La zona d’interesse, spiegazione e significato del finale del film

La zona d’interesse, considerato il film più importante del secolo da Alfonso Cuarón, è drammaticamente vero e tratto da una vicenda reale all’interno dell’assurdità dell’Olocausto e della Germania nazista. Il protagonista è Rudolf Höß, al centro anche delle sequenze finali del film di Jonathan Glazer: ecco che valore hanno!
Una scena del film La zona d'interesse

La zona d’interesse è il film di Jonathan Glazer attualmente al cinema che, presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Festival di Cannes, ha profondamente colpito gli spettatori e raggiunto gli Oscar con 5 candidature. La storia brutale e drammatica rende difficile dire che si tratta di un “bellissimo film” ma, proprio in virtù della resa del capitolo buio della nostra storia europea, è inevitabile dire che si tratta di una grande opera cinematografica.

Secondo Alfonso Cuarón addirittura si tratta del film più importante del secolo. La zona d’interesse si concentra su Rudolf Höß, il comandante nazista del campo di concentramento di Auschwitz, realmente esistito. Qui trovate la storia vera del libro da cui è tratto il film. Il protagonista, interpretato dall’attore tedesco Christian Friedel, è anche il soggetto delle sequenze finali del film.

Il dramma e il dolore de La zona d’interesse fanno sì che il protagonista reale del film sia la banalità del male di cui parlava Hannah Arendt riguardo Eichmann. È la spietatezza di quella banalità ad emergere nelle ultime scene del film. Soprattutto perché ad ogni perfidia del male nazista corrisponde un dolore anche degli uomini che lo commettono. E questo – lungi dal giustificare o compatire – a noi spettatori fa riflettere su un dramma umano tout court e convince (o almeno si spera) dell’assurdità dell’Olocausto e del nazismo.

Alla fine di La zona d’interesse Rudolf sta partecipando ad una festa organizzata dai nazisti per celebrare i successi nel campo di sterminio di Auschwitz. Successi che – non nuoce ricordarlo – equivalgono a morti e stermini. Ebbene, nonostante questo e nonostante lo stridore nel sentir parlare di “successi” a proposito di essere umani nelle camere a gas, la scena finale colpisce visivamente. Parliamo di quella in cui Rudolf è assalito da una serie di conati di vomito. Prova a vomitare, scendendo le scale, ma non vomita.

Cosa significano gli sforzi di vomito di Rudolf? Due cose. Una concreta, organica: i fumi di Auschwitz sono nocivi e dannosi per la salute. L’aria intorno al campo è contaminata, così l’acqua. La prossimità dell’alloggio di Rudolf – insieme alla sua famiglia – al campo è sicuramente un motivo di compromissione della sua salute.

L’altra, invece, è del tutto morale e metaforica e ci richiama alla mente la crociera di Triangle of Sadness. Ha a che fare con il disgusto per i crimini atroci che, non solo ha commesso, ma addirittura sta celebrando e festeggiando. È come se l’umanità dentro Rudolf – perché nonostante lo oltraggi con le sue azioni, è pur sempre un uomo – si rivoltasse e vomitasse davanti alla bruttezza delle azioni che sta compiendo.

La zona d’interesse vi aspetta al cinema. Perché è un film bello? Forse no, ma di sicuro perché è importante e ci chiama a riflettere e partecipare. Innanzitutto sedendoci in sala, poi facendo memoria della storia di cui si fa portavoce.

Facebook
Twitter