la bellezza di un’interazione genuina e infantile, incardinata sull’amicizia e “sui buoni sentimenti. Ed è questa la ragione per cui “tutti amano Winnie The Pooh”.

Stai scrivendo un libro? Non era solo per divertirci?

Vi presento Christoper Robin

Il gioco di Billy Moon però, era diventata una questione serissima. Ciò che il novello padre non aveva previsto è che suo figlio non sarebbe stato felice di vedersi strappare via il suo gioco e la sua famiglia, di nuovo. Quel gioco che aveva reso talmente orgoglioso suo padre da volerlo scrivere su di un libro… non era più suo. Winnie The Pooh, il vero Winnie non era più il suo orsacchiotto ma l’orsacchiotto con cui tutti i bambini del mondo volevano giocare e lui, non era più Billy Moon ma, al secolo, Christopher Robin. Il vero, Christopher Robin. Il Christopher Robin di Winnie The Pooh.

E a quel punto, con la notorietà ingrata, la spensieratezza e l’entusiasmo dei giochi finiscono, improvvisamente. Sbranati dalle interviste alla radio e sui giornali; dalle fotografie allo zoo; dagli gli incontri nei negozi di giocattoli con il vero Christopher Robin e  tanti orsetti Winnie, quanti bambini a desiderarlo.

L’orsetto non era più il suo, il gioco non era più il suo, il nome Christopher Robin, non era mai stato il suo.

“Tata, esiste un posto nel mondo in cui nessuno conosce Winnie The Pooh? Vorrei vivere lì”.

Vi presento Christopher Robin

Il film diretto da Simon Curtis non è il classico film di Natale fondato sull’unità famigliare e i buoni sentimenti: è piuttosto, il racconto in due parti della difficoltà di essere accettati e compresi all’interno della propria famiglia. Blue, profondamente ferito dall’esperienza della guerra e il piccolo Billy Moon che vede sfumare l’unica occasione di costruire un rapporto con suo padre, di ottenere le sue attenzioni, la sua compagnia.

Nel momento in cui Christopher Robin diventa il personaggio di un libro, l’inquietudine e l’abbandono che il bambino aveva vissuto sino ad allora, diventano reali e inequivocabili.

Se sono in un libro, la gente penserà che non sono reale?

Vi presento Christopher Robin

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