The Breadwinner: il Potere Taumaturgico delle Storie. La Recensione

Candidato all’Oscar nella categoria Miglior Film d’Animazione, The Breadwinner è la trasposizione cinematografica della graphic novel omonima di Deborah Ellis, nota in italia con il titolo “Sotto il burqua”.

La riduzione cinematografica dell’opera a fumetti – fortemente voluta da Angelina Jolie che figura nel novero dei produttori – è stata diretta da Nora Twomey ed è immediatamente evidente il suo tributo ad un’altra nota produzione: Persepolis di Marjane Satrapi.

Ci troviamo nel 2001, in una Kabul sottoposta al dominio talebano dove le donne sono soggette ad ogni sorta di soprusi e gli uomini mestamente ridotti al silenzio.

Parvana ha undici anni, veste il velo e affianca il suo malconcio baba mentre egli cerca di vendere pochi oggetti e le sue abilità scrittorie: “Leggo tutto, scrivo tutto”.

Tra gli oggetti in vendita c’è il vestito buono della piccola Parvana, che ella accarezza con rammarico mentre maldisposta risponde alle domande del suo papà, un insegnante, che sfidando i divieti all’istruzione femminile imposti dal regime talebano, la interroga.

Reagendo animosamente al sopraggiungere di un cane, Parvana attira l’attenzione di un gruppetto di talebani che giungono a rimbrottare il baba per la condotta spudorata della bambina:

Abbiamo stabilito uno specifico contegno per le donne: le donne non devono uscire e attrarre inutilmente attenzione: se una donna si mostrerà sarà maledetta dalla Sharia islamica e non potrà andare in Paradiso”.

La famiglia di Parvana si compone di Mama-Jan, sua sorella maggiore Soraya, il fratellino Zagi e, naturalmente, il baba. Li troviamo in una casa modesta a consumare la cena servita in un unico piatto posto al centro, tra i loro corpi disposti in cerchio, e ciascuno si serve attingendo con le proprie mani.

Breadwinner

All’improvviso, un’irruzione: baba viene portato via dai talebani con l’accusa di insegnare alle donne.

In seguito ad una notte di smarrimento, Mama-Jan decide di recarsi al carcere in compagnia di Parvana allo scopo di chiedere che suo marito, incarcerato senza accuse, venga rilasciato. Indossa il burqua, prende per mano la figlia e porta con sé il bastone senza il quale baba non è in grado di camminare. Alle obiezioni della sua famiglia risponde:

Andrà tutto bene, se non attireremo l’attenzione su di noi”.

Fuori dal carcere, un uomo le va incontro per avvertirla che una donna non può girare per strada senza un uomo. Risoluta, Mama-Jan le mostra una fotografia del Baba che viene fatta in mille pezzi. La piccola Parvana insegue i brandelli di fotografia dietro una grata e, indugiando sulla bambina, la scena ci fornisce soltanto le grida, e il tonfo del bastone che si abbatte con violenza sulla donna, brandito dall’uomo che l’accusa di disonore e le intima il silenzio.

Ma i problemi sono appena cominciati. Senza un uomo accanto a loro, le tre donne non sono in grado di procurarsi l’acqua e il cibo: Parvana si reca al mercato ma nessun venditore osa sfidare le leggi talebane e fare affari con una ragazzina; va al pozzo a prendere l’acqua ma fugge, terrorizzata, sentendo arrivare degli uomini.

A quel punto capisce che esiste un’unica soluzione al problema: Parvana deve diventare un ragazzo. Aiutata dalla sorella Soraya, taglia i capelli e indossa gli abiti del fratello scomparso.

Breadwinner

Aatish prende il posto di Parvana e, intimidito, fa ritorno al mercato. Si dimostra goffa e poco scaltra; gli uomini la prendono in giro, ma non ha nessun problema e presto fa ritorno a casa carica di cibo per la sua famiglia. Nonostante sua madre sia in pena, Aatish inizierà ad uscire ogni giorno, prenderà il posto del padre al banchetto e si impegnerà in lavori faticosi pur di guadagnare i soldi per le guardie della prigione, e riuscire così a vedere suo padre.

Comprimari, in questa seconda fase del film, sono Deliwar, compagna di scuola di Parvana anch’essa costretta a vestire panni maschili per mantenere il burbero padre, e Razaq: un talebano analfabeta che chiederà a Parvana di leggergli la lettera in cui apprenderà della morte dell’amata moglie.

