Doctor Who: la TOP 10 episodi del Decimo Dottore, David Tennant

Doctor Who: in onore del compleanno di David Tennant, abbiamo stilato una lista dei top 10 episodi del Decimo Dottore, probabilmente il più amato dell’intera serie. Volete scoprire se il vostro episodio preferito è nella lista? Allora correte in basso!
David Tennant nei panni del Decimo Dottore di Doctor Who

Oggi, 18 aprile 2024, David Tennant compie 53 anni. Viene il dubbio, a chi scrive, che almeno presso i più giovani il suo volto sia irrimediabilmente associato a quello di Crowley, il demone bonaccione di Good Omens, serie comedy che gioca sui temi di inferno, paradiso e apocalisse. Eppure, nonostante popolarità imperante del più fortunato prodotto a tema angeli e demoni dall’uscita dei romanzi di Dan Brown, chi scrive è ancora convinta che tutto questo impallidisca al cospetto di quel leviatano televisivo che fu, ed è tutt’ora, Doctor Who.

Il 2006 al 2008 ha rappresentato per David Tennant quella che a buon merito si può definire la Golden Age della sua carriera: il ruolo del Decimo Dottore, o più semplicemente Ten, in inglese, quasi profetico data l’assonanza col cognome dell’attore. Ci si astiene dal giudicare se quella in Doctor Who sia stata la miglior performance di Tennant, ma è indubitabile che si tratti di quella di maggior successo. A testimonianza che, tutt’oggi, il Decimo Dottore sia il più amato dal pubblico britannico e non solo, basti pensare che Tennant è l’unico attore, in 61 anni di Doctor Who, a cui è stato concesso interpretare il Dottore per ben due reincarnazioni, la seconda volta negli speciali per i 60 anni dello show.

Per il compleanno di David Tennant, a meno di un mese dall’uscita della quattordicesima stagione di Doctor Who, abbiamo deciso di lasciarci prendere dalla nostalgia. Abbiamo selezionato (con estrema cura e fatica) i dieci migliori episodi del Decimo Dottore, qui in ordine cronologico, nel tentativo di spiegare perché lo abbiamo amato così tanto e perché continuiamo ad amarlo tutt’oggi.

The Girl in the Fireplace (2×04)

Una scena dell'episodio The Girl in the Fireplace della serie Doctor Who

Ci sono due modi di raccontare questa storia. Il primo è questo: nella Parigi del 1727, la piccola Reinette intravede, dietro le fiamme del suo caminetto, un uomo misterioso. E quest’uomo buffo, che agita un cacciavite luminoso, entra nella sua stanza e la salva dal demone meccanico che produceva un ticchettio spaventoso. Passano gli anni, e l’uomo le fa visita di nuovo: Reinette ora è una giovane adulta, ma lui…non è invecchiato di un giorno. E ogni volta che l’uomo si fa vedere, Reinette è sempre più vecchia, e lui sempre uguale. Lui le promette di mostrarle le stelle, quelle vere, su nel cielo, che stavolta dovrà aspettare solo un paio di minuti il suo ritorno. Ma quello è destinato ad essere il loro ultimo incontro. Lei morirà prima che lui possa raggiungerla.

Il secondo modo di raccontare questa storia è dalla prospettiva del Dottore. Cosa ci fa la Francia pre-rivoluzionaria su una navicella spaziale? Apre delle finestre temporali sulla vita della futura Madame de Pompadour. Per la prima volta, gli spettatori hanno la possibilità di fare esperienza del tempo nel modo disordinato e confuso in cui lo vive il Dottore. Per il Dottore, che può saltare da un punto all’altro del tempo, i giorni sono secondi, gli anni minuti. Ma gli uomini, che, come ricorda Reinette, sono costretti a prendere il cammino più lento, non possono stare al suo passo.

Ogni incontro del Dottore con un essere umano, quindi, genera sempre due solitudini: quella di chi va troppo lento e quella di chi va troppo veloce. E The Girl in the Fireplace è forse il miglior episodio non del Decimo Dottore, ma di tutto Doctor Who, a raccontare questa terribile verità: che prima o poi il Dottore abbandona tutti, e tutti abbandonano il Dottore.

