“Rimetti a noi i nostri debiti”: la recensione del primo film italiano di Netflix

“Rimetti a noi i nostri debiti” è il primo prodotto cinematografico distribuito originalmente da Netflix Italia: vale la pena di guardarlo?

Da un po’ di anni ormai il cinema italiano è interessato da una fresca ventata di novità; con l’uscita di prodotti audiovisivi, per il grande e per il piccolo schermo, tutti caratterizzati da una quasi inedita cura per elementi come fotografia, regia e scrittura dei personaggi. “Rimetti a noi i nostri debiti“, scritto e diretto da Antonio Morabito, si colloca a metà strada fra TV e cinema inteso in senso classico, essendo il primo film italiano distribuito in esclusiva dalla piattaforma di streaming più  calda del momento, Netflix (ne avete già sentito parlare per caso?), già gettatasi a capofitto nel mondo delle produzioni seriali con Suburra.

I protagonisti di “Rimetti a noi i nostri debiti” sono due volti noti e affermati di questo “nuovo corso” di cinema italiano. Claudio Santamaria, vincitore del David per “Lo chiamavano Jeeg Robot”, interpreta Guido, ex tecnico informatico che dopo la chiusura dell’azienda per cui lavora è costretto a servire uno spietato quanto frustrato magazziniere. Dopo il secondo licenziamento Guido passa le giornate arrancando e soltanto le partite a biliardo con il suo amico professore (Jerzy Stuhr) e il whisky servito dalla bella barista Rina (Flonja Kodheli) sembrano alleviare le sue pene. La pila di debiti continua però a crescere e le finanziarie iniziano a fare la voce grossa, arrivando addirittura alle mani per esortare Guido al pagamento. Proprio allora intuisce che, vista la totale assenza di liquidità, può sfruttare un’unica cosa per pareggiare il bilancio: il suo tempo.

Guido decide di “passare al lato oscuro” e chiede ai dirigenti della finanziaria che ha in mano la sua pratica di lavorare per loro senza stipendio fino all’estinzione del debito. Dopo qualche titubanza l’agenzia accetta e lo affida a Franco (Marco Giallini), strozzino esperto nelle pratiche dell’umiliazione pubblica e del pestaggio, al quale basta qualche attimo in chiesa per tornare sorridente dalla sua famiglia felice con la coscienza pulita.

Rimetti a noi i nostri debiti

Proprio come due novelli supereroi (o forse sarebbe meglio definirli antieroi) Franco e Guido indossano le loro mantelline nere, con il primo che insegna al secondo come passare gradualmente da debitore a creditore, non senza fare a pugni con mille sensi di colpa. Fra i due nasce anche una specie di amicizia, ma riusciranno il rimorso di Guido e la spregiudicatezza di Franco ad andare d’amore e d’accordo?

Rimetti a noi i nostri debiti
« A noi liberare i debitori costa. Deve costare anche a loro.»

“Rimetti a noi i nostri debiti” è una commedia? Sì. Ah, ma allora fa ridere? Ecco, parliamone. Si ride, certo, ma si ride poco, anzi, si sorride con molta amarezza. Le situazioni iperboliche e assurde che ci presenta il film non sono troppo lontane da quelle che tengono, hanno tenuto o terranno svegli molti di noi; quando sentiamo la risata salire dal basso ventre questa deve sgomitare con forza per scavalcare il groppone in gola suscitato dal regista/sceneggiatore con questo grottesco e dissacrante ritratto che, dalla singola situazione individuale, allarga sempre più il suo raggio di osservazione fino a farci intravedere altre storie tutte uguali ma tutte diverse fra loro.

Sul versante tecnico il film è un buon prodotto: Santamaria è da sempre una garanzia nel ruolo del cinico e scontroso lupo solitario sociopatico, mentre Giallini… beh, è Giallini ahó. Forse alcuni dialoghi (comunque ben recitati) sono un tantino innaturali e decontestualizzati e sembrano messi lì un po’ per allungare il brodo, come quello in cui il professore spiega davanti a un tavolo da biliardo alcune teorie su complotti economico-politici; ma davvero è voler trovare l’ago in un pagliaio.

Davvero niente male questo esordio del cinema italiano su Netflix; guardare per credere, “Rimetti a noi i nostri debiti” offre un’ora e mezza di divertimento, ma anche di riflessione.

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