Anna Frank e il diario segreto, la recensione: Storia e immaginazione

Quando si parla di simboli e icone ormai storicizzate si utilizza sempre il presente indicativo. È il modo in cui il linguaggio sottolinea la loro impossibilità di invecchiare. La loro immutabilità. Con Anna Frank questo processo risulta ancor più naturale. Scomparsa a soli sedici anni, in quel modo e in quelle circostanze, e poi divenuta simbolo mondiale di una tragedia grazie alla sua innata capacità narrativa. Una storia unica, troppo grande per poterla razionalizzare appieno.
E così Anna passa da simbolo a monito, fino a diventare un’icona pop. Il suo diario diviene una delle opere più famose al mondo, oggetto di studi costanti e di adattamenti su ogni media: decine di film, serie, piéce teatrali, canzoni, podcast. Sorge quindi la più scontata delle domande: c’è bisogno di un’altra versione della medesima storia?
La risposta, come vedremo nella nostra recensione di Anna Frank e il diario segreto disponibile in tutti i cinema dal 29 settembre, è semplice: assolutamente sì.

La trama che non ti aspetti

Kitty legge il diario di Anna in Anna Frank e il diario segreto

Sembra assurdo parlare di trama o di possibili sorprese in un film su Anna Frank e il suo diario, eppure eccoci qua. La storia parte in un presente imprecisato, in un non specifico “a un anno da oggi” molto simile a un monito. Durante una mattina piovosa ad Amsterdam, nel museo dedicato ad Anna Frank esplode la teca contenente il diario. Dalle pagine scritte esce improvvisamente una giovane con i capelli rossi. È Kitty, la preferita tra i tanti amici immaginari cui Anna dedicava le sue lettere. Spaesata e confusa, la vedremo uscire dal museo e vagare per Amsterdam. Il percorso narrativo seguirà per tutto il film due binari: uno legato alla rilettura di alcuni passaggi del diario di Anna sotto forma di flashback; l’altro ambientato nel presente con il percorso di Kitty, tra storie d’amore in un’Europa nuova ma incoerente dove la diversità viene comunque emarginata.
Un approccio fresco che dà grande risalto al ruolo dell’immaginazione e al peso delle immagini ma che, come vedremo, andrà a compiere un processo di recupero e riscoperta sullo stesso diario.

Immaginazione e didattica

Anna e Kitty alla parata in Anna Frank e il diario segreto

Anna Frank e il diario segreto è diretto da Ari Folman, un nome magari non noto nel panorama mainstream ma considerato (a ragione) un autore di grande rilievo e un vero e proprio genio del mondo dell’animazione. Questo grazie a un capolavoro come Valzer con Bashir e al tanto chiacchierato ma splendido The Congress. Dopo quasi dieci anni da quest’ultimo eccolo tornare con un nuovo progetto. A spiccare a prima vista son le differenze: Valzer con Bashir colpiva con forza lo spettatore; The Congress cercava di disorientarlo; Anna Frank e il diario segreto prova invece a guidare il pubblico. Bastano pochi minuti per capire che ci troviamo davanti a un’opera che ha un chiaro approccio didattico. Folman, che ha perso i genitori nella Shoah (il film è a loro dedicato), non cerca di nascondere in alcun modo l’intento. Il film però non scade in un discorso asettico e neutrale e neanche si abbandona a uno sguardo riassuntivo. L’approccio è consapevole e con un chiaro indirizzo politico. La critica a dei Paesi Bassi (e più in generale all’Europa) in cui Anna Frank è un’icona pop ma dove gli immigrati non meritano asilo e sono scacciati non solo è presente ma è centrale. L’approccio didattico mostra però il fianco in più punti, cadendo nel didascalico come nel finale.

Difetti questi che però ci sentiamo di perdonare davanti al risalto dato alla forza dell’immaginazione e al ruolo del racconto. L’approccio didattico ha portato al film una veste certamente più semplice di quanto visto con le due opere precedenti di Folman. Quando però il regista decide di dar libero sfogo alla fantasia è semplicemente un piacere per gli occhi e per la mente. Alcune sequenze sono sbalorditive, con il realismo magico che prende il sopravvento e ci porta a vedere un esercito di personaggi fantastici guidato da Clark Gable cavalcare contro l’armata nazista alle porte di Auschwitz. Momenti in cui si percepisce la forza del cinema e dell’animazione, grazie a un tocco che quasi nessuno al mondo ha se non Ari Folman.
Altra operazione molto interessante è l’approccio alla stessa Anna Frank. Nel Diario di Anna Frank che tutti conosciamo mancano alcune parti (emerse negli anni), come quelle relative al suo rapporto conflittuale con la madre e con la sorella oppure a pagine dedicate alla sfera sessuale. Frutto della scelta del padre Otto in sede di pubblicazione di dare più risalto al racconto dei fatti piuttosto che a quello della vita privata della ragazza. Folman ha recuperato queste parti inserendole nel suo film, così da portarci a schermo una Anna differente, più viva, più vera e meno simbolica. Una scelta perfetta e che si sposa appieno con l’anima immaginifica di Kitty e dello spaventoso mondo sospeso tra realtà e finzione che Folman ci ha donato ancora una volta.

Anna Frank e il diario segreto è in tutti i cinema a partire dal 29 settembre.

 

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