Human Nature/The Family of Blood (8-9×03)

Una scena dell'episodio Human Natura della serie Doctor Who

Due episodi per una storia dimezzata, un miscuglio tra L’invasione degli ultracorpi e Atto di Forza. C’è di tutto: adrenalina, mistero, terrore, tragedia, amore, guerra e vendetta. Per sfuggire a un gruppo di alieni conosciuti solo con l’inquietante nome de “la Famiglia”, il Dottore si sottopone a un processo che non solo lo trasforma biologicamente in un umano, ma gli fa anche perdere la memoria della sua vita da Signore del Tempo, che sopravvive solo sottoforma di sogni. Con un nuovo set di ricordi, il Dottore si trova ad essere John Smith, professore di un collegio militare per ricchi rampolli britannici nel 1913.

E forse il Dottore non aveva torto a raccomandare a Martha, la sua companion, di impedirgli di iniziare a comportarsi in modo crudele “come fanno gli umani”, perché John Smith ha ben poco in comune con l’alieno che abbiamo imparato ad amare. Classista, razzista, devoto ammiratore della disciplina bellica: se il suo obiettivo era spacciarsi per l’uomo comune del primo Novecento, ci riesce fin troppo bene. Quando la minacciosa Famiglia inizia a mietere vittime, arriva il momento per John Smith fare spazio al Dottore, ma Mr Hyde non vuole più cedere il posto a Dr Jekyll.

Seppur entrambi abbiano il volto di David Tennant, è bene immaginare John Smith e il Dottore come due persone diverse. John, pavido e ottuso, a cui però toccherebbe una vita tranquilla, una moglie amabile e dei bambini, dovrebbe sacrificare la propria esistenza per permettere a un altro di condurne una infelice e solitaria. Sì, il dottore ha il potere si salvare mondi interi, ma non se stesso. È davvero una vita degna di essere vissuta la sua?

Blink (10×03)

Non poteva mancare uno dei migliori episodi di Doctor Who mai realizzati. Meno focalizzato sull’approfondimento psicologico del Dottore e più sul danneggiare permanentemente il rapporto degli spettatori con la statuaria di soggetti angelici, Blink è un cortometraggio orrorifico travestito da avventura fantascientifica. Il Dottore si faccia da parte, la vera protagonista è una giovanissima Carey Mulligan, che si trova ad avere a che fare con uno dei mostri più inquietanti della mitologia whovian: gli Angeli Piangenti.

Sbatti le palpebre e sei morto. Loro sono veloci, molto più veloci di quanto pensi. Non voltarti. Non distogliere lo sguardo. E non sbattere le palpebre. Buona fortuna” sono le prime, rassicuranti parole con cui ci accoglie una registrazione video del dottore. Doctor Who ribalta il modo di approcciarsi alla paura: l’unico modo per mettersi in salvo dai mostri, qui, non è scappare, ma guardarli fisso negli occhi. Paradossalmente, gli Angeli Piangenti sarebbero relativamente innocui: non uccidono, semplicemente “delocalizzano” le loro vittime. Eppure, il terrore paranoico che il nemico sia sempre in agguato, alle nostre spalle, a un battito di coglia dall’impossessarsi nella nostra esistenza porta la tensione a mille. Blink resta, tutt’oggi, un piccolo gioiello, apprezzabile tanto come episodio di Doctor Who che come corto stand-alone.

Utopia (11×03)

Il professor Yana in una scena dell'episodio Utopia della serie Doctor Who

Utopia è l’episodio dei grandi ritorni. Per chi ha avuto occasione di seguire anche il Doctor Who degli anni ’60, è impossibile non provare un brivido lungo la schiena nel veder spuntare la storica figura di The Master, il primo nemico del Dottore. Tuttavia, per chi non fosse familiare con il personaggio, Utopia è probabilmente un’esperienza ancora più elettrizzante. Un viaggiatore del tempo e un immortale si incontrano alla fine dell’universo. Non è una barzelletta, bensì la premessa dell’episodio. Il Dottore, Martha e un Jack Harkness che non si vedeva da un po’ approdano su un pianeta quasi morente, dove i pochi umani rimasti sperano tutti di potersi trasferire su Utopia, luogo misterioso il cui nome è sinonimo di speranza.

