Gloria! all’anacronismo reso femminismo: la recensione da Berlino

A Berlino il debutto alla regia della cantante pop Margherita Vicario, che scommette intelligentemente sulla musica (e su sua composizione) per lanciare messaggi di modernità ed emancipazione. Quando l’anacronismo non è affatto una cosa brutta.
Veronica Lucchesi, Galatea Bellugi e Maria Vittoria Dallasta in una scena del film Gloria!

La cantante pop e un tempo attrice Margherita Vicario debutta inaspettatamente alla Berlinale 74 con un film su sua regia, sceneggiatura e (ovviamente) composizioni musicali. E inaspettatamente (?) tira fuori un primo film convincente, vitalistico, che riesce a incarnare tutto il grido allegro, senza per questo sottrarre al drammatico, di quel punto esclamativo posto alla fine del suo titolo. Gloria! è un film che conosceva bene i punti di forza da cui sarebbe potuto partire e ci ha scommesso sopra.

Il risultato è una narrazione atipica, giovane e originale, che punta tutto sulle musiche e su uno strano uso, diremmo anacronistico ma per una volta pregno di senso e dai significati evidenti, delle musiche stesse come grido di emancipazione, femminile soprattutto, artistica in secondo luogo. Spesso le due cose sono correlate.

Aspettando il Papa

1800, primi anni. Mentre Napoleone compie le sue ultime scorribande in giro per l’Europa, qualche anno ancora e verrà la Restaurazione, nel convento-istituto di Sant’Ignazio, nei pressi di Venezia, si dipanano le storie di ragazze gettate, usurpate, cresciute nell’inflessibilità dell’educazione musicale e religiosa senza però avere la possibilità di spiccare da sole il volo. È stata data loro la parola, ma non la possibilità di aprire la bocca. Tranne che per Teresa (Galatea Bellugi), che soprannominata “la Muta”, muta lo è davvero, o forse no. La sua è una condizione ulteriormente emarginata, rispetto a quella delle altre ragazze, per volontà del decano (e compositore) Maestro Perlina, un ottimo Paolo Rossi in un ruolo diverso dal solito, meno comico.

Oltre al fermento politico e quello religioso, novità si affacciano anche, letteralmente, sul “piano” musicale. La nascita del primo pianoforte al fianco dei classici fortepiani e clavicembali. Maestro Perlina lo nasconde nelle cantine, un po’ perché è uno strumento del diavolo, un po’ perché la sua relazione omoerotica con il sempre indebitato Cristiano (Vincenzo Crea) potrebbe costargli un giorno la vendita dello strumento. Assieme a un quartetto di ragazze dell’istituto, che inizialmente l’hanno in odio, Teresa scova lo strumento e inizia a passare, con loro, le notti a suonare e comporre.

L’occasione per rendere nota al mondo la loro musica potrebbe arrivare con la visita del nuovo Papa Pio VII, per la quale è stato chiesto a Perlina di creare una nuova composizione. Ma lui è diventato un vecchio infame incattivito dalla vita, incapace di comporre e nonostante questo nel più completo rifiuto di accettare musica composta dalle sue “figliuole”, che maltratta sempre di più via via che la sua follia peggiora. E poi c’è un altro problema: che da quello strumento del diavolo, le ragazze stanno tirando fuori musica degli angeli. Ma di quella che al Papa, atteso come un aleatorio Godot per tutto il film, non farebbe certo piacere.

Musica, anacronismo e femminismo in Gloria!

Veronica Lucchesi in una scena del film Gloria!

Alla musica dell’epoca composta dalle ragazze – in particolare da Lucia, la brava Carlotta Gamba che ancor più brava è stata in Dostoevskij dei D’Innocenzo, visto sempre qui a Berlino – si contrappone infatti la musica di Teresa. Una musica che nessuno ha mai sentito, che le esce dal cuore rompendo tutti i canoni, e per questo manda ancora più in bestia le altre. All’inizio un jazz, diventa presto vera e propria musica pop con parti cantate da Veronica Lucchesi, del duo de La Rappresentante di Lista che qui fa da attrice.

Sembra che vedendo questo film, qualche collega di una certa importanza abbia fatto l’obiezione: “Ma nell’800 non c’era il jazz“. Ci limiteremo a controbattere, più gentilmente di altre possibili risposte: grazie a… Dio! È un po’ il senso di tutto il film, no?

L’utilizzo della musica è generoso, la musica è letteralmente ovunque in Gloria! Come in quella bellissima prima scena in cui Teresa sente le ragazze del coro cantare, e visto che non può partecipare inizia ad ascoltare ogni singolo rumore che la circonda nell’istituto: panni sbattuti, carote tagliare, passi, respiri, pentole e padelle. Ne nasce una melodia.

Ma ciò che è più interessante è proprio la dimensione anacronistica di quella musica, un grido di modernità che nasce da non si sa dove ma è premonitore di grandi rivolgimenti. In quell’anacronismo risiede tutto il valore, se vogliamo anche in modo un po’ didascalico ma senz’altro originale, di parole come: modernità, anticonformismo, emancipazione, femminismo, preconizzazione. Ma non quella dei Papi, tutta l’opposto.

In conclusione, Gloria! è l’ottimo debutto di un’artista (che ora possiamo definire) a tutto tondo, che ha capito di poter scommettere timidamente su due o tre elementi preponderanti, forse che semplici forse che no, e l’ha fatto bene, facendoli parlare, creando una melodia. Non era scontato.

Gloria! era l’altro film italiano in concorso qui a Berlino assieme ad Another End, che abbiamo recensito qui. Continuate a leggerci per tutte le altre notizie, approfondimenti e recensioni dal mondo del cinema e della serialità.

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