Breadwinner
Alessandro Magno

 

 

La storia di Parvana è tratteggiata intorno a tre pilastri fondamentali che possiamo trarre dalle parole del baba:

  • la gente afghana è il tesoro più grande della sua terra;
  • nel caos alcuni si rivolsero a chi avrebbe potuto riportare l’ordine ma ad un grande prezzo;
  • tutto cambia, Parvana. Le storie ce lo ricordano.

Le storie raccontate dal baba, prima, e da Parvana stessa poi, intrecciano il piano narrativo e letterale con un secondo piano metastorico espresso con un ornato essenziale e caratterizzato da un decorativismo di matrice orientale particolarmente complesso. Le immagini ricordano quelle della leggenda del Principe egoista che principia il film Disney, La Bella e la Bestia.

Breadwinner

Queste storie offrono una prospettiva allegorica delle vicende vissute dalla ragazza, la quale si rifugia in esse per fuggire da una realtà ingiusta, mendace e caotica e ricongiungersi con il mito originario e autentico della sua gente, in ossequio agli insegnamenti paterni.

I colori, applicati sulle immagini ad ampie ed uniformi campiture, assumono significati simbolici e comunicano attraverso la riproposizione degli stessi nella realtà vissuta da Parvana.

Le figure della realtà, proprio come quelle allegoriche, sono ritratte in maniera essenziale e caratterizzata da una linea di contorno, mentre accuratamente cesellati sono gli sfondi e le vedute di una grigia Kabul.

Breadwinner

La piccola protagonista è al contempo sia una normale ragazzina di undici anni, svogliata, insoddisfatta e intenta a battibeccare con la sorella maggiore, sia estremamente forte, leale e coraggiosa. Parvana ha in sé sia elementi femminili che maschili, è sia uomo che donna e, allegoricamente, è archetipo della femminilità e archetipo della mascolinità. Poiché l’eterno femminino è portatore di ordine, consolazione, protezione ed armonia, votata alla dedizione e sacrificio al fine dell’esaltazione del suo ruolo morale; mentre l’eterno mascolino è una combinazione, in dosi diverse, di lacrime e forza, entrambi generatrici di violenza” (Frank Thiess).

Parvana è un ragazzo, non un guerriero, e la gente a cui offre aiuto ride di lui.

Ciononostante affronta le avversità del suo contesto, con forza e abnegazione, si prefigge di risalire il monte Hindu Kush, sfidare il grande, irascibile,  cattivo re Elefante e di riportare alla sua gente i semi per il raccolto. Non sa ancora come farà, sa soltanto che deve farlo, tutto qui e, tutto ciò su cui può contare è il potere taumaturgico delle storie.

Le storie restano nei nostri cuori anche quando il resto non c’è più”.

Breadwinner

I tre pilastri su cui si fonda la storia di Parvana ricordano che il potere del Grande re Elefante (il governo talebano) deriva dalla paura del suo popolo, e proprio per questo può essere sconfitto dal coraggio.

“Il ragazzo però non piangeva. Guardò verso la montagna e gridò: <<Non mi fai paura grande irascibile e cattivo re Elefante>>.

Un’anziana signora dal manto riccamente decorato suona un tamburo, uno strumento che connette la terra e il cielo, e indirizza il cammino del giovane temerario. Il ragazzo aveva bisogno di tre cose per affrontare la sua inchiesta e riportare a casa ciò che era stato portato via: una cosa che risplenda,  una cosa che intrappoli e una che addolcisca.

Ciò che immediatamente gli fu chiaro è che le storie intrattengono e così racconta a Mama-Jan la fiaba di suo figlio, Sulayman, che fa ritorno.

Breadwinner

Morto in circostanze misteriose ed ora che il baba è stato portato via, redivivo, nel giovane volto, nel fisico esile e nei capelli corti e scuri di Parvana.

E racconta al suo fratellino più piccolo e, a se stessa, la storia del ragazzo velleitario che tenta un’impresa disperata.

Il nome che sceglie per questo coraggioso ragazzo?

Sulayman.

C’era una volta un ragazzo di nome Sulayman. Sapeva che il suo cuore era destinato a servire la sua gente e che il tempo stava per scadere.”

Lungo il suo percorso Sulayman affronta degli ostacoli e riceve aiuto in cambio delle sue buone azioni.