Si fa subito conoscenza del professor Yana, scienziato incaricato di progettare l’arca di Noè che porterà tutti in salvo. Yana è un uomo brillante quanto misterioso, e sembra aggravato ogni qual volta si parli di viaggi spazio-temporali, Signori del Tempo e TARDIS. Quando Martha nota il suo innocuo orologio da taschino, di cui lo stesso Yana sembra ignorare la provenienza, sia lei che un ignaro spettatore non possono che esaltarsi per la possibilità che il Dottore possa finalmente dire addio alla solitudine. È un miracolo: un altro Signore del Tempo, semplicemente dimentico della sua identità, come era accaduto in Human Nature.

Ma la reazione del Dottore è tutt’altro che positiva: se quello è davvero un Signore del Tempo, non può che essere l’unico altro Gallifreyano che sembra riuscire sempre a sopravvivere. E, per quanto il Dottore non pensi spesso a sé come al buono della storia, The Master è da sempre intenzionato ed esserne il cattivo.

Planet of the Ood (3×04)

Una scena dell'episodio Planet of the Odd della serie Doctor Who

La fantascienza è da sempre un genere prediletto per parlare di problematiche di tipo politico e sociale e Doctor Who si è spesso accodato a questa tendenza. Nel quarantaduesimo secolo, la compagnia di Klineman Halpen è la punta di diamante di uno dei commerci più redditizi della galassia: quello degli Ood, schiavi alieni. Stando a quanti tutti sostengono, gli Ood sarebbero nati apposta per servire gli umani. Perché allora non capitalizzare su questa felice coincidenza, riproducendoli in laboratorio e vendendoli in tutto il Grande Democratico Impero Umano?

Un giorno, però, uno dei dirigenti dell’azienda viene assassinato dal proprio Ood personale. Una strana epidemia sembra starsi diffondendo nella fabbrica di Klineman: una sorta di rabbia si è impadronita degli Ood, tinge loro gli occhi di rosso e li rende inclini ad azioni violente. E, improvvisamente, poco importa chi siano gli schiavi e chi i padroni: gli Ood sono migliaia, il personale di Klineman conta solo poche decine. Donna e il Dottore, approdati per caso sul pianeta ghiacciato e semideserto sede dell’azienda di Klineman, sono gli occhi attraverso cui il pubblico osserva gli orrori della cattività degli Ood e la loro sanguinolenta rivoluzione per poter intonare, dopo secoli, la loro canzone di libertà. Questa volta, non sono gli alieni i cattivi della storia, ma la semplice avidità umana.

The Doctor’s Daughter (6×04)

Una scena dell'episodio The Doctor's Daughter della serie Doctor Who

Il Dottore non ha un rapporto facile con la guerra, come chiunque altro vi abbia preso parte. Nulla definisce il Dottore più dell’esperienza della Guerra del Tempo: il suo disprezzo per le armi da fuoco, per la divise e le medaglie, il suo strenuo pacifismo sono tutti modi per dire “mai più” ed evitare di assistere o, peggio ancora, partecipare ad un altro conflitto, un altro sterminio. Quando lui, Donna e Martha vengono catapultati nel sottosuolo della pianeta Messalina, nel bel mezzo di una guerra tra fazioni, il Dottore vorrebbe solo scappare via sul Tardis. Ma, in pochi secondi, una macchina gli preleva un campione di DNA e genera, istantaneamente, una giovane soldatessa pronta già per la battaglia: tecnicamente parlando, sua figlia.

Il Dottore si trova bloccato in un incubo tra guerrafondai che non conoscono la differenza tra pace e genocidio e il sangue del suo sangue che chiede a gran voce la morte di un nemico che non ha ancora mai visto in faccia. The Doctor’s Daughter è una riflessione intelligente sulla mitizzazione delle guerre e l’assurdità dei conflitti, nonché la prova definitiva che il Dottore abbia deposto ogni velleità militare con gli anni, anche a costo di lasciare invendicata la morte più dolorosa.

