Pam & Tommy, la recensione: il frizzante e sregolato biopic di Craig Gillespie

Luglio 1995: è l’inizio della fine per la coppia del momento Pamela Anderson e Tommy Lee. Il perché? Una loro Sex Tape definita come “La più grande storia d’amore mai venduta”, viene messa in circolo con troppa “leggerezza” su un nascente e sregolato World Wide Web. Dall’articolo di Amanda Chicago Lewis “The Untold Story of the World’s Most Infamous Sex Tape” nasce un ritratto brillante, tensivo e frizzante firmato dalla vena dinamica del regista Craig Gillespie.

Abbiamo visto i primi tre episodi di Pam & Tommy su Disney Plus+ (tre degli otto previsti e in arrivo le prossime settimane) e questa è la nostra recensione no spoiler.

Pam, Tommy e Rand: tre prospettive, un solo racconto

Pam & TommySi parte in “medias res” per la storia di Pam & Tommy e, più precisamente, dall’estate del 1995, anno in cui la coppia è già sposata e stabilità a Malibù. Lui, interpretato da un Sebastian Stan esplosivo, è Tommy Lee ovvero il batterista dei Mötley Crüe, mentre la magnetica Lily James è la star di Baywatch, Pamela Anderson.

A suggellare il racconto, sullo stesso piano, si muove la prospettiva di un carpentiere, ai tempi impegnato nella ristrutturazione della villa appartenente alla coppia. Ed è proprio Rand Gauthier (Seth Rogen) ad aggiudicarsi il focus della prima puntata, il blocco principale che racconta l’azione ben ragionata di sottrarre per vendetta qualche oggetto personale al proprio capo. Stanco infatti dell’attitudine instabile e capricciosa del batterista (che non sembra per nulla intenzionato a pagare gli operai per il lavoro svolto), Rand attua consapevolmente una mossa meschina che nel corso degli episodi si rivelerà sempre più tragica.

Segue invece un cambio di registro immediato per il secondo capitolo, molto più leggero anche nel dare una lettura al colpo di fulmine tra Pam & Tommy. Dopo la scelta di suggellare la loro avventata relazione fino alla consapevolezza sempre più crescente di Pamela di volersi imporre nel cinema, superando il cliché maturato dopo la carriera patinata di Baywatch, arriva l’idea fatale del blocco conclusivo. La palla del discorso torna infatti proprio a Rand, ora più che mai determinato a mettere in atto la folle scelta di rendere pubblico il sex tape della coppia attraverso il Web.

II. La storia di Pam & Tommy, 30 anni dopo

Fresco e inevitabilmente drammatico, dunque, il racconto di Pam & Tommy riesce nell’intento di dare una panoramica completa su quanto accaduto in quel 1995, grazie a una narrazione frammentata che sa dare il giusto spazio alle prospettive dei vari protagonisti. Gillespie non ha infatti tradito i suoi passi, adottando nuovamente una regia che dal presente si muove abilmente tra passato e presente.

Prodotto insieme a Robert Sigiel, Pam&Tommy è un prodotto che indubbiamente sa come catturare l’attenzione del pubblico, grazie a una accurata revisione e preparazione su vari fronti artistici. Partiamo, ad esempio, dalle performance tanto magnetiche quanto senza filtri di Lily James e Sebastian Stan, vere e proprie copie degli originali Pamela Anderson e Tommy Lee.

Perché oltre all’apparenza, per entrambi, si respira davvero un’intensa preparazione per personaggi pubblici che buona parte del pubblico ha sempre e solo conosciuto per ruoli che prediligevano l’estetica. Per quanto abbiamo potuto vedere fino ad ora, infatti, entrambi gli interpreti hanno sapientemente dato vita, sia sul piano del dramma che su quello più personale (e disinibito), ottimi responsi. Promossi quindi a pieni voti i due interpreti della coppia.

Interessante anche la performance di Seth Rogen (Rand Gauthier nella storia) che ha saputo restituire una caratterizzazione verosimile della escalation folle del suo personaggio in soli tre episodi. La regia di Craig Gillespie, invece, si conferma ancora una volta dinamica, al limite dello psichedelico solo quando la situazione effettivamente lo richiede e, soprattutto, molto adatta ai ritmi folli dei due personaggi. Non mancano comunque momenti più pacati, dai tempi più dilatati, volti ad aprire una finestra sull’interiorità dei protagonisti e scene decisamente esplicite.

III. La contemporaneità dietro al racconto di Craig Gillespie

Pam & TommyEbbene sì. Quasi trent’anni ci separano dallo scandalo della coppia ribattezzata come Pam & Tommy, un lasso di tempo che potrebbe apparire enorme ma che in realtà non lo è. La scelta di Gillespie di riproporre la vicenda ai giorni nostri possiede infatti tutta una sua dinamica e non poteva che rivelarsi estremamente appropriata e contemporanea.

La sfortunata storia dei due è tornata in auge in un momento storico dove l’uso consapevole di internet si mescola sempre più all’importanza del rispetto della privacy. Da questa dimensione fino a quella pubblica, Pam & Tommy sembra voler anche muovere una sorta di invito al pubblico a ragionare sulle conseguenze delle proprie azioni.

Ma un messaggio ancora più esplicito arriva per il lato della ricezione pubblica, con particolare attenzione al rimbombo mediatico che la vicenda ebbe in quegli anni. Ci si tiene a farlo sin da subito, come accade nella primissima scena che ci viene mostrata, con Pamela Anderson seduta nello studio di Jay Leno interrogata sul “com’è avere quel tipo di esposizione”. Una scelta peculiare da parte di Craig Gillespie che dopo Tonya, seppur con molte differenze, ha confermato la sua intenzione di proseguire un’indagine a fondo sull’universo femminile, ponendo questa volta l’accento su una questione che ancora oggi non sembra aver trovato un punto di svolta: la colpevolizzazione della vittima.

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