Sull’onda eversiva dello sciopero degli sceneggiatori americani, causa prima di tutte le interruzioni di film e serie tv hollywoodiane, si è agganciato l’ancor più debilitante sciopero degli attori. Come in ogni secessione che si rispetti, qualcuno deve far da tramite tra le parti. Quel qualcuno risponde al nome di Tom Cruise, uno degli attori più pagati di Hollywood nonché produttore di molti dei suoi Mission Impossible e altri film di successo.
Tom Cruise, Cosa chiedono gli attori?

La mobilitazione degli attori muove dal medesimo principio dello sciopero degli sceneggiatori. L’avvento dell’Intelligenza Artificiale nel mondo dello spettacolo rischia di essere un punto di non ritorno per i mestieri che compongono la categoria “lavoratori dello spettacolo”. Tutto ciò inevitabilmente a vantaggio delle case di produzione che taglierebbero i costi per aumentare i loro guadagni, garantendo comunque un prodotto. La mediazione di Tom Cruise insiste proprio sul trovare un punto di convergenza di intenti tra le due parti.
Il ruolo di Tom Cruise

Ancor prima della data spartiacque del 13 luglio (giorno del primo sciopero determinante), Tom Cruise aveva già partecipato a giugno ad un tavolo per intessere una trattativa tra le major e i sindacati SGA (Screen Actors Guild) per cercare di arrivare ad un compromesso. L’attore, che in tutto questo è rimasto solidale con la categoria che lo ha inserito nell’Olimpo di Hollywood, ha mostrato le problematiche relative al rischio di sostituzione della AI ai danni di attori e stuntman. L’eterno Tom dunque ha tutto l’interesse di mediare tra la sua nuova categoria (produttore) e le sue due storiche di attore e stunt.
Da dove è partito lo sciopero?

Il 13 luglio è partita la campagna di agitazione degli attori di Hollywood (ben inteso, supportata anche da Tom Cruise) che si è sovrapposta a quella degli sceneggiatori della WGA (Writers Guild of America contro gli stipendi miseri), creando di fatto un black out generale che ha stoppato praticamente tutte le produzioni hollywoodiane. Come avviene nella stragrande maggioranza di casi di scioperi radicali su vasta scala come questo, il contagio dell’adesione è rapidissimo, vuoi per condivisione di idee, vuoi per non esser tacciato come krumiro, amico del nemico.
La velocità di propagazione di questo sciopero, che minaccia di essere un vero disastro economico per tutta l’industria, ha l’epicentro nella presentazione di uno dei film più attesi dell’anno: Oppenheimer.
Matt Damon attivista

Dal red carpet di Londra, il pluripremiato attore Matt Damon, fresco di ruolo in Oppenheimer, parla nella cassa di risonanza mondiale che il film ha generato. Si è speso apertamente per la causa dichiarando che sono una piccola percentuale guadagna (come lui) oltre i 26mila euro annui. Attori come lui e Tom Cruise percepiscono cachet da capogiro (Damon solo per Air: la storia del grande salto ha incassato tra i 30 e 40 milioni, per non parlare dei Mission Impossible e Top Gun di Cruise).