Silence in the Library/ Forest of the Dead (8-9×04)

Una scena dell'episodio Forest of the Dead della serie Doctor Who

La coppia di episodi Silence in the Library e Forest of the Dead sfrutta al massimo le potenzialità di uno show giocato sui viaggi temporali. È simultaneamente l’inizio e la fine di una storia e diventa più straziante man mano che si va avanti con lo show, ben oltre le stagioni di David Tennant, fino ad arrivare al Dodicesimo Dottore di Peter Capaldi. Anche qui, come per The Girl in The Fireplace, ci sarebbero due modi per raccontare questa vicenda, ma uno dei due, alla prima visione, è precluso agli spettatori. È una gran bella storia, ma è molto lunga e richiede un po’ di pazienza

Nel cinquantunesimo secolo, Il Dottore e Donna piombano su un pianeta interamente occupato da una biblioteca e abbandonato da circa duecento anni, eccezion fatta per un gruppo di esploratori. E qui accade qualcosa di inaudito: il Dottore viene riconosciuto come in quanto Dottore, ultimo Signore del Tempo, dalla brillante e carismatica dottoressa River Song. È il primo tassello di un mistero lungo quattro stagioni. Mentre i Vashta Nerada terrorizzano gli esploratori, il Dottore è di molto più preoccupato dalla donna che non ha mai visto prima, ma sembra sapere tutto di lui. Di solito è il contrario, di solito è il Dottore a conoscere ogni segreto dell’universo, ma non quello di River Song.

Il finale di Forest of the Dead lascia con l’amaro in bocca. Il mistero della libreria è svelato, ma è poca cosa rispetto all’identità di River. Il Dottore è costretto a ingoiare la sua stessa medicina: ecco cosa succede quando nella tua vita piomba un individuo che sembra sapere tutto del passato, del futuro e di te, ma non può rivelartelo. Quella di River Song è una strana morte, i cui sentimenti del pubblico non possono che essere gli stessi del Dottore: la sensazione di aver assistito ad un evento importante, senza poterne spiegare il perché.

Midnight (10×04)

Una scena dell'episodio Midnight della serie Doctor Who

Sempre sul filone dei misteri irrisolti, Midnight è forse uno dei più grandi enigmi della storia di Doctor Who e, incrociando le dita, nessuno showrunner si metterà mai in testa di fornire una spiegazione. Mentre Donna passa una giornata di relax in una spa, il Dottore intraprende un viaggio in treno nello spazio alle Cascate dei Diamanti. Pochi viaggiatori, una tratta apparentemente tranquilla: bisogna soltanto osservare il paesaggio dai finestrini, dato che l’ambiente esterno è tossico per qualunque forma di vita. O almeno questo è quello che annuncia la guida, finché non si intravede un’ombra muoversi sul pianeta di diamante.

Un rumore assordante, uno scossone al vagone e l’hostess del treno scopre che l’abitacolo del pilota è appena stato strappato via da…non si sa cosa. Nessuna strana creatura in vista, ma uno dei passeggeri, una donna di nome Sky Silvestry, inizia a ripetere ossessivamente tutto ciò che dicono gli altri passeggeri. Non attacca, non ferisce: tutto ciò che fa è ripetere. Il piccolo gruppo di passeggeri sprofonda presto nell’isteria e nella paranoia, puntando indici accusatori gli uni verso gli altri e tentando di uccidere l’entità impadronitasi di Sky prima ancora di riuscire a comunicarvi.

Come spesso accade, la calma del Dottore e la sua volontà di stabilire un contatto con la creatura diventano ragione di sospetto: chi non è con noi, è contro di noi. Difficile stabilire cosa faccia più paura: la creatura di Midnight, le cui intenzioni, aspetto e natura sono tutt’oggi sconosciute, o il ritratto impietoso di un’umanità la cui naturale reazione all’ignoto è la cieca violenza.

The Waters of Mars (16×04)

Una scena dell'episodio Waters of Mars della serie Doctor Who

Lo dicono sempre, prima o poi, tutti i companion del Dottore: a lui non fa bene stare da solo. Loro non hanno bisogno di lui, ma lui ha bisogno di loro, perché quando passa troppo tempo da solo, si trasforma. Diventa crudele, egocentrico, spietato, dispotico senza qualcuno con cui fare pratica di gentilezza ed empatia. Il Dottore non ha più patria, né madre né padre, ne famiglia, né popolo. È davvero la creatura più sola dell’universo e, come sosteneva Aristotele, per vivere da soli bisogna essere un dio oppure una bestia; forse entrambi, nel caso del Dottore. Nessun episodio mostra questa verità come The Waters of Mars e il Time Lord Victorious.

