Venezia, giorno 2: i nostri due eroi continuano il loro percorso al Lido, le difficoltà non sembrano però mancare. Giovanni tra una bevuta e l’altra ha provato ad abbordare il buon Alessandro Borghi, ricevendo un sonoro due di picche e dovendosi accontentare di un comunissimo selfie. Marcello invece è alle prese con il suo profilo twitter (che trovate qua) che viene repostato, tradotto e, letteralmente abusato, da una pagina che si chiama Cinema Hindi e specializzata in cinematografia indiana. Mille le difficoltà quindi per i nostri due ragazzi al Lido, tra un film ed un Campari Lunghe Bar..
Ma che pensano dei film visti ieri? Vediamo i loro commenti su La Favorita di Yorgos Lanthimos, Roma di Alfonso Cuarón e altri.
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La Favorita

Marcello
Il regista greco rinuncia al minimalismo ipnotico di tutto il suo cinema in favore di una sfarzosità che trasuda ironia da ogni fotogramma. Ma Yorgos è sempre Yorgos, e pure in The Favourite l’umanità non ci fa una bella figura. Emma Stone mai così brava.
Giovanni
Lanthimos si conferma uno degli autori più coraggiosi dirigendo un film atipico persino per lui, il suo miglior lavoro a livello registico.
Si ride ma non e’ una commedia e la storia vera che rappresenta viene diluita in un oceano di surrealismo.
Grande sinergia fra le tre protagoniste, tutte papabili vincitrici della Coppa Volpi.
Fotografia spettacolare, alla Barry Lyndon.
Roma

Marcello
“Denso” è l’aggettivo migliore per descriverlo. Tre livelli narrativi, ognuno metafora di tutti gli altri: una donna, una famiglia, un paese. Entrarci richiede impegno e fatica, ma se ci si riesce può essere travolgente… che film.
Giovanni
Il miglior film mai diretto da Cuarón.
Una sceneggiatura capace di smuovere le più disparate corde emotive dello spettatore, proiettandolo direttamente nell’anima della dolce domestica protagonista. L’esperienza e’ amplificata al massimo dal magistrale comparto tecnico, dalla fotografia ai piani sequenza.
The Mountain

Marcello
Non so proprio che dire Sicuramente non mi è piaciuto per nulla: per quanto elegante, ci sono alcune cadute di stile imperdonabili e incomprensibili. E soprattutto mi pare che il regista confonda “disturbante” con “sconclusionato”. Mi si dice essere un’allegoria degli Stati Uniti odierni, ma anche no.
Giovanni
Film indipendente volutamente difficile, riflette sul confine sfumato tra “sanità mentale” e follia. La regia elegante si prende i suoi tempi per approfondire coi silenzi e i piccoli gesti la psicologia dei protagonisti, ma forse la lentezza è leggermente eccessiva.
Tumbbad (sì, è il film indiano del tweet di Marcello)

Marcello
Un horror trash indiano di stampo lovecraftiano. Cosa si può volere di più?
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