I Care a Lot: la spietata formula per raggiungere il successo

In questo mondo non esistono brave persone. Ci sono agnelli e leoni, ma qui abbiamo solo leoni. È più o meno questo l’incipit di I Care a Lot, il thriller di J Blakeson con Rosamund Pike (candidata al Golden Globe), Peter Dinklage e Dianne Wiest. Da poco disponibile su Amazon Prime Video, il film si dipana in quasi due ore di intrecci spietati edulcorati da una buona dose di humor nero, guerre aperte, protagonisti ambiziosi e meschini.

Questo è I Care a Lot, la storia di come fare successo grazie a piani infernali.

La trama

i care a lot marla bussa alla porta di jenniferMarla Grayson (Rosamund Pike) è una giovane tutrice legale. Il suo lavoro consiste nell’occuparsi di poveri anziani incapaci di intendere e di volere e custodire loro beni e rapporti. Rettifichiamo: questo è quello che credono i giudici, motivo per cui le affidano numerosi casi. Marla, in verità, si è creata una fitta rete di “amici di affari”, che le consente di piazzare i suoi anziani dove e come vuole, insieme alla collaborazione della sua compagna Fran (Eiza Gonzalez). L’obiettivo e la reale occupazione della protagonista di I Care a Lot è quindi quello di arricchirsi con il patrimonio di queste vittime. Tutto funziona liscio, fino a quando a Marla non capita fra le mani una “ciliegia”, il caso di Jennifer Peterson (Dianne Wiest), una donna ricchissima senza famiglia e senza affetti, che sembra apparentemente l’affare del secolo. L’entusiasmo si stoppa ben presto però, appena Marla scopre i legami molto stretti che Jennifer ha con la mafia russa, in particolare con Roman Lunyov (Peter Dinklage).

Semplicemente spietata, spregiudicata e astuta

i due protagonisti di i care a lotIn I Care a Lot, il primo elemento che risalta agli occhi dello spettatore è la spietatezza con cui abbiamo a che fare, celata da un tripudio di apparente celestiale purezza.

Marla indossa solo tailleur color pastello, ha un taglio di capelli che neanche con l’ausilio di una livella ci immaginiamo possibile e il suo sguardo algido pietrifica chiunque la osservi. Che Marla sia un essere meschino, inquietante e allo stesso tempo terribilmente affascinante è piuttosto chiaro. È intelligente, astuta, intrigante e il suo campo di battaglia, generalmente, è il tribunale, motivo per cui non è molto abituata a pistole e violenza. Allo stesso tempo, è altrettanto evidente quanto sia l’esempio più sbagliato della donna riuscita, che si è fatta da sola e ha raggiunto lo scopo della sua esistenza: guadagnare soldi, tanti soldi. Si è affermata, ma lo ha fatto distruggendo le esistenze altrui, approfittando di situazioni e circostanze. È una donna negativa, che fa realmente terrore a chi la segue. In questo suo processo di distruzione e manipolazione, Marla di I Care a Lot ha qualche punto in comune con Amy Dunne di Gone Girl.

Dall’altra parte, Roman Lunyov, il boss della mafia russa, figlio dell’anziana Jennifer, anch’egli determinato ed estremamente crudele. Davanti a due individui di tale caratura il risultato può essere solo una guerra aperta.

Perché funziona

i care a lot finale film ospedale

I Care a Lot funziona bene per tante ragioni, un mix perfetto di elementi che garantisce la riuscita del prodotto finale. Il primo punto di questo elenco è senz’altro il ritmo. Il film non stanca mai, prosegue e si destreggia alternando tensione e azione già dalle prime battute, permettendo allo spettatore di non annoiarsi mai e godere dello spettacolo.

A questo si aggiunge l’interpretazione straordinaria dei tre personaggi principali, Rosamund Pike, Peter Dinklage, ma anche Dianne Wiest. Rimaniamo affascinanti dalla loro malvagità e la loro personale scalata verso il successo. E nonostante l’alone “seducente” di Marla, per noi è praticamente impossibile schierarci dalla sua parte, tanto è la cattiveria e completa assenza di morale della donna. In I Care a Lot, difatti, non c’è spazio per l’empatia.

Ma non finisce qui. J Blakeson inserisce e intreccia più tematiche, senza mai portarle davvero alla luce e trattarle nel dettaglio, ma dando una serie di input che consentono allo spettatore di formulare anche profonde e amare riflessioni. Piuttosto evidente è infatti il tema sociale del pericolo in cui incorrono gli anziani, povere vittime sfruttate dal leone di turno, pronto a spolparli e non lasciare più traccia di loro. Meno sottolineato, ma comunque presente è invece il grande sogno americano, citato nel film dagli stessi protagonisti, che termina con la brutalità delle azioni. In più, in modo ancora più velato, J Blakeson in I Care a Lot allunga la mano al femminismo, raccontando la storia della donna che si fa strada da sola, autoaffermandosi, ma che viene ostacolata dall’uomo. Argomento annunciato fin dal principio, quando un ragazzo, che sembra non avere alcuna importanza nella pellicola, prova a metterle il bastone fra le ruote.

Ultimo punto a favore di I Care a Lot che lo rende film avvincente è l’ultima scena, improvvisa, che arriva alle spalle e riesce a pieno nel suo intento.

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