Le donne della mia vita, la recensione del film con Elle Fanning

Presentato in anteprima al Milano Film Festival, ed uscito solo in home video e in streaming, Le donne della mia vita è l’ultimo film di Mike Mills (Beginners). Ecco la nostra recensione.

Raccontare il cambiamento di un paese intero e dei suoi abitanti in appena due ore non è certo un compito facile. Passato, presente e persino futuro devono intrecciarsi convergendo verso delle esperienze soggettive che possano testimoniare l’anima di una generazione intera. Eppure, l’impressione che si ha guardando l’ultimo lavoro di Mike Mills, ottimo regista, anche se poco prolifico (per lui appena tre film in 11 anni) è che il percorso spettatoriale porti alla conoscenza non solo dei personaggi del film, ma di una nazione intera in un periodo di cambiamenti storici.

Le donne della mia vita (20th Century Women) racconta la storia di Jamie (Lucas Jade Zumann), un giovane quindicenne di Santa Barbara, in California, e della sua vita insieme alla madre Dorothea Fields (una straordinaria Annette Bening). Oltre a loro, nella casa in cui vivono, ci sono altri due inquilini: la fotografa femminista Abbie (Greta Gerwig) e il tuttofare William (Billy Crudup). La difficile crescita di Jamie negli anni settanta in un paese in evoluzione passa attraverso le sue esperienze con chi abita insieme a lui, e con la sua migliore amica Julie (Elle Fanning).

Le donne della mia vita, la recensione del film con Elle Fanning

Ogni personaggio de Le donne della mia vita rappresenta una fase diversa dell’esistenza, tratteggiata in maniera dettagliata e incanalata nelle pulsioni e nei desideri dei singoli. Figura che introduce il tema dell’amore coniugale e della crescita, Dorothea, la madre di Jamie, è la parte più matura, ma anche quella che si trova più in difficoltà con il cambiamento del paese. “Mia madre è cresciuta durante la crisi del ’29” ripete Jamie in un tentativo di giustificare i comportamenti della madre. Con questa frase, sottolinea come ai tempi dell’infanzia di Dorothea c’erano uno spirito altruista ormai scomparso, in favore di una spiccata tendenza all’individualismo e alla ribellione.

E’ il primo segnale di una frattura tra passato e presente, vero tema centrale della pellicola. Oltre a questo, troviamo un personaggio che fatica a crescere un figlio che crede in valori diversi rispetto ai suoi, incapace di comprendere i nuovi miti degli anni settanta. Si tratta di una distanza incolmabile, che richiede di essere accettata più che risolta, nonostante le preoccupazioni e le paure, dovute al fatto che l’America (e il mondo in generale) ha fatto sempre fatica ad accettare i cambiamenti.

Le donne della mia vita, la recensione del film con Elle Fanning

Abbie, la fotografa, è l’emblema della rivoluzione in atto, con tutti i problemi che ciò comporta. Femminista, artista, indipendente, ma anche fragile, problematica ed infelice. La figura del personaggio interpretato da Greta Gerwig, vera figlia delle rivoluzioni sessantottine, è estremamente stratificata, e mette in campo delle problematiche di matrice femminista che arricchiscono la riflessione filosofica della pellicola. Da questo punto di vista, è sintomatico come le tre persone più importanti nella vita di Jamie siano tre donne. Oltre ad Abbie e alla madre infatti, altro personaggio fondamentale per la crescita del ragazzo è Julie, la sua migliore amica di cui è (neanche troppo) segretamente innamorato. Lei rappresenta l’anima più libera degli anni ’70, almeno per quanto riguarda il sesso, vissuto come un’esperienza naturale.

L’amore coniugale e le difficoltà della crescita (Dorothea), il femminismo e l’arte (Abbie) e la libertà dei rapporti sessuali (Julie) travolgono Jamie nel momento più difficile, ma anche più fertile dal punto di vista dello sviluppo mentale. La madre è ossessionata dalla volontà di gestire suo figlio per controllarne la crescita, spingendolo verso la felicità che lei non è riuscita ad ottenere. Eppure, non è attraverso le forzature che Jamie troverà la sua via. “Non devi dire niente, devi solo starle vicino.” è il consiglio che Dorothea dà a suo figlio quando accompagna Abbie dal medico per una diagnosi importante. Ma è anche il consiglio di cui avrebbe bisogno lei, e che solo verso la fine della pellicola riesce a comprendere.

Le donne della mia vita, la recensione del film con Elle Fanning

Le donne della mia vita è un film incredibile, di una potenza universale, primordiale, che fa della scrittura la sua forza (non a caso è stato candidato per la sceneggiatura agli Oscar 2017). Il rischio di cadere nel banale è evitato attraverso l’adozione del punto di vista di Jamie per quanto riguarda temi importanti, osservati in modo incerto senza la pretesa di volerne carpire il senso fino in fondo. Si tratta piuttosto di una scoperta, del distacco dal passato (sottolineato in maniera magistrale dal cambiamento del gusto per la musica) e di un viaggio meraviglioso verso la crescita (con tutte le difficoltà che ciò comporta) affrontato con la serenità di chi sa di avere ancora tempo per capire la vita, o almeno per provarci.

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