Gatta Cenerentola: recensione del film d’animazione italiano candidato ai David

Gatta Cenerentola è uno dei rari film animati italiani. Candidato a ben 7 David si prefigge di risvegliare questo mercato ancora poco frequentato. 

L’animazione italiana non è di certo un settore fiorente: negli ultimi anni le opere realizzate in questa direzione sono state davvero poche. L’arte della felicità nel 2013 era riuscita a farsi notare nel contesto del Festival di Venezia, vincendo inoltre agli European Film Awards il premio per il Miglior Film d’Animazione; grazie a questo riconoscimento Alessandro Rak, regista e fumettista, attirò su di sé le attenzioni della stampa del settore ed ebbe la possibilità di finanziare il suo secondo lungometraggio animato. Arriviamo dunque a Gatta Cenerentola diretto a quattro mani (oltre a Rak hanno partecipato anche Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone) e messo in piedi con l’aiuto del MiBACT, di Rai Cinema e dello studio d’animazione napoletano Mad Entertainment.

Ieri sera il film, durante la cerimonia dei David di Donatello, è stato premiato per la Miglior Produzione: un gesto che esplica chiaramente la volontà del cinema italiano di cambiare tendenza e restituire dignità ad un genere completamente abbandonato alla dimenticanza. Sul piano tecnico, infatti, l’industria animata italiana è di ottima fattura, tant’è che software per animazione 2D e in computer grafica sono esportati a livello internazionale e persino lo Studio Ghibli (è il caso di Toonz sviluppato dall’italiana Digital Video), a suo tempo, ne ha fatto largo uso. È evidente dunque che il problema principale sia un sistema di finanziamento pigro e principalmente statale, abituato a concedere fondi a progetti simili tra loro e poco rischiosi.

gatta

Tutto ciò per dire che le acque, anche se in ritardo, cominciano a smuoversi anche da noi e il merito quest’anno va a Gatta Cenerentola che, seppur con dei difetti, mette in scena un’animazione ambiziosa. Il film si ispira all’omonima fiaba di Giambattista Basile (contenuta ne Lo Cunto de li Cunti, stessa fonte che utilizzò qualche anno fa anche Garrone) e all’opera teatrale di Roberto De Simone. Rak e i suoi collaboratori si servono di entrambe queste matrici connotando la narrazione con toni fiabeschi e intermezzi musicali, il tutto innestato sul terreno vagamente cyberpunk di una Napoli del futuro. Napoli in realtà, come luogo fisico, è completamente assente, dal momento che la principale protagonista del racconto è la Megaride, un’immensa nave progettata dal ricco ricercatore e filantropo Vittorio Basile. L’imbarcazione staziona nel porto della città (come simbolo di speranza e progresso tecnologico) e possiede la facoltà di registrare gli eventi accaduti al suo interno per poi riprodurli sotto forma di ologramma.

Questa è l’intuizione più felice del film, capace di realizzare uno dei propositi dei registi: lavorare sull’atmosfera elevandola a matrice primaria di senso. La Megaride ospita uno spazio rarefatto, costantemente invaso da pulviscolo galleggiante e immagini che si trasfigurano in ricordi, fantasmi, maledizioni e assorbe come una spugna le memorie e i desideri dei passeggeri. Napoli e i suoi abitanti vengono così rappresentati di rimbalzo in questo illimitato archivio digitale: si specchiano nella nave e decidono la sua progressiva decadenza.

gatta

Gatta Cenerentola è anche una storia di mafia. Nella parte iniziale del film, Salvatore Lo Giusto (detto ‘O Re) e la compagna Angelica uccidono Basile e deformano i suoi progetti visionari in un racket di droga. Sua figlia Mia (ecco Cenerentola) viene adottata dalla donna ed è costretta a subire le violenze delle numerose sorelle acquisite. L’intreccio criminale è la parte più trascurata (anche la componente futuristica in realtà si risolve esclusivamente nella nave) dato che i meccanismi dell’impresa mafiosa sono completamente oscuri, così come i dettagli riguardanti l’investigazione poliziesca; più in generale Rak non riesce a traslare gli archetipi della fiaba in maniera sempre efficace e alcuni parallelismi risultano a tratti goffi (come la scarpetta composta di cocaina invece che di cristallo).

Come accennato in precedenza Gatta Cenerentola ha delle stonature, accettabili però in vista di un’evoluzione della produzione italiana in termini di risorse e attenzione artistica. Personalmente, anche per quanto riguarda l’animazione in sé, si è ancora lontani dai vertici orientali e europei: sebbene la costruzione di personaggi visivamente spigolosi e ibridati con movimenti scattosi da grafica 3D siano probabilmente una scelta registica, non si può dire altrettanto del limitato campionario espressivo o della messa in scena dei fondali, spesso inondati da una luce eccessivamente artificiale. Gatta Cenerentola può essere un inizio per la nuova animazione italiana, ma al di fuori di questa speculazione più o meno incerta, mette comunque in mostra le capacità degli autori coinvolti nel progetto, abili nell’animare una storia originale e a suo modo evocativa.

Qui tutti i premi assegnati durante i David di Donatello.

 

Facebook
Twitter