Molly’s Game, la recensione del film sulla ‘principessa del poker’

Molly’s Game è un film sulla storia vera di Molly Bloom, organizzatrice di milionarie partite di poker con uomini dell’alta società, esordio alla regia di Aaron Sorkin. Ecco la nostra recensione.

Molly Bloom è un nome che in Europa pochi conoscevano prima che la pellicola di Aaron Sorkin portasse anche da noi la sua incredibile storia. Eppure, la donna è stata l’organizzatrice di un giro di poker milionario, in cui si incontravano uomini di successo dalle più diverse professioni. Autrice anche di un libro autobiografico (che in America ha creato uno scandalo enorme), la principessa del poker ha deciso di raccontare la sua storia così come l’ha vissuta, e Sorkin, al suo esordio alla regia, ha deciso di trasporla per lo schermo.

Molly’s Game si concentra sulla vita della donna cercando di raccontarne il presente ed il passato. Sin dall’infanzia, seguiamo la parabola di Molly (Jessica Chastain), dalla sua ascesa fino al processo. Dopo una carriera da sciatrice, conclusa a causa di un grave incidente, organizza vari giri di poker, a Los Angeles ed in seguito a New York. Il suo declino inizia quando è costretta a chiudere anche l’ultimo giro, per poi subire la confisca dei beni e venire arrestata. Nel processo, Molly verrà difesa da un avvocato (Idris Elba) inizialmente riluttante, ma che accetterà il caso dopo averne fatto la conoscenza.

Molly's Game, la recensione del film sulla 'principessa del poker'

L’esordio alla regia presentava un gran numero di interrogativi per Aaron Sorkin. L’autore newyorchese è conosciuto soprattutto per le sue sceneggiature (si è occupato, non a caso, di altri film biografici tra cui The Social Network e Steve Jobs), ma è evidente che saper scrivere una storia è diverso dal saperla raccontare attraverso le immagini. Nonostante una buona gestione dei tempi narrativi, la messa in scena del film è molto classica, e seppure interessante in alcuni momenti che riguardano in particolare le partite di poker, è messa in secondo piano in favore della scrittura, e dell’attenzione riservata ad essa.

Un interesse cristallizzato nei dialoghi pungenti che pervadono la pellicola e nella scrittura dei personaggi. La protagonista viene tratteggiata minuziosamente, cercando di ricostruirne il difficile presente attraverso i traumi passati. Questo si traduce in un’analisi della sua vita come organizzatrice di serate di poker, senza disdegnare anche qualche sporadico sguardo verso le fasi precedenti della sua esistenza, che riguardano la difficile infanzia e la sua fallimentare carriera da sciatrice, vissute all’ombra del complesso rapporto con la figura paterna.

Molly's Game, la recensione del film sulla 'principessa del poker'

Nonostante l’attenzione che le viene riservata, il personaggio di Molly è convincente solo in parte. L’interpretazione della Chastain è ottima, ma il problema è il modo in cui il suo personaggio agisce, continuamente incoerente e spesso prevedibile. La figura di Molly è quella di una donna decisa, coraggiosa, vincente, in grado di costruire da zero un impero milionario. A questo si contrappone la freddezza nei rapporti personali (a dire il vero quasi assenti), e la sua integrità morale che si mostra solo in alcuni ambiti. In generale, il difetto maggiore di Molly è quello di contraddirsi spesso e di agire in modo a volte inumano, automatico.

I personaggi più interessanti di Molly’s Game sono decisamente quelli appartenenti al giro del poker. Star del cinema, sportivi, musicisti, uomini della finanza, ricchissimi ebrei e persino russi della mafia, si siedono intorno ad un tavolo a cadenza settimanale per giocare d’azzardo. Il loro status di uomini di successo nella sfera pubblica si scontra con la facilità con cui perdono denaro, si indebitano, e mostrano le proprie debolezze. Un modo di intendere il poker come stimolo per una vita piatta, che trova nell’emozione del rischio una valvola di sfogo necessaria, accompagnata da un insieme di impulsi sessuali di matrice extra-coniugale che Molly cerca di fomentare ed incanalare per aumentare le spese dei suoi clienti.

Molly's Game, la recensione del film sulla 'principessa del poker'

Le sequenze del poker (e quelle dell’infanzia) sono alternate ad un presente che si dipana fra aule di tribunali e uffici di avvocati. E’ qui che conosciamo l’altra faccia dell’America, quella dei problemi giudiziari. Molly viene trattata da criminale, messa in difficoltà attraverso tattiche che mirano a sfiancarla per portarla ad una confessione o ad un’ammissione di colpevolezza, sfinita da lunghe pratiche burocratiche e dai sequestri che le portano via tutto. Nella difficoltà però troverà il supporto dell’avvocato Charlie Jaffey, che compirà insieme a noi un viaggio alla scoperta della vera Molly, sino ad un epilogo che ha il sapore di un possibile (ma difficile) nuovo inizio.

Molly’s Game è dunque un film che fa della sceneggiatura il proprio punto di forza (è stato anche nominato agli Oscar 2018 per la Migliore Sceneggiatura non Originale), perdendosi però in scelte di regia inadatte e in una scrittura dei personaggi non sempre felice. Un punto di partenza su cui lavorare per Aaron Sorkin, che si dimostra un bravo sceneggiatore ma un regista ancora acerbo.

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