Sì, tranquilli. Questo è un pesce d’aprile. Martin Scorsese ne ha ancora molte, di cartucce da sparare. Ma in fondo, ogni occasione è buona per celebrare – come in calce a questo articolo – la filmografia sconfinata di uno dei registi che più amiamo e che più ha segnato il nostro immaginario. E a ben guardare, è anche un buon modo per fare un recap delle cartucce che seguiranno a Killers of the Flower Moon. Il biopic sui Grateful Dead con Jonah Hill e l’attesissimo The Wager con Leonardo DiCaprio sono infatti progetti reali e rimangono confermati. E anche le vicende di Goncharov sono reali: un film mitologico in realtà mai girato, nato da un vecchio scherzo del web con tanto di sinossi, poster, cast. Ma preso per vero da diversi utenti. Perché un genio come Scorsese non ci basta mai: vorremmo poter vedere anche film che non ha mai girato.
Nella notte di ieri, 31 marzo, è arrivata la notizia che mai avremmo voluto sentire. Martin Scorsese si ritira ufficialmente. È un duro colpo da ingoiare, ma una rivelazione rende la pillola un po’ meno amara: il suo addio avverrà con un ultimo film, Goncharov. Fishline ha rivelato poco fa i dettagli su cast e sinossi ufficiale.
“Napoli post Unione Sovietica. Goncharov aveva abbandonato la criminalità russa per trasferirsi in Italia con la moglie Katya. Questo finché Andrey, alias il Banchiere, lo rivuole nel giro. Katya lo spinge a rientrare negli affari, infelice della vita condotta. Goncharov entra così in contatto con Mario, uno dei più importanti esponenti camorristici, e Ice Pick Joe, che facilita il lavoro a colpi di punteruolo“.
Avete capito bene: dopo Sorrentino, anche Scorsese punta su Napoli come location predisposta per le riprese. Il cast annunciato includerà già noti sodalizi per il regista: De Niro (Goncharov), Harvey Keitel (il banchiere), Al Pacino (Mario Ambrosini) e Cybill Shepherd (Katya).
Goncharov: polemiche in vista

Era arrivata ieri mattina la conferma dell’approdo di Killers of The Flower Moon a Cannes. Leonardo DiCaprio, ormai spalla nella filmografia di Scorsese, sarà il protagonista. Se non vi tornano i conti è perché dopo questo, altri progetti erano in previsione prima di Goncharov: il film sui Grateful Dead che vedeva Jonah Hill nei panni di Jerry Garcia (e su cui non ci sono più stati aggiornamenti) e The Wager, con DiCaprio protagonista.
Secondo Foolbaiting Issues, il problema sarebbe nato con lo stop alla produzione per il biopic con Jonah Hill. Si è indispettito infatti DiCaprio, suo grande amico: il risultato? Se il film con Jonah Hill non si fosse fatto, neanche The Wager avrebbe più visto la luce. Hill aveva davvero “fatto la gavetta” per arrivare ad un simile ruolo, persino accettando un cachet a ribasso per il suo Donnie Azoff, braccio destro di Belfort in The Wolf of Wall Street.
Siamo dunque a tre cancellazioni frutto della rottura fra DiCaprio e Scorsese, se si conta anche The Black Hand, il film sulla vera storia del poliziotto italoamericano Joe Petrosino, promesso da tanto, prodotto da DiCaprio stesso e si vociferava, con possibilità di Scorsese alla sceneggiatura. Ma Scorsese non scende a patti con nessuno: crollati i due progetti, (anzi, tre), ha scelto a questo punto di dedicarsi solo a Goncharov, con il collaboratore di sempre Robert De Niro.
Goncharov e l’Italia

Un progetto del genere non poteva non scatenare il caos: alcuni utenti, consci dei previsti ritardi nella produzione, si sono messi all’opera su un poster fan made. Gli attori sono ovviamente troppo giovani in questa raffigurazione.
Sappiamo del ringiovanimento adoperato per The Irishman, ma non è questo il caso. John Cazale, però, vestirà brevemente i panni di Ice Pick Joe. Come? Con l’ausilio di tecnologia CGI. Purtroppo, come ben sappiamo, Cazale è venuto a mancare troppo giovane, lasciando ai posteri cinque atti di maestria. Non sarebbe il primo attore redivivo tramite deepfake e CGI. Pensiamo a Peter Cushing, (l’Ammiraglio Tarkin) riportato in vita per Rogue One. Scorsese ha dunque deciso, nella sua ultima fatica, di omaggiare il Fredo Corleone de Il Padrino, a cui Goncharov strizza l’occhio.
Ci si chiede quale parte di Napoli ospiterà il set. Come previsto, nessuna notizia è per ora trapelata (lo stesso era avvenuto con Finalmente l’alba di Saverio Costanzo, che vedeva Dafoe sul set di Roma).
Martin Scorsese: fine di un’era

“And now, the end is near..and so I face the final curtain“: proprio su queste note Liotta in Goodfellas rompeva la quarta parete raccontando il suo ritorno alla realtà da schifo, fatta di fettuccine col ketchup al posto degli spaghetti alla marinara e di panettieri che non gli venivano più incontro per il pane la domenica. E infatti, non è Sinatra a cantarne la fine schifosamente normale, ma lo strafottente verso di Sid Vicious.
Perché in effetti, tutti i personaggi di Scorsese hanno sempre cercato di appartenere a qualcosa: voleva elevarsi socialmente il Belfort di DiCaprio creando una Wall Street alternativa (un pò come la nuova Hollywood tentata da Nicolas Cage). Lo voleva Asso in Casinò mandando letteralmente “tutto sul velluto“. Lo voleva Hugo Cabret, nascosto in una stazione di Parigi, e soprattutto, lo voleva Travis di Taxi Driver.
O meglio, Travis cercava un posto in quelle giungle urbane che Scorsese aveva sempre raccontato: Travis non ha debiti, non cerca un lavoro extra, lui non riesce a dormire.
Martin Scorsese: l’eredità

Sono personaggi venali quelli del regista? Beh, Belfort lo è su sua stessa ammissione e va bene così. Ma in realtà, come Henry Hill, tutti vogliono solo appartenere a qualcosa, spezzare la cortina di fumo delle città. Come Scorsese, che cresce in quella Little Italy che H.P. Lovecraft aveva un tempo definito nel suo squallore alla stregua di uno dei sui mostri, pozzo di creature vagamente riconoscibili come umane.
Siamo all’ultima fatica di Martin Scorsese, colui che più di tutti aveva raccontato quelle ascese sociali attraverso gli occhi di broker, poliziotti e allibratori. Quasi alla fine. Vista la data in cui esce la notizia, vorremmo augurarci si tratti semplicemente di uno scherzo ben architettato. Purtroppo però, la notizia è ufficiale: dovremo abituarci all’idea.