Aiuterà una donna anziana e stanca a mungere una capra, simbolo del lavoro e dei suoi frutti, ricevendo in cambio qualcosa che splenda, uno specchio.

Breadwinner

 

Incontrerà un uomo grande e silenzioso, uno dei talebani, di nome Razaq. L’uomo è analfabeta e chiederà al ragazzo coraggioso di leggergli una lettera.

La lettera racconta una storia triste: la storia di una donna che muore nell’esplosione di una mina. Questa donna porta lo stesso nome che gli arabi hanno dato all’aureola della luna, Alah, ed era la sposa di Razaq.

L’illustrazione, che vede il ragazzo e il grosso omone piegato dal dolore, ritratti di schiena, ricorda che così come Aatish (il nome maschile di Parvana) è in grado di assumere in sé entrambi i generi, nella stessa prospettiva, i due, separati culturalmente, si manifestano simili nella comunità del dolore. Un dolore squisitamente umano.

La comunanza nell’umanità è un espediente noto, che troviamo in moltissimi racconti votati alla sensibilizzazione poiché rende immediatamente comprensibile la futilità delle divisioni culturali e delle sue degenerazioni.

Razaq è probabilmente il cavallo, che nitrisce con la voce di tutti gli animali del mondo, esprimendo un dolore universale, profondo, atavico, che risuona dalle profondità della terra ed emerge, fino a sfiorare il cielo e vestirsi della luce dorata del sole.

Razaq regala una speranza a Parvana, la speranza di ricongiungersi al suo baba.

The Breadwinner

Una speranza che l’uomo triste pagherà con la sua stessa vita e, colpito da una ferita mortale, proprio come il vecchio cavallo, saluterà la giovane fanciulla, piegato sulle ginocchia stanche.

Deliwar, l’amica di Parvana costretta alla stessa menzogna, è probabilmente lo scheletro che simboleggia il passato, che torna per sostenere Sulayman nella sua missione. Benché non possa dirmi certo di questa interpretazione, essa risulta plausibile poiché i tre scheletri conferiscono al ragazzo gli smeraldi con i quali otterrà una rete, qualcosa che intrappola, così come Deliwar darà ad Aatish i denari necessari per corrompere una guardia della prigione e riuscire a vedere suo padre.

Entrambe le forme di pagamento si dimostrano inutili, poiché l’uomo che ha chiesto gli smeraldi userà la rete per tentare di imprigionare il giovane e, allo stesso modo, i tentativi di corruzione di Parvana si riveleranno inutili.

Mentre Parvana compie questo viaggio metafisico verso il suo baba, le donne della sua famiglia cercano modalità più concrete per uscire dalla loro situazione difficile: Mama-Jan combinerà il matrimonio della maggiore delle sue figlie invocando l’aiuto dei cugini.

La scelta si rivelerà però presto avventata e metterà in pericolo la vita delle donne.

A questo punto della storia, Sulayman si trova ai piedi del monte Hindu Kush ed ha con sé qualcosa di celeste che brilla, come la luna nel cielo notturno, e qualcosa che imprigiona, come la rete e la prigione, entrambi connotati dal colore verde.

“Sii coraggioso, Sulayman.”

Breadwinner

Dalla prigione emerge un uomo enorme, portando sulla spalla ferita un uomo esile e debole. L’uomo enorme adagia l’uomo debole sul selciato brullo e rivolge il suo sguardo alla luna, che risplende sopra di loro come una benedizione.

E saluta Parvana, salutando la vita.

Parvana si è finalmente ricongiunta al suo baba e alla sua famiglia, comprendendo immediatamente la saggezza del padre e il vero potere taumaturgico delle storie.

 

E così anche Sulayman va incontro al Grande e irascibile Re Elefante brandendo la più potente delle sue armi, la parola.

“Mi chiamo Sulayman, mia madre è una scrittrice, mio padre è un insegnante. Le mie sorelle litigano sempre tra di loro. Un giorno trovai un giocattolo per strada, lo presi ed esplose. Non ricordo cosa successe dopo, perché fu la fine”.

Qualcosa che addolcisca, la sua triste storia.

“Innalzate le parole non la voce: è la pioggia che fa crescere i fiori, non i tuoni”.

Breadwinner

Leggi anche Girl Power! I migliori 10 film diretti da registe donne

 

 

Facebook
Twitter