Abbandonati tutti quelli che un tempo aveva potuto chiamare amici e alleati, il Dottore si trova su Marte nel 2059, alla Bowie Base One, la prima colonia umana nello spazio, capitanata da Adelaide Brooke. La missione sembrava andare per il meglio, finché un virus presente nell’acqua del pianeta rosso non ha iniziato a trasformare tutti in mostri assassini. Non c’è nulla da fare: si tratta di quello che viene definito un “punto fisso nel tempo”, destinato ad accadere. Non senza ragione esistono momenti del genere: la scomparsa dell’intero equipaggio della Bowie Base One ispirerà generazioni umane future a intraprendere nuove spedizioni nello spazio e ad allargare i propri orizzonti ad altri pianeti.

Se la morte di Adelaide servirà a questo, lei è disposta ad accettare il suo destino. Ma non il Dottore. Stanco della morte e delle sue sofferenze, stanco della sconfitta, il Dottore reclama il suo titolo di ultimo Signore del Tempo, e quindi suo unico sovrano. È pronto a scavalcare chiunque si metta tra lui e la sua definizione di pace e giustizia: tutti verranno salvati, che lo vogliano o meno, affinché la loro morte non gli arrechi altri dolori. A lui si inchineranno le leggi del tempo, e tutti gli esseri da queste dipendono. Il Decimo Dottore si mostra un dio salvifico, ma non misericordioso.

The End of Time Part 1-2 (17-18×04)

Una scena dell'episodio The End of Time Part 2 della serie Doctor Who

Difficile non inserire nemmeno uno degli adrenalinici finali del Decimo Dottore in questa classifica. La scelta non è stata facile: chi scrive ha pianto più lacrime di quante pensava di poterne produrre alla separazione di Rose, e si è scoperta ferita dalla morte di The Master, alla fine della terza stagione, chiedendo insieme al Dottore “perché vuoi governare l’universo? Perché non ti basta osservarlo?”. Per non parlare dell’addio di Donna, che tutt’oggi spezza il cuore in mille pezzi, perché la perdita di un amico è talvolta molto più dolorosa di quella di un amore. Infine, la scelta è ricaduta su The End of Time, non tanto perché fosse l’addio definitivo di Tennant, ma per le ultime parole con cui ci saluta.

Non voglio andarmene” dice il Decimo Dottore, con la voce spezzata, come se davvero non volesse abbandonare la vita. Non rivedrà mai più Rose e Donna Noble non riconosce il suo volto. The Master è stato nuovamente sconfitto, l’ennesimo addio a quell’unica altra creatura che avrebbe potuto farlo sentire meno solo in un universo in cui non esiste più traccia del suo pianeta, del suo popolo, della sua storia. Nella sua vita non sono rimaste altro che solitudine e sofferenza. Ha vissuto ben più di 900 anni. Andarsene adesso non sarebbe una follia.

900 anni sono certo abbastanza per provare ogni gioia e ogni dolore, per incontrare più volti di quanti se ne possano ricordare, per stringere e sciogliere legami, per piangere, per ridere, per stupirsi e smettere di farlo. Dopo 900 anni, si dovrebbe essere stanchi della vita, soprattutto quando diventa così penosa. Ma, per qualche ragione, il Decimo Dottore vuole continuare a vivere. E no, non solo vivere come Dottore, ma proprio come Decima reincarnazione di se stesso, con tutte le cicatrici, metaforiche e non, e i ricordi che quel corpo si trascina dietro. Perché? Perché non andarsene docile in quella buona notte?

A distanza di anni dalla visione di quell’episodio, chi scrive non sa ancora darsi una ragione. L’attaccamento del Dottore alla vita è un mistero commovente. Noi spettatori, che lo abbiamo amato alla follia, sapevamo bene perchè non volevamo lasciar andare Ten, ma lui? A quale speranza si stava aggrappando prima di quell’addio? Resterà uno dei molti segreti del Dottore, ma è rassicurante pensare che forse ci sono ragioni per vivere che dobbiamo ancora scoprire.

E quale è il vostro episodio preferito col Decimo Dottore? Ricordate che qui trovate tutte le informazioni sulla quattaordicesima stagione di Doctor Who. Continuate a seguirci per tutti gli aggiornamenti su cinema e serie tv